Dotare le città di piste ciclabili non è affatto semplice per le amministrazioni comunali: bisogna predisporre i fondi, attivare i lavori stradali, trovare le vie più idonee affinché automobili e due ruote non si intralcino a vicenda. E così, la sequela di problemi che ne derivano disincentivano i comuni all’attuazione di aree apposite, lasciando i ciclisti con un palmo di naso. E se creare una pista ciclabile fosse tanto semplice quando assemblare una costruzione Lego?

È questo il proposito di The Copenhagenize Flow, nome scelto tutt’altro che a caso, in riferimento a una delle città mondiali con più alto tasso di biciclette e di piste ciclabili. Si tratta di semplici blocchi di materiale plastico, assemblabili proprio come la costruzioni dei bambini, per realizzare in poco tempo una tratta per ciclisti a margine della carreggiata. Lo spazio occupato è ridotto, tanto da consentire agilmente il transito sia delle autovetture che delle due ruote sulla stessa via, ma la leggera sopraelevazione dal manto stradale ne garantisce un uso esclusivo per le bici.

Oltre alla facilità di installazione e ai costi contenuti – tali da convincere le amministrazioni anche più scettiche – rispetto alle normali soluzioni si parla di piste ciclabili nettamente più sicure. Le colorazioni sgargianti permettono di individuare i viadotti in un solo colpo d’occhio, senza alcuna confusione per gli automobilisti. Il materiale utilizzato poi, oltre a impedire che le vetture a quattro ruote invadano la corsia, è anche indicato per minimizzare i danni da caduta rispetto all’asfalto.

Realizzati in plastica e legno riciclato, i blocchi di The Copenhagenize Flow assicurano poi una grande tenuta, con una buona durata nel tempo e una resistenza più che ottima agli agenti atmosferici, pioggia e ghiaccio compresi. Progettate dal collettivo Copenhagenize Design Company, le “costruzioni ciclistiche” mirano soprattutto a quei comuni ancora incerti, per quelle “città che vogliono testare i benefici di un’infrastruttura per biciclette separata prima di investire in soluzioni permanenti”. E con un decimo del costo a singolo chilometro rispetto agli interventi perenni, così come il CEO Mikael Colville-Anderson sottolinea, chissà che anche molte amministrazioni dello Stivale non si convertano alla pedalata.

23 novembre 2013
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