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Coronavirus: lockdown, contro l’ansia più cibo e meno sigarette

Coronavirus: lockdown, contro l’ansia più cibo e meno sigarette

Italiani e quarantena, come sono cambiate le abitudini durante l'emergenza Coronavirus secondo uno studio dell'Università di Tor Vergata.

La Fase di lockdown da Coronavirus ha visto gli italiani più ansiosi e stressati, ma anche più chef, pizzaioli e amanti del sonno. Questi alcuni dei punti principali emersi da uno studio dell’Università Tor Vergata di Roma, che ha fornito alcune indicazioni specifiche anche relativamente al livello di attività fisica durante la quarantena e l’accumularsi di qualche chilo di troppo.

Non tutti hanno risposto alla quarantena da Coronavirus allo stesso modo, ma in generale è ampia la platea di chi ha rispolverato o scoperto una passione per la cucina. Il cibo è stato una delle risorse principali contro ansia e stress da lockdown, come riscontrato nel 34,4% degli intervistati. Sono stati oltre 5000 i questionari raccolti (età dei partecipanti compresa tra 16 e 85 anni, donne per il 76%) durante lo studio dell’Università di Tor Vergata, condotto dalla Prof.ssa Laura Di Renzo, docente di Nutrizione clinica e Nutrigenomica del dipartimento di Biomedicina e prevenzione, diretto dal Prof. Antonino De Lorenzo.

La scelta di compensare gli stati d’ansia e stress con il cibo si è combinata in alcuni casi con la riduzione del livello di attività fisica, portando all’accumulo di chili di troppo nel 48% degli intervistati. Frutto anche del ritorno “di fiamma” per la preparazione domestica di dolci (43,7%) e pizza (33,6%), mentre in diversi casi il consumo di cibo spazzatura ha lasciato posto a quello di alimenti più salutari.

Se per alcuni il lockdown da Coronavirus ha comportato minori livelli di attività fisica, è aumentata dal 6 al 16% la percentuale di coloro che si allenano cinque volte a settimana. Tra le altre variazioni al consueto stile di vita figura anche l’aumento delle ore di sonno quotidiane, con la percentuale di chi dorme più di 9 ore a notte passata dall’1,4 al 9,1%. Sul fronte sigarette e tabacco il 3,3% ha smesso di fumare, mentre in generale sarebbe diminuito il numero di sigarette e sigari giornalieri.

Fonte: PattoinCucina

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