Ambiente

MaaS for Italy, l’app unica che semplifica autobus, treni, metro e sharing

Pendolare guarda una mappa su smartphone vicino a bici in sharing, con autobus e ingresso metro sullo sfondo
Un pendolare consulta sullo smartphone un percorso multimodale tra bus, metro e bici condivise.

Il programma MaaS for Italy, promosso dal Dipartimento per la trasformazione digitale della Presidenza del Consiglio con il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, sta sperimentando in Italia, tra città e regioni pilota, un sistema unico per prenotare e pagare viaggi con più mezzi, con l’obiettivo di ridurre la frammentazione delle app di mobilità e rendere più semplice spostarsi senza auto privata. Il progetto, finanziato con Pnrr e Piano nazionale per gli investimenti complementari per 56,9 milioni di euro, è al centro del white paper pubblicato di recente sulla prima sperimentazione nazionale su larga scala della Mobility as a Service.

MaaS for Italy, dalla somma di app a un solo ecosistema

Comprare un biglietto del treno, controllare l’orario di un autobus, prenotare una bici in sharing e pagare un taxi sono ancora, per molti utenti, operazioni separate. Account diversi, carte registrate più volte, notifiche che arrivano da piattaforme non comunicanti. È qui che entra in gioco MaaS for Italy: non una nuova app pubblica unica, ma un modello che punta a far dialogare servizi e operatori dentro un ambiente digitale integrato.

L’idea è semplice da raccontare, meno da realizzare. L’utente cerca una destinazione e l’app aderente può proporre combinazioni tra trasporto pubblico, treni, metropolitane, taxi, car sharing, bike sharing, scooter e monopattini, mettendo insieme tempi, costi e disponibilità. “Non si ragiona più per singolo operatore, ma per esigenza di spostamento”, viene spiegato nel percorso di sperimentazione. In pratica: devo arrivare in ufficio, all’università o a una visita medica; il sistema mi mostra come farlo, anche cambiando mezzo lungo il tragitto.

La sperimentazione ha coinvolto Bari, Firenze, Milano, Napoli, Roma e Torino, insieme ad Abruzzo, Campania, Emilia-Romagna, Piemonte, Puglia, Veneto e alla Provincia autonoma di Bolzano. Territori diversi, con reti e abitudini differenti. Proprio per questo utili, secondo i promotori, a verificare se la mobilità come servizio possa funzionare tanto nelle grandi aree metropolitane quanto nei contesti regionali.

Quasi 950 mila viaggi e 14 applicazioni coinvolte

Secondo i dati riportati da Trasporti-Italia, al 31 maggio 2026 la sperimentazione di MaaS for Italy ha raggiunto quasi 950 mila viaggi, superando gli obiettivi fissati dal Piano nazionale di ripresa e resilienza. Gli utenti coinvolti hanno utilizzato i servizi in media più di 16 volte ciascuno, un dato che segnala non solo curiosità iniziale, ma anche una certa ripetizione d’uso.

Il white paper indicava già, al 31 dicembre 2025, quasi 700 mila spostamenti realizzati attraverso le applicazioni aderenti, con 48 mila persone che avevano completato almeno un viaggio e una media superiore a 14 viaggi per utente. Il passaggio ai dati di maggio conferma una crescita costante. Non un salto improvviso, piuttosto una progressione.

Alla sperimentazione hanno partecipato 14 applicazioni di operatori MaaS, con servizi diversi a seconda dei territori. In alcune città l’integrazione ha riguardato soprattutto l’acquisto di titoli per autobus, treni e metropolitane; altrove sono entrati nel sistema anche taxi, mezzi in sharing e pagamenti combinati. Il risultato, per chi usa il servizio, è la possibilità di evitare passaggi ripetuti tra piattaforme, ricevute e sistemi di pagamento.

Trasporto pubblico al centro e dati condivisi

Il punto politico e operativo del progetto è chiaro: la Mobility as a Service non sostituisce il trasporto pubblico locale, ma prova a renderlo più leggibile e più facile da combinare con altri mezzi. Autobus, tram, treni e metropolitane restano l’asse degli spostamenti collettivi. Intorno, però, possono innestarsi soluzioni flessibili: una bici per l’ultimo tratto, un taxi in tarda serata, un monopattino dove previsto.

In Italia questo passaggio pesa più che altrove, perché il trasporto pubblico locale è spesso diviso tra molti gestori, con livelli di digitalizzazione non sempre allineati. Per questo il programma ha finanziato anche strumenti per la raccolta e la condivisione dei dati in tempo reale sulle flotte. Orari, fermate, linee, stazioni, posizione dei mezzi, disponibilità dei veicoli condivisi: informazioni che, se aggiornate e accessibili, cambiano la qualità dell’esperienza quotidiana.

La base tecnica è il Data and Services Repository for MaaS, una piattaforma nazionale pubblica pensata come punto di accesso per gli operatori registrati. Lo Stato, in questo schema, non costruisce un’unica applicazione nazionale e non prende il posto delle imprese private. Mette invece a disposizione un’infrastruttura comune, con standard condivisi, per favorire interoperabilità, concorrenza e accesso più ordinato ai dati.

Incentivi, laboratori urbani e sfide ancora aperte

Per avvicinare nuovi utenti, la sperimentazione ha previsto anche bonus d’ingresso e forme di cashback da utilizzare nelle applicazioni aderenti. Gli incentivi aiutano, certo. Ma la partita vera riguarda l’abitudine: casa-lavoro, casa-scuola, università, eventi, tempo libero. Il white paper indica proprio questi ambiti come possibili sviluppi, anche attraverso accordi con aziende, atenei, enti pubblici e mobility manager.

Accanto al programma MaaS sono stati avviati due Living Lab a Milano e Torino. A Milano il test riguarda la linea filoviaria 90-91, una delle più frequentate della città, dotata di sensori, telecamere e semafori connessi per migliorare regolarità e sicurezza. A Torino, con il laboratorio ToMove, si lavora su un gemello digitale urbano, una navetta autonoma per il trasporto pubblico su richiesta e soluzioni robotiche per le consegne dell’ultimo miglio. Tecnologie ancora in prova, da osservare senza scorciatoie.

Restano nodi non secondari: qualità dei dati, sostenibilità economica degli operatori, sistemi tariffari diversi, tutela della concorrenza e inclusione di chi ha meno dimestichezza con gli strumenti digitali. Una mobilità digitale non può diventare un ostacolo in più. La sfida, ora, è trasformare MaaS for Italy da progetto pilota a infrastruttura ordinaria, capace di rendere più semplice scegliere ogni giorno alternative all’auto privata.

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