Il pane di Altamura, uno dei migliori prodotti DOP d’Italia, tra le eccellenze del patrimonio gastronomico pugliese, rischia di scomparire dalle nostre tavole. Una scomparsa non da poco, dal momento che questo pane è l’unico pane italiano ad aver ottenuto il marchio DOP dall’Europa. A lanciare l’allarme sul rischio estinzione del pane di Altamura è il Parco nazionale dell’Alta Murgia, negli ultimi mesi impegnato insieme a Legambiente in un censimento delle antiche varietà di grano autoctone nelle aziende agricole presenti sul territorio pugliese.

In occasione del Festival della ruralità, incentrato quest’anno su pane e vino, due prodotti d’eccellenza della Puglia, gli ambientalisti hanno spiegato che la scomparsa delle antiche sementi, considerate poco produttive in rapporto a quelle “commerciali” vendute dalle multinazionali, potrebbe mettere in serio pericolo la produzione del pane di Altamura, così come lo conosciamo. La cinque giorni, dedicata all’agricoltura locale praticata in modo sostenibile e seguendo le antiche tradizioni contadine, è stata l’occasione per presentare i risultati preliminari di un’analisi sui grani antichi autoctoni ancora coltivati, senza contaminazione e incroci, dagli agricoltori dell’Alta Murgia. I dati raccolti sono sconfortanti: appena il 2% delle 370 aziende agricole presenti nell’area del Parco possiedono i semi in purezza.

Tra gli ingredienti base del pane di Altamura figurano antiche varietà di grano duro, come l’appulo, l’arcangelo, il duilio e il simeto. Tutte rischiano di non essere più coltivate, non soltanto per la comparsa di sementi più produttive e redditizie, ma anche perché non adatte ai nuovi macchinari agricoli, settati sui grani moderni. Il Parco Nazionale dell’Alta Murgia accusa anche le multinazioni OGM di voler vedere sparire per sempre gli antichi grani, a vantaggio delle nuove varietà su cui hanno il monopolio.

A rischio non c’è soltanto il pane di Altamura, ma tanti altri prodotti agricoli pugliesi, tipici e unici, ricchi di sapore e storia: dalle lenticchie giganti di Altamura ai ceci neri di Cassano delle Murge, dalle cicerchie dell’Alta Murgia ai ceci rossi di Gravina di Puglia. In pericolo anche il noto grano Senatore Cappelli, con cui si producono pasta fresca e pani saporiti, altamente nutrienti e più facilmente digeribili rispetto alle varietà moderne, troppo raffinate e private di crusca e germe di grano, benefiche per l’intestino. Non dimentichiamo, infatti, che perdere il patrimonio di biodiversità alimentare non significa soltanto omologarsi a sapori piatti e insignificanti, ma anche rinunciare ai nutrienti e alle proprietà salutari che solo i grani coltivati rispettando la natura, la stagionalità e le tradizioni possiedono.

Il presidente del Parco, Cesare Veronico, fa notare inoltre che gli antichi grani sono più resistenti ai cambiamenti climatici, ai parassiti e alle malattie, e richiedono dunque l’impiego di quantità inferiori di pesticidi e farmaci. Il Parco ha deciso di affiancare i contadini che si stavano “globalizzando” per sostenerli nella coltivazione delle antiche varietà di grano. Come ha concluso Veronico:

La strada per completare questo percorso è ancora lunga. I primi dati della ricerca sulle sementi originarie, pur indicando un’inversione di tendenza, ci dicono che molte varietà di grani, ortaggi, legumi sono sull’orlo dell’estinzione. C’è molto lavoro da fare per riportare i contadini a utilizzare sementi tradizionali e far capire che alla lunga è più conveniente proporre sul mercato prodotti dai sapori unici e irripetibili, piuttosto che cibi massificati.

29 maggio 2014
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I vostri commenti
Eva, giovedì 29 maggio 2014 alle19:21 ha scritto: rispondi »

Forse l'incrementare delle persone che scelgono un alimentazione vegana o vegetariana potrebbe salvare questi tipi di grano. Io lavorerei su quello e le grandi aziende dovrebbero promuovere questi altri tipi di farine.

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