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Pungitopo: la coltivazione della pianta invernale

Pungitopo: la coltivazione della pianta invernale

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Il pungitopo rappresenta una delle piante ornamentali più diffuse e amate, scelta per abbellire le case durante il periodo autunnale e, soprattutto, a ridosso del Natale. Varietà ribattezzata così nella traduzione popolare per le sue foglie dotate di aculei, il pungitopo cresce spontaneamente pressoché in tutta Italia, in particolare vicino ai rilievi montani. Ma può essere raccolto o, in alternativa, coltivato autonomamente? E, ancora, presenta degli usi ulteriori rispetto alla semplice decorazione degli ambienti?

Questa pianta è molto interessante sotto molto profili, non solo per il suo bellissimo aspetto, ma anche per le sue proprietà utili per l’organismo. Di seguito tutte le informazioni utili sugli usi, la sua raccolta e la coltivazione a livello domestico.

Pungitopo: cosa è

Mazzi di pungitopo

Il Ruscus aculeatus – noto ai più come pungitopo – è un arbusto sempreverde appartenente alla famiglia delle Asparagaceae, molto diffuso su tutto il territorio italiano. Si tratta di una pianta dal portamento arbustivo, che può arrivare agli 80-100 centimetri d’altezza, la cui crescita è pressoché spontanea a ridosso delle aree montane dello Stivale.

La pianta si caratterizza per un portamento arbustivo, con fusti sottili ma molto rigidi, dai quali si sviluppano delle caratteristiche foglie. Queste sono ovali, d’intensa colorazione verde e appuntite: sull’estremità è infatti presente un aculeo, una vera e propria arma di difesa per la pianta. Durante la primavera, il pungitopo produce poi dei caratteristici fiori verdi, dai quali si sviluppano delle vistose bacche di colore rosso.

La pianta è diotica, quindi comprende fiori maschio e femmina ed è quindi in grado di riprodursi autonomamente. È frequente trovarla nei sottoboschi e in molti luoghi è una varietà protetta, poiché essenziale per garantire la biodiversità vegetale, ma anche per il nutrimento di numerose specie animali selvatiche, in particolare gli uccelli.

Come si chiama il pungitopo in italiano?

Il termine pungitopo rappresenta la definizione popolare del Ruscus aculeatus, un nome nato dalla singolare conformazione delle sue foglie. Poiché di statura ridotta e dalle foglie acuminate, nella tradizione popolare si ritiene che la pianta possa pungere tutti gli animaletti che si avvicinano per sottrarne le bacche, in particolare i roditori.

Non mancano però moltissimi nomi dialettali assegnati alla pianta:

  • Abruzzo: asparago pazzo, vischiarna;
  • Basilicata: bruscio;
  • Calabria: granara, sparacin, sarvaggiu;
  • Campania: rascagatte, frascina;
  • Emilia Romagna: punz-pondga, zigasorgh;
  • Lazio: scacciaragni;
  • Liguria: punziratti, erba cocca, brusco;
  • Lombardia: Brusco, spinasorech, spinarat;
  • Marche: scope bruschie, bruscolo;
  • Piemonte: spongiarat, agrovert, spars bastard;
  • Puglia: geroselle, scopa;
  • Sardegna: fruscu, piscialettu, spinatopis;
  • Sicilia: runzu, spinapulici, spinedda;
  • Toscana: piccasorci;
  • Veneto: rust, bruscu, brusazorzi.

È utile tuttavia sottolineare come il pungitopo, almeno a livello dialettale e regionale, venga spesso confuso con l’agrifoglio.

Pungitopo e agrifoglio: le differenze

Pungitopo e agrifoglio

Come già accennato, molto spesso il pungitopo viene confuso con l’agrifoglio. Si tratta in realtà di due varietà ben distinte che, pur avendo delle caratteristiche in comune, vedono uno sviluppo assai differente. Basti pensare come l’agrifoglio sia in grado di crescere anche 10 metri in altezza.

L’agrifoglio è l’Ilex aquifolium, chiamato in alcune regioni d’Italia come alloro spinoso o pungitopo maggiore. Il pungitopo comune, così come specificato invece nei precedenti paragrafi, è il Ruscus aculeatus. La grande differenza, oltre che dall’altezza, è data da foglie e bacche: l’agrifoglio ha foglie con diversi aculei, mentre il pungitopo solo sulla somma apicale. Ancora, l’Ilex aquifolium produce delle bacche più piccole e dei fiori di colorazione bianca.

Per cosa viene usato il pungitopo?

Il pungitopo viene innanzitutto utilizzato a scopo ornamentale, soprattutto nel periodo invernale. Le sue foglie verdi e lucide, unite alle bellissime bacche rosse, lo rendono ad esempio una perfetta decorazione per il Natale o un gradito regalo per le persone care.

Oggi l’impiego ornamentale è il più diffuso ma, soprattutto in passato, la pianta veniva scelta anche per altri scopi:

  • Uso medicinale: come diuretico, vasocostrittore e aiuto ai reni;
  • Uso alimentare: se ne consumavano fusti e polloni in modo simile all’asparago.

La domanda sorge quindi spontanea: si può mangiare il pungitopo? E, ancora, il pungitopo è velenoso per la salute? Così come già accennato, della pianta venivano consumati in passato polloni e fusti, in modo simile agli asparagi. Oggi, sebbene il ricorso sia raro, si usano germogli e radici essiccate, da aggiungere in insalata oppure nelle zuppe.

Proprietà curative del Ruscus

Pancia salute

Negli anni, sono state confermate diverse proprietà curative del pungitopo. Queste sono dovute soprattutto ai suoi flavonoidi, ma soprattutto alla ruscogenina, una sostanza dall’effetto antinfiammatorio contenuta in tutta la pianta.

In linea generale, può essere utile per:

  • Diuresi: la pianta stimola l’azione del rene, migliorando la depurazione del sangue e l’attività della vescica;
  • Infiammazioni: proprio poiché la ruscogenina ha attività antinfiammatoria, gli estratti della pianta sono usati per sfiammare irritazioni;
  • Circolazione: il pungitopo può avere un’azione protettiva sulle vene, migliorando anche la resistenza delle loro pareti. Per lo stesso principio, può essere scelto per il trattamento topico delle emorroidi.

Quando si può raccogliere il pungitopo?

Pungitopo, bacche

Per quanto si tratti di una pianta spontanea presente in molte aree dello Stivale, il pungitopo non può sempre essere raccolto in natura. In alcune zone del Paese è infatti vietato, poiché considerato una varietà indispensabile per la sopravvivenza del sottobosco e irrinunciabile per la biodiversità. Non a caso, piccoli animali e volatili si nutrono regolarmente delle sue bacche.

Per capire se il pungitopo possa essere raccolto, bisogna informarsi presso gli enti forestali del proprio luogo di residenza, così come alle amministrazioni dei parchi naturali. In caso la raccolta fosse permessa, si procede solitamente da settembre fino all’inverno inoltrato.

Come coltivare il pungitopo in vaso

Coltivare

Proprio poiché non sempre il pungitopo può essere raccolto in natura, perché non acquistarne un esemplare e coltivarlo in vaso – magari esponendolo sul balcone – oppure in un piccolo giardino? Decorerà in modo elegante gli spazi verdi, portando colore e attirando anche piccoli ed utili animaletti.

La pianta può anche essere coltivata per seme o per talea, modalità quest’ultima maggiormente gettonata poiché permette di ottenere un esemplare dalle medesime caratteristiche genetiche dell’arbusto d’origine. Basta tagliare un rametto laterale della pianta, di circa 10 centimetri di lunghezza, e immergerlo in una soluzione di sabbia e torba fino all’apparizione delle radici. Dopodiché, potrà essere trasferito nella sua dimora definitiva. I periodi migliori per questa operazione sono la primavera e l’autunno.

Di seguito, qualche consiglio utile.

Clima ed esposizione solare

Questa pianta è abituata ai climi perlopiù lontani, freschi e non particolarmente assolati. Resiste bene alle gelate, poiché varietà invernale e non teme gli sbalzi di temperatura.

È quindi utile preferire un’esposizione in ombra, o al massimo in mezz’ombra, per ricreare artificialmente la frescura tipica del sottobosco. In estate, pertanto, la pianta dovrà essere posizionata in un luogo particolarmente riparato dal sole.

Terriccio consigliato

Il pungitopo ama i terreni umidi, morbidi o al massimo di medio impasto. Poiché varietà rustica, potrebbe resistere anche ad altre configurazioni di terriccio, ma ciò ne potrebbe limitare la fioritura e l’apparizione delle bacche.

Per la coltivazione in vaso, si consiglia di predisporre sullo sfondo un letto di cocci, ghiaia e palline di argilla espansa. Questo per aumentare il deflusso dell’acqua ed evitare i ristagni, dannosi per il pungitopo.

Cura e manutenzione

Il pungitopo non richiede una grande opera di manutenzione, anche se di tanto in tanto sarà necessario potare i rametti in eccesso. Le annaffiature dovranno essere sporadiche – se all’aperto, possono bastare le precipitazioni di stagione – ma non deve mai mancare una certa umidità. Per questo, all’interno degli appartamenti è utile esporlo in bagno.

Non vi sono grandi parassiti che attaccano il pungitopo, anche se bisognerà sempre controllare la presenza di afidi o cocciniglie. Il rinvaso è possibile, soprattutto quando la crescita è troppo veloce, per garantire alle radici un maggiore spazio di sviluppo.

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