La primula è di certo uno dei fiori più apprezzati. Non solo perché disponibile in oltre 500 varietà e altrettanti colori, ma anche per i significati simbolici legati alla sua rinascita. È infatti una delle piante che anticipa l’arrivo della primavera, con la sua fioritura segna definitivamente la fine della stagione fredda. Già dalla fine di febbraio è possibile notarne qualche esemplare nei prati e nei boschi di montagna, ma che fare per coltivarla in casa?

Prima di passare alla trattazione delle caratteristiche e delle esigenze di questo fiore, è doverosa una precisazione: qualora si volesse coltivarlo a livello domestico, non vanno mai raccolti gli esemplari di bosco. Questo per non alterare la biodiversità e i cicli naturali, impedendone una successiva ricrescita. Ci si rivolga sempre, di conseguenza, ai rivenditori autorizzati.

Primule: cosa sapere prima di coltivarle

Con il termine primula si intende un nutritissimo gruppo di piante appartenenti alla famiglia delle Primulacee: sono più di 500 le varietà disponibili. Originaria e tipica di Europa, Asia e Nord America, il nome deriva dal latino primus, proprio poiché questo fiore è il primo a spuntare con l’avvicinarsi della primavera. La fioritura, infatti, avviene non appena si sciolgono le ultime nevi: dalla fine di febbraio fino ad aprile inoltrato e, in alcuni rari casi, già da gennaio.

In Italia sono molto frequenti le varietà Primula veris, tipica di Alpi e Appennini già dalla fine dell’inverno, ma anche la diffusissima Primula vulgaris e la Primula farinosa, quest’ultima caratterizzata da petali di colore rosa o rosso. Per il commercio, invece, si utilizzano solitamente altre varietà, anche a seconda delle sfumature di tonalità che si vogliono ottenere dal fiore.

Sebbene minime differenze esistano tra una tipologia e l’altra, la primula solitamente privilegia un terriccio morbido e altamente drenante, poiché l’eccesso d’acqua potrebbe far rapidamente marcire le radici. Inoltre, non ama temperature superiori ai 16 gradi: di conseguenza, per la crescita casalinga, sarà necessario scegliere un luogo ventilato ma non ventoso e, fatto non meno importante, non eccessivamente riscaldato. Meglio anche evitare la luce diretta del sole, prevedendo anche un piccolo riparo per le intemperie. Dal punto di vista dell’irrigazione, la pianta gradisce l’umidità non estremamente eccessiva: per regolarsi, di conseguenza, basterà tastare il terreno per verificarne l’eventuale aridità. Infine, ogni paio d’anni è richiesto il rinvaso, affinché il terriccio si rinnovi e con esso le radici. Altrettanto utile sarà la concimazione organica.

Coltivazione in vaso

La coltivazione delle primule a uso ornamentale è solitamente in vaso e, naturalmente, avviene sia tramite i semi che con piantine e germogli. L’operazione può essere effettuata in qualsiasi momento dell’anno, ma è consigliabile scegliere quelle stagioni predilette dalla pianta per il suo sviluppo, quindi l’autunno inoltrato e la fine dell’inverno.

Non vi sono particolari richieste per il contenitore prescelto: si suggerisce un’altezza di almeno 15 centimetri e un diametro almeno pari. Sul fondo del vaso andranno inseriti cocci o ghiaia, affinché si crei un ambiente drenante, e devono essere previsti gli opportuni fori di scarico. Il terriccio deve essere fresco, morbido e non compresso, anche arricchito con compost. La semina avviene solitamente a spaglio e a livello superficiale, quindi con una finissima copertura di terra, ma si possono prevedere anche lievi fori qualora si avesse la necessità di distanziare geometricamente i germogli. Qualora si scegliessero piante da trapiantare, meglio lasciare un 10-15 centimetri orizzontalmente tra un germoglio e l’altro, affinché vi sia uno spazio sufficiente per la crescita delle radici.

Come già specificato, è bene provvedere ogni due anni al rinvaso, mentre la concimazione dovrà essere stagionale e organica. Anche in questo caso, un compost non troppo fibroso potrebbe garantire al vegetale tutte le sostanze nutritive di cui ha bisogno.

6 gennaio 2015
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