Nonostante le polemiche che si sono susseguite a livello mondiale, e da diversi anni a questa parte, sta per tornare il Festival di Yulin dedicato alla carne di cane. Una tradizione che non trova freno in Cina, nonostante dall’opinione pubblica locale giunga una sempre più frequente indignazione. Un’usanza che porterà in pochi giorni alla macellazione di migliaia di quadrupedi, molti dei quali in mattatoi di fortuna e senza le minime norme etiche e igieniche. Qualcosa, seppur ancora poco, si muove sul fronte delle autorità cinese: per l’imminente edizione, infatti, pare sia stata vietata la macellazione in strada.

Il cambiamento arriva a seguito di una lettera aperta scritta da Michael Tien Puk-sun, un deputato di Hong Kong, il quale ha richiesto un intervento urgente al governo centrale della Cina per evitare, o quantomeno ridurre, la mattanza di cani. Sebbene le autorità locali non sembrino disposte a vietare il festival in toto, quantomeno la lettera avrebbe avuto l’effetto di mettere al bando la macellazione in strada, una delle pratiche più cruente di questa ricorrenza. Un fatto che non solo permetterà, almeno sulla carta, di garantire norme di sicurezza e igieniche maggiori, ma che potrebbe anche ostacolare gli illeciti. Le strutture di macellazione locali non sarebbero infatti sufficienti per gestire così tanti cani e, se il divieto stradale verrà effettivamente fatto rispettare, non si esclude che migliaia di esemplari possano scampare la morte.

Sebbene si tratti di una misura tutt’altro che sufficiente per interrompere la tradizione cinese, le istituzioni locali spiegano come sia un primo e fondamentale passo. Sembra, infatti, non sia possibile vietare il festival tout court poiché mancano esplicite norme centrali sull’esclusione del consumo di carne di cane, così le autorità locali non possono far altro che intervenire su illeciti secondari, quali appunto le modalità di macellazione e l’igiene dei luoghi.

Il Festival di Yulin, come già anticipato, da anni accende l’indignazione del mondo, in particolare dei paesi Occidentali, dove i cani sono considerati esclusivamente animali da compagnia. Le condizioni di questi animali sono spesso molto precarie: chiusi in grande numero in gabbie ristrette, e spesso sottratti da giardini e abitazioni, vengono sovente scuoiati vivi e lasciati morire fra atroci sofferenze. Humane Society International, attiva sul territorio da tempo per il salvataggio e il trasferimento all’estero di molti cani, ha raccolto una petizione collezionando ben 11 milioni di firme. Lo scorso altro, molte personalità dello spettacolo e del cinema hanno prestato la loro immagine per sensibilizzare l’opinione pubblica cinese.

16 giugno 2016
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