Joseph Hubertus Pilates nacque in Germania il 9 dicembre del 1883 a Monchengladbach, nei pressi di Düsseldorf. Figlio di padre ginnasta e madre naturopata, modificò il suo cognome da Pilatu (di origine greca, come lo stesso J.H.P.) in Pilates. Il futuro inventore dell’ominimo metodo era di costituzione tutt’altro che imponente, risultando al contrario piuttosto gracile nonché soggetto ad asma, rachitismo e febbre reumatica. Fu proprio la sua condizione a spingerlo verso un’intensa attività fisica e uno studio approfondito delle tecniche di rilassamento orientali.

L’adolescenza Joseph H. Pilates è votata soprattutto all’attività di body building, che gli valse la richiesta di posare per una carta anatomica del corpo umano. Tra i suoi interessi di gioventù anche diverse discipline atletiche, lo sci e l’immersione subacquea. Coltivò inoltre la passione per la boxe.

Nel 1912 si spostò in Inghilterra dove divenne istruttore di autodifesa presso una scuola di polizia locale. Qui ebbe modo di praticare anche la carriera circiense e divenire una vera e propria star nel mondo del circo.

La Grande Guerra e nascita del “metodo Pilates”

Allo scoppiare della Prima Guerra Mondiale J.H. Pilates viene internato in un campo per “nemici stranieri” nel Lancaster. Questo non lo fermò dal continuare ad allenarsi e ad affinare il proprio metodo di allenamento, al quale si sottoposero anche i suoi connazionali.

Durante tale periodo si dedicò anche al wrestling e alla lotta libera. Fu in questo periodo che iniziò a definire gli esercizi originali che sarebbero stati parte integrante del futuro Metodo Pilates, da lui stesso codificato all’interno del volume “Contrology” (la cui pubblicazione avverrà perà soltanto alcuni anni più tardi).

Pilates venne poi trasferito in un campo nell’Isola di Man, dove si trovò ad avere a che fare con militari feriti e con forti handicap fisici. Qui si trovò di fronte alla necessità di mettere a punto dei macchinari utili a migliorare il recupero dei pazienti, alcuni dei quali da tempo immobilizzati a letto. Alcuni di questi strumenti divennero poi parte integrante del suo sistema di esercizi.

Un primo seppur non ufficiale riconoscimento della validità del suo metodo arrivò per Pilates nel 1918, quando un’epidemia di influenza uccise migliai di inglesi, ma nessuno di coloro che si erano sottoposti al suo sistema di allenamento.

L’incontro con la danza e Contrology

Terminato il conflitto, Joseph Pilates torna in Germania nei primissimi anni venti. Qui si stabilisce ad Amburgo, dove viene reclutato dalla polizia locale come istruttore fisico degli agenti. Intorno al 1925 conosce il ballerino Rudolph von Laban, che inserì nel proprio sistema di registrazione scritto del balletto molte delle intuizioni e tecniche sviluppate da Pilates. La ballerina Mary Wigman integrò alcune tecniche di Pilates nella fase di riscaldamento delle proprie lezioni di danza.

Nel periodo successivo arriverà da parte del governo tedesco l’invito ad allenare l’esercito. Una proposta che Pilates rifiuterà perché preoccupato dall’orientamento intrapreso dalla Germania in seguito all’affermazione nazista. Ciò lo porterà inoltre a emigrare negli Stati Uniti, dove rimarrà fino alla morte.

La definitiva consacrazione

Giunse a New York nel 1926, dove fondò la sua palestra al 939 della Eight Ave insieme alla seconda moglie Clara (conosciuta durante il viaggio verso gli USA). Lo studio si trovava nello stesso stabile al cui interno vi erano varie scuole di danza. Clienti di Pilates divennero, tra gli altri, gli allievi di ballerini quali George Balanchine e Martha Graham.

Pubblica nel 1934 il suo primo libro, intitolato “Your health: a corrective system of exercising that revolutionizes the entire field of physical education”. È invece del 1945 il secondo, un vero e proprio manuale all’interno del quale sono spiegate le tecniche di esecuzione dei suoi 34 esercizi di base, il cui titolo è “Return to life through contrology”.

Nel corso degli anni il suo successo all’interno del panorama della danza crebbe e molti celebri ballerini si affidarono al suo sistema di allenamento. Morì il 9 ottobre del 1967, due mesi prima di compiere il suo 84esimo compleanno. La sua palestra venne gestita dalla moglie Clara fino al 1977, quando anch’ella morì. Fu allora una delle sue allieve migliori, Romana Kryzanowska, a portarne avanti il lavoro (già direttrice a partire dal 1970).

22 marzo 2016
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