Dad e smart working, quanto pesano sull’ambiente

Dad e smart working, quanto pesano sull’ambiente

Fonte immagine: Pexels

Dad e smart working pesano sull'ambiente, aumentando le emissioni di CO2 a livello globale: ecco i consigli per ridurne l'impatto.

Dad e smart working rappresentano di certo due alleati in questo periodo di pandemia poiché, seppur con qualche limitazione, permettono di portare a termine attività altrimenti negate dal lockdown. Eppure, nonostante la loro utilità, possono avere un peso importante sull’ambiente. È quanto spiega Seeweb, uno dei più importanti fornitori italiani di servizi cloud.

Tutte le attività che si avvalgono della rete e avvengono online richiedono, infatti, un certo consumo di energia elettrica. Non solo per alimentare i dispositivi presso l’abitazione dell’utente, ma anche per sostenere la complessa infrastruttura di server e il sistema di distribuzone.

Dad e smart working, il peso sull’ambiente

Non è un segreto: la pandemia da coronavirus ha incrementato sensibilmente il ricorso alla Rete, sia per questioni lavorative o d’istruzione, che per il semplice intrattenimento. Chiusi in casa a causa di restrizioni e lockdown, i cittadini studiano online, rimangono in videoconferenza con l’ufficio, passano il loro tempo sui social o consumando contenuti in streaming.

Un consumo che porta Internet, a livello di emissioni, a diventare il quarto Paese mondiale – almeno in senso lato – dopo Cina, India e Stati Uniti. Chiara Grande, del marketing di Seaweb, ha così spiegato dalle pagine di AdnKronos:

La produzione di energia elettrica emette Co2, per avere un’idea nel 2008 il digitale ha consumato il 2% emissioni globali di gas serra e per il 2025 si stima che consumi energia per l’8,5, nel 2040 si stima al 14%.

Tutto ciò che si connette alla Rete consuma energia, anche per le operazioni più basilari. Gli strumenti di geolocalizzazione, ad esempio, comunicano costantemente la loro posizione, rimanendo quindi sempre connessi a server remoti. Guardare un video in streaming richiede 100 volte l’energia che servirebbe per caricare uno smartphone in un intero anno, mentre le strutture cloud emettono grandi quantità di CO2 per garantire il loro funzionamento a livello mondiale. Roberto Cingolani, Ministro della Transizione Ecologica, ha già ribadito l’importanza di prestare attenzione alle tecnologie online:

La digitalizzazione è una tecnologia fantastica ma non è gratis energeticamente: le sue emissioni di Co2 sono il doppio del trasporto aereo.

Sono molte le strategie che possono essere messe in atto per ridurre queste emissioni. A livello dell’utente, ricorrere alla Rete quando strettamente necessario, acquistare dispositivi energeticamente efficienti e non abusare delle tecnologie in streaming. Sul fronte della distribuzione, invece, implementare data center e server farm sostenibili, in grado di compensare la CO2 prodotta e possibilmente alimentati da energie verdi e rinnovabili. Anche lo sviluppo di siti web e interfacce è importante: nel 2019 la media di caricamento di una singola pagina web ha sfiorato anche i 27 secondi, perché i contenuti sono sempre più ricchi e multimediali. Scegliere interfacce leggere, immediate e veloci da visualizzare, riduce il carico energetico sui server remoti. Così aggiunge Chiara Grande:

In Seeweb questa attenzione c’è dal 1998, tanto che la Regione Lombardia l’ha premiata come azienda innovativa ai suoi esordi ed è stata tra le prime realtà It a dotarsi della certificazione Iso14001. Seeweb utilizza energia verde derivante da fonti rinnovabili e per questo è un Cloud Provider sostenibile, puntante a un impatto sempre minore sull’ambiente delle sue server farm, allocate in Italia.

Fonte: ADNKronos

Seguici anche sui canali social

I Video di GreenStyle