Bonsai: significato, tipi, cura

Bonsai: significato, tipi, cura

Fonte immagine: Pixabay

I bonsai sono alberelli in miniatura, derivanti dalla cultura giapponese: ecco il significato, i tipi di pianta da coltivare e i consigli di cura.

Sempre più persone si appassionano alla coltivazione dei bonsai, dei ridotti alberelli conservati in piccoli vasi, capaci di riprodurre in miniatura le caratteristiche tipiche di piante decisamente più grandi. Quando si pensa al bonsai, alla mente non possono che balzare le immagini provenienti dal Giappone, dove questa pratica di giardinaggio mignon ha attraversato i secoli. Ma quali sono i significati della coltivazione, quali i tipi di bonsai più noti e, ancora, quali le necessità di cura?

Prima di cominciare, è utile sottolineare come la gestione dei bonsai richieda una certa pratica, nonché una buona pazienza. Ancora, sebbene in Occidente questi alberi siano sempre più scelti a scopo ornamentale, non bisogna dimenticare come nei Paesi di origine la pratica sia legata a profonde e antiche discipline. È perciò necessario chiedere consiglio al proprio fornitore di prodotti di botanica di fiducia prima di lanciarsi a capofitto nelle coltivazione: le informazioni di seguito riportate hanno un carattere unicamente illustrativo.

Bonsai: significato

Bonsai

Per bonsai si intende comunemente un albero di dimensioni ridottissime, ovvero coltivato seguendo specifiche pratiche affinché la sua crescita rimanga ridotta, pur mantenendo le caratteristiche tipiche della specie d’origine. Tale scopo viene raggiunto con un processo di miniaturizzazione intenzionale, tramite la potatura dei rami e il controllo delle radici. Degli interventi, tuttavia, che non snaturano le qualità dell’esemplare coltivato, pronto a mantenere il suo perfetto equilibrio vegetativo.

La parola Bonsai nasce all’interno della lingua giapponese, dall’unione di due parole: bacinella (bon) e coltivare (sai). Ovviamente, la parola indica appunto la coltivazione di alberi in piccoli contenitori, solitamente dalla forma di vassoi. Per quanto si tenda ad associare questa disciplina al Giappone, è nata in realtà in Cina, nell’epoca Heian. Tuttavia, è proprio nel Sol Levante che la pratica è stata raffinata e consolidata, diventando una tradizione secolare. Quella del bonsai è infatti una disciplina fortemente connessa allo Zen: è l’arte di dare forma a un vegetale, rispettandone però tutte le sue peculiarità e provvedendo a ogni sua necessità. Queste coltivazioni, di conseguenza, dovrebbero essere considerate come dei veri e propri paesaggi naturali, dei microcosmi dove ogni elemento è in perfetto equilibrio.

Bonsai: tipi e cura

Bonsai

Classificare un bonsai non è un compito semplice, soprattutto se si fosse alle prime armi. I tipi di piante in miniatura, infatti, si differenziano a seconda della specie coltivata, della forma e della dimensione, dallo stile, dalla natura femminile o maschile dell’esemplare e molto altro ancora. Proprio in merito al genere dell’alberello, seppur così definito in modo improprio, si può dire come i bonsai maschili presentano ramificazioni più squadrate e fusti imponenti, mentre quelli femminili tendono ad assumere andamenti più dolci. Questa caratteristica determina anche la scelta del vaso, angolare nel primo caso e ovale nel secondo.

I bonsai possono essere realizzati a partire da numerose specie di albero, anche se i più diffusi sono quelli di ficus, ginseng, crassula, carmona, olivo, ginepro, glicine e tanti altri ancora. Forme e dimensioni, invece, in via esemplificativa possono essere così riassunte:

  • Eretto formale (Chokkan), con fusti saldi ed estesi verso l’alto, tipici delle conifere;
  • Eretto informale (Moyogi), dalle caratteristiche simili al precedente, ma con un tronco più sinuoso;
  • Inclinato (Shakan), presenta tronchi e rami inclinati verso destra o sinistra, nonché radici che vengono evidenziate sulla superficie del terreno;
  • Tronchi gemelli (Sokan), con due esemplari della stessa specie, che presentano similitudini di crescita e forma, tali da ricordare due gemelli o una madre con il figlio;
  • Scarpa rovesciata (Hokidachi), forma tipica delle latifoglie tale da ricordare la classica calzatura;
  • Inclinato dal vento (Fukinagashi), tipico delle specie che in natura crescono in montagna e in collina, con un tronco ricco di curve per compensare la direzione del vento;
  • Cascata (Kengai), si riproduce un albero aggrappato a un dirupo oppure sull’orlo di una cascata;
  • Aggrappato alle rocce (Ishitsuki), con radici che si appoggiano a massi e pietre, quindi emerse dal terreno;
  • Boschetto (Yose-ue), con vasi bassi e aspetto cespuglioso, rimanda l’idea di un bosco visto dall’alto;
  • Zattera (Ikaa), simile al boschetto ma con fusti derivati dalle medesime radici.

In merito alla cura della pianta, molti consigli dipendono dalla varietà prescelta e non possono essere pertanto generalizzati. Vi sono alcuni suggerimenti, tuttavia, che valgono per ogni coltivazione, a partire dalla potatura. Quella iniziale, detta di impostazione, serve per fornire alla pianta l’aspetto desiderato. Si esegue ciclicamente, di solito in primavera e in autunno, ed è seguita dalla potatura di mantenimento per riportare armonia a seguito della crescita del vegetale.

La scelta del terriccio e della concimazione dipende dalla tipologia di pianta, anche se di solito di preferisce terreno universale ben drenante, ghiaia sottile e torba. L’annaffiatura avviene in base all’umidità del terreno e non dovrà risultare eccessivamente abbondante: se l’acqua tende a fuoriuscire dal vaso, però, significa che le radici si sono sviluppate troppo e necessitano di intervento. L’esposizione solare dovrà seguire i cicli della pianta scelta, mentre di norma i rinvasi non sono necessari, poiché la crescita è controllata nel tempo.

Seguici anche sui canali social