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Giornata mondiale dell’habitat: cos’è e perché si celebra

La Giornata Mondiale dell'Habitat, voluta dalle Nazioni Unite, propone una riflessione sui diritti abitativi. Ma senza dimenticare l'etica ambientale.

Giornata mondiale dell’habitat: cos’è e perché si celebra

Fonte immagine: Pixabay

Si celebra oggi la Giornata mondiale dell’habitat, una ricorrenza inaugurata nel 1986 e oggi giunta alla sua trentaseiesima edizione. L’iniziativa, voluta dalle Nazione Unite, nasce con lo scopo di sensibilizzare sui diritti abitativi dell’uomo e sullo sviluppo dei contesti urbani in relazione all’ambiente.

Questo perché l’emergenza abitativa, soprattutto nei Paesi meno sviluppati, è ancora molto grave: secondo alcune recenti rilevazioni Unicef, circa 2.1 miliardi di persone al mondo non ha accesso continuativo a un riparo.

A differenza di quanto si potrebbe pensare di primo acchito, la Giornata mondiale dell’habitat non nasce con precisi scopi ambientali, pur essendo l’ecologia una delle componenti fondamentali dei diritti che questa iniziativa sostiene.

La ricorrenza mette al centro l’uomo, il suo diritto a un riparo e al soddisfacimento dei suoi bisogni primari, anche e soprattutto in un’ottica di sviluppo che sia sostenibile e compatibile con le esigenze del Pianeta. Di seguito, qualche informazione utile.

Cosa è la Giornata mondiale dell’habitat

Baraccopoli

La Giornata mondiale dell’habitat – conosciuta anche come World Habitat Day, nella sua definizione internazionale – è una ricorrenza voluta dalle Nazioni Unite a metà degli anni ’80, celebrata per la prima volta nel 1986.

L’iniziativa è nata per riflettere sui diritti abitativi primari, oggi non ancora garantiti in tutto il mondo, e per riflettere sullo stato e sullo sviluppo di paesi, città e metropoli anche in relazione all’ambiente che li circonda.

Come già accennato, la prima edizione del World Habitat Day è stata celebrata nel 1986, dopo che l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha deciso che la ricorrenza dovesse avere cadenza annuale, il primo lunedì di ottobre.

La città simbolo scelta per la prima edizione fu Nairobi, con il tema “Shelter is my right“, ossia “un riparo è un mio diritto“. Negli anni si sono susseguiti molti altri temi – come “Città più sicure“, “Le donne nella governance urbana“, “Città senza bassifondi“, “Riparo per i senzatetto“, “Acqua potabile per tutte le città“.

Nell’ultima edizione, quella del 2021, celebrata nella città camerunense di Yaounde, si è parlato di “Accelerare l’azione urbana per un mondo carbon-free“, considerando sia proprio nei contesti urbani che si concentra il 70% della produzione di gas climalteranti dovuti all’uso di combustibili fossili.

L’incontro in Camerun ha confermato come, da qualche anno a questa parte, la questione dei cambiamenti climatici, e della loro influenza sulla riduzione dei diritti abitativi, sia entrata di diritti nell’agenda delle Nazioni Unite.

La Giornata mondiale dell’habitat si svolge con conferenze e iniziative sia nella città scelta di anno in anno che a livello mondiale, allo scopo di migliorare le condizioni dei contesti urbani soprattutto per le fasce più povere della popolazione.

Giornata mondiale dell’habitat: il tema per il 2022

Balikesir, Turchia

Come già accennato nel precedente paragrafo, alla Giornata mondiale dell’habitat vengono abbinate ogni anno una città e una tematica portante. Per il 2022, e quindi per le iniziative pianificate per il 3 ottobre, le Nazioni Unite hanno scelto la città di Balikesir, in Turchia.

Il tema è “Mind the Gap – Leave No One and Place Behind“: l’obiettivo è quello di parlare del sempre più crescente problema della diseguaglianza abitativa e le sfide che questo comporta sugli insediamenti umani.

In particolare, le Nazioni Unite hanno evidenziato come nell’ultimo biennio vi siano state tre condizioni responsabili di aver esacerbato la diseguaglianza abitativa a livello internazionale. Tre “grandi C”, che richiedono interventi mirati e, soprattutto, urgenti:

  • Covid-19: la pandemia da coronavirus ha evidenziato non solo la diseguaglianza tra Paesi ricchi e meno sviluppati nell’accesso alle cure. Ha infatti anche determinato nuove emergenze abitative. Per le popolazioni povere il Covid-19, con le conseguenti limitazioni sulle attività quotidiane, ha rappresentato lo stop a già esigue entrate economiche e la conseguente perdita del diritto alla casa;
  • Clima: il surriscaldamento globale e i cambiamenti climatici stanno mettendo a dura prova insediamenti umani e popolazioni stremate dalla povertà, che si vedono privare delle già esigue risorse a loro disposizione. Le modifiche del clima saranno d’altronde nei prossimi anni una delle principali cause dell’emigrazione verso nazioni più ricche. Quindi è necessario capire non solo come gestire questi flussi, ma anche come riorganizzare i contesti urbani per garantire a tutti il diritto abitativo;
  • Conflitto: nel 2022 il Pianeta si è dovuto confrontare con un nuovo conflitto, quello tra Russia e Ucraina. Ma si tratta solo dell’ultimo di una lunga serie di guerre tutt’oggi attive in tutto il mondo. La distruzione determinata dalle armi e dalle bombe incrementa la crisi abitativa, sia con la perdita di edifici che con il problema dei profughi. E si riflette anche sulle città che si offrono di offrirli, aprendo nuove sfide dal punto di vista abitativo.

Diritti abitativi e ambiente: come si legano

Case in Tanzania, Giornata mondiale dell'habitat

La questione dei diritti abitativi rappresenta un problema di difficile risoluzione, una questione che accompagna l’uomo sin dagli albori delle prime civiltà.

La diseguale distribuzione della ricchezza, la disponibilità di risorse e materie prime altalenante a seconda della zona geografica, l’accesso a servizi come l’istruzione e le reali possibilità lavorative influenzano la possibilità di poter disporre di una casa.

Come già detto in apertura, vi sono nel mondo ben 2.1 miliardi di persone che non hanno accesso a una dimora o a un rifugio stabile. Nella maggior parte dei casi proprio perché colpiti da una grave povertà.

A queste problematiche, negli ultimi anni si è aggiunta anche la questione ambientale. L’inquinamento, i cambiamenti climatici e le risorse ambientali sempre più scarse stanno rendendo il diritto a una casa ancora più difficile da garantire.

E, proprio nell’edizione dello scorso anno della Giornata mondiale dell’habitat, si è parlato anche dell’impatto che i gas climalteranti stanno avendo sui contesti urbani. Sia per chi dispone di una abitazione che per chi ne è sprovvisto. Ma come si relaziona l’ambiente al diritto a un rifugio? Quali sono le tematiche aperte?

  • Urbanizzazione e risorse ambientali: la crescita veloce della popolazione e le risorse scarse in alcune zone del mondo, hanno portato a un’urbanizzazione massiccia. Questa ha tenuto poco conto del delicato equilibrio tra attività umane e necessità ambientali. In molte metropoli, in particolare nel Sudest asiatico, sorgono estese distese di cemento prive di risorse verdi. E questo quando non si caratterizzano per vere e proprie baraccopoli, dove i servizi igienici di base sono completamente assenti e la gestione dei rifiuti inesistente. Questo determina un circolo vizioso, dove il mancato diritto all’abitazione porta a un aumento delle azioni contro l’ambiente. Come l’emissione di gas dannosi per il clima;
  • Cambiamenti climatici: la morsa sempre dei cambiamenti climatici, con estati sempre più torride e la comparsa sempre più frequente di fenomeni distruttivi come alluvioni, tifoni e uragani, influisce negativamente sul diritto a una casa. Soprattutto nelle fasce più povere della popolazione. Queste, non potendo contare su strutture abitative attrezzate per affrontare le mutazioni climatiche, si trovano costrette a spostarsi in massa. Ciò alimenta il fenomeno dell’emigrazione climatica. Allo stesso tempo, le città che accolgono i migranti climatici non sempre riescono a far fronte alla loro emergenza abitativa;
  • Urbanizzazione, ambiente e salute: l’urbanizzazione massiccia, con i carenti piani di sviluppo sostenibile, creano un circolo vizioso che porta innanzitutto al danneggiamento dell’ambiente. Ad esempio con la cementificazione ubiquitaria. Ma anche a questioni di salute. L’inquinamento incide sul benessere delle persone, aumentando il rischio di patologie respiratorie, tumori e problematiche cognitive.

Giornata mondiale dell’habitat e sostenibilità

Rinnovabili fotovoltaico
Fonte: Foto di torstensimon da Pixabay

Uno degli obiettivi che si pone la Giornata mondiale dell’habitat è quella di raggiungere uno sviluppo più sostenibile delle città e dei centri urbani. Dimodochè il diritto abitativo si trasformi anche in un diritto alla salute e alla protezione dell’ambiente. Ma come incide la sostenibilità sull’evoluzione dei centri urbani?

  • Fonti rinnovabili: per ridurre l’inquinamento cittadino e le sue emissioni dannose per salute e ambiente, è quantomeno urgente puntare sulle fonti rinnovabili – o comunque a basso impatto ambientale – per la produzione di energia. Solare, eolico e idroelettrico sono tutte tecnologie che permettono di ridurre l’emissione di gas nocivi e di smog;
  • Elettrificazione: lo sviluppo urbano non può che passare per l’elettrificazione. Si parte da quella della mobilità, proprio per ridurre le emissioni climalteranti e migliorare la qualità di vita dei centri più popolati;
  • Architettura verde: è ormai convinzione diffusa che le aree verdi siano indispensabili anche nei contesti urbani dalle presenze più massicce. Per farlo, bisogna puntare sull’architettura verde, in grado non solo di progettare parchi e aree verdi. Ma anche palazzi innovativi a basso impatto e capaci di filtrare le sostanze nocive dovute all’inquinamento;
  • Lavoro: i diritti abitativi, il miglioramento ambientale delle città, non possono che passare da un ripensamento dell’accesso al lavoro. Primo requisito per poter disporre di un’abitazione stabile e sicura.

 

Fonti

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