OGM in Italia? Protesta delle associazioni

OGM in Italia? Protesta delle associazioni

Fonte immagine: Pixabay

Rischio introduzione OGM in Italia: in un comunicato, le associazioni si oppongono ad alcuni Decreti Legge in discussione in questi giorni.

Gli OGM potrebbero fare il loro ritorno in Italia, nonostante l’opinione pubblica si sia più volte espressa contro il ricorso a organismi geneticamente modificati in agricoltura. È quanto denunciano diverse associazioni, tra cui l’Associazione italiana per l’agricoltura biologica (AIAB) e Greenpeace. In un recente comunicato, i gruppi in questione hanno sottolineato come il Governo potrebbe “far rientrare gli OGM dalla finestra” e, per questa ragione, si chiede uno stop immediato.

Tutto nasce dalla discussione di tre proposte di Decreto Legge – la 208, la 211 e la 212 – su cui Camera e Senato starebbero discutendo in materia di sementi e materiale di propagazione.

OGM in futuro in Italia, la protesta

La questione nasce da un recente tentativo di approvazione di alcune tecniche di ricombinazione genetica (NTB), nonostante la Corte di Giustizia europea abbia già stabilito debba essere equiparata ai tradizionali OGM. Su una questione analoga proprio in questi giorni si era espressa anche l’EFSA, l’Agenzia Europea per la Sicurezza Alimentare, chiedendo all’UE di aggiornare le linee guida sulla valutazione del rischio dell’ingegneria genetica per le piante, poiché “non più pericolose della selezione vegetare tradizionale e delle tecniche transgeniche“.

Le tre proposte di legge sono al vaglio delle Commissioni Agricoltura di Camera e Senato e sarebbero relative alla gestione delle sementi in Italia e agli altri materiali di propagazione – come viti e piante da frutto – anche in presenza di ricombinazione genetica. Secondo le associazioni, si tratterebbe di un tentativo per reintrodurre gli organismi geneticamente modificati in Italia, proprio poiché la Corte di Giustizia ha stabilito che gli NTB sono equiparabili agli OGM, nonostante una legge già esistente che ne vieta la coltivazione e la commercializzazione.

Parole dure sono state espresse da AIAB in un recente comunicato, anche poiché il parere delle parti impegnate nella produzione agricola tricolore non sarebbe stato vagliato:

Siccome è semplicemente offensivo pensare che al Mipaaf e nel Governo ci siano persone ingenue che ignorano non solo il parere contrario, più volte espresso dai cittadini e dal mondo del biologico e dell’ambientalismo, ma leggi in vigore, sorge immediatamente il sospetto che ci sia in atto un nuovo tentativo fraudolento di sdoganamento di OGM travestiti da NBT.

Ancora, l’associazione sottolinea come i provvedimenti in corso di dibattimento non prendano invece in considerazione la protezione delle sementi contadine, essenziali per la conservazione della biodiversità:

Totalmente dimenticate le sementi contadine evidentemente di scarso interesse commerciale ma di altissimo valore per tipicità, biodiversità e capacità di adattamento. Così come non si tiene conto dei materiali evolutivi, meglio conosciuti come miscugli, che rientrano a pieno titolo nella normativa europea sul bio.

Infine, AIAB e Greenpeace denunciano come le bozze non includano ora nessun riferimento sulla tracciabilità di questi prodotti e, peraltro, come le multe per la mancata identificazione di vegetali OGM siano esigue. Si parla infatti dai 1.000 ai 6.000 euro.

Ci preme sottolineare con forza che nelle proposte di Decreto sono assenti tutte le tematiche relative alla tracciabilità e ai protocolli di laboratorio per verificare il tipo di modifica genetica effettuato e la verifica che non ci siano modifiche accidentali disseminate nel genoma; l’obbligo di dare atto del processo seguito per l’ottenimento delle varietà OGM con ogni riferimento alle tecniche utilizzate; test per la tracciabilità di eventuale materiale accidentale in campo; riferimenti su come eseguire le prove sperimentali in campo aperto visto che in Italia non potranno essere effettuate né potranno essere moltiplicati materiali in vitro senza strutture quali serre e laboratori di contenimento.

Fonte: ANSA

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