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Perché i fiumi italiani esondano e cosa fare per ridurre i rischi

Le inondazioni fluviali si verificano quando fiumi e torrenti rompono gli argini e l'acqua defluisce altrove. Di solito questa condizione si verifica quando le forti piogge rendono difficile il normale deflusso o se i canali sono bloccati a livello di estuari. Le soluzioni per tamponare questo problema sono, tra le altre, il ripristino dei fiumi ma anche l'implementazione degli argini.

Perché i fiumi italiani esondano e cosa fare per ridurre i rischi

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Ci sono cause diverse alla base del perché i fiumi italiani esondano, ma questa condizione si verifica sempre in presenza di più circostanze. La prima sono eventuali blocchi al normale deflusso, a livello degli estuari. La seconda è il maltempo, con le forti piogge che portano alla rottura degli argini e l’acqua che defluisce nelle pianure adiacenti.

Ma le esondazioni dei fiumi riportano alcune variabili di cui tenere conto, in quanto le risposte a condizioni di crisi meteorologica possono essere diverse a seconda del corso in questione. Di fatti, la dimensione e la pendenza del bacino, la velocità e la capacità di rilascio delle acque alluvionali nelle pianure, sono elementi che determinano situazioni diverse.

Una tempesta di una determinata intensità e durata delle precipitazioni può causare inondazioni in un fiume, ma non in un altro, in poche parole. Ma in tutti i casi e non solo in Italia, dove il rischio idrogeologico è elevato, le modifiche nei modelli delle precipitazioni, causati in parte dal cambiamento climatico, hanno esacerbato il rischio esondazioni.

Se vogliamo parlare di soluzioni al problema, come si può immaginare, visto il peggioramento degli ultimi anni, invertire il processo alla base dei cambiamenti climatici, è un ottimo modo per tornare ad un equilibrio naturale. Ma a livello contestuale, il ripristino di fiumi e argini è la strada più indicata per la riduzione del rischio.

Parco regionale Matese
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Perché i fiumi italiani esondano: il rischio idrogeologico elevato

Il rischio esondazioni dei fiumi non è appannaggio solo del territorio italiano, ma come accennato da noi il rischio idrogeologico è alto. I dati che riporta l’ISPRA, Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, non lasciano spazio a dubbi. Il quasi 94% dei comuni italiani risulta a rischio frane, alluvioni o erosione costiera.

Le regioni sotto osservazione sono Emilia Romagna, Lombardia, Toscana, Veneto, Calabria e Friuli Venezia Giulia, dove la conformazione di terreno e bacini espone di più ad esondazioni. Ma l’intero paese è considerato fragile dal punto di vista dei disastri idrogeologici, il che lascia intendere quanto sia importante dei piani nazionali preventivi.

Le soluzioni al rischio esondazione

La natura non si può contenere, né i disastri ambientali possono essere del tutto evitati, ma questo non significa restare impassibili senza prevedere delle soluzioni. Si possono infatti anticipare eventuali problemi, in modo da tamponare la furia dell’acqua e limitare i danni.

Le tradizionali difese contro le alluvioni, in questo caso, sono le palizzate contro le inondazioni e gli argini, i quali confinano l’acqua nei canali fluviali, impedendone la fuoriuscita in aree più vulnerabili come paesi e città. Nelle zone rurali si possono anche ripristinare i naturali terrapieni, consentendo un normale deflusso verso le pianure alluvionali.

Un altro metodo adoperato è il dragaggio, spesso citato come una soluzione chiave alle inondazioni, ma l’ampliamento, l’aumento della profondità o il raddrizzamento dei canali fluviali con l’obiettivo di convogliare l’acqua a valle in modo più veloce può avere scarsi effetti positivi e non è esente da rischi.

Il classico approccio di gestione del rischio di alluvioni consiste nell’arginare i corsi d’acqua. Un risultato a cui si arriva, di fatto, costruendo dighe e raddrizzando i fiumi per aumentare la capacità di scarico, dragando i canali, o costruendo bacini e aree di ritenzione artificiali per stoccare le acque in eccesso.

Ma ad oggi è il cosiddetto ripristino dei fiumi il metodo ritenuto più efficace per limitare il rischio di inondazioni ed esondazioni. Si effettua ricollegando ruscelli, torrenti e fiumi alle pianure alluvionali, agli ex meandri e ad altre aree di stoccaggio naturali. Un modo “fisiologico” per riportare in equilibrio la situazione e ridurre i danni.

 

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