Coronavirus, scoperto un ceppo più contagioso

Coronavirus, scoperto un ceppo più contagioso

Scoperto un ceppo di coronavirus più contagioso rispetto a inizio pandemia: sarebbe già diffuso in tutto il mondo.

Un ceppo di coronavirus dall’alta contagiosità, maggiore rispetto all’inizio della pandemia, potrebbe essersi diffuso in tutto il mondo. È quanto sostengono gli scienziati del Los Alamos National Laboratory, pubblicato sulla rivista scientifica BioRxiv. Il ceppo in questione sarebbe apparso lo scorso febbraio in Europa per poi estendersi negli Stati Uniti e in altre zone del mondo.

Per giungere a questa evidenza, gli scienziati hanno condotto un’analisi computazionale su oltre 6.000 sequenze di coronavirus provenienti dall’intero Pianeta, rese disponibili dalla Global Initiative for Sharing All Influenza Data. In base a questi dati, sono state scoperte ben 14 mutazioni del virus rispetto alla sua prima circolazione in Cina, di cui uno particolarmente diffuso e dall’elevata contagiosità.

Così come riferisce l’agenzia di stampa AGI, al momento non è dato sapere se questo ceppo di coronavirus sia più pericoloso o letale rispetto agli altri, oltre che contagioso. Sempre AGI riferisce come altri studi non abbiano evidenziato un accesso maggiore in ospedale o un tasso in crescita di morti, di conseguenza il ceppo potrebbe aver semplicemente sviluppato una virulenza più elevata, senza però peggiorare la sua capacità di aggressione degli organi.

La notizia è stata accolta sui social con una certa preoccupazione poiché, data la capacità del coronavirus di mutare abbastanza velocemente, si teme che possano essere vanificati gli sforzi condotti sino a oggi per l’elaborazione di un vaccino. A oggi, tuttavia, non giungono precise indicazioni scientifiche sull’eventuale necessità di riprogettare i vaccini in corso di sviluppo, poiché pare che siano in grado di stimolare una risposta anticorporale utile per combattere i principali ceppi a oggi conosciuti. Non resta che attendere, di conseguenza, eventuali precisazioni dai numerosi istituti di ricerca al lavoro su questo fronte, già attivi da tempo a livello globale.

Fonte: AGI

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