Produrre energia solare nello spazio, rifornendo anche i luoghi della Terra più remoti e non raggiunti dalla rete elettrica: è una sfida ambiziosa raccolta da tempo dalla scienza, giunta di recente a un punto di svolta grazie all’apporto della marina USA.

Le forze armate americane hanno a disposizione competenze, attrezzature e fondi per rivoluzionare la produzione energetica globale in chiave sostenibile. Da sempre la United States Navy ha investito nella ricerca sulle rinnovabili con una particolare attenzione al solare, per poter ricaricare dispositivi anche nelle aree desertiche e nei posti più sperduti in cui si compiono gran parte delle missioni di guerra.

I fossili non sono mai stati grandi amici dei militari, costantemente alla ricerca di fonti rinnovabili e meno costose da sfruttare in contesti bellici e nelle missioni di pace. Di recente il Dr. Paul Jaffe, ingegnere spaziale presso il Naval Research Laboratory, ha avviato un progetto per produrre energia solare nello spazio, al costo finale, molto competitivo, di 10 centesimi per chilowattora. Al momento l’unico nodo da sciogliere per raggiungere l’obiettivo riguarda le modalità di trasmissione dell’energia.

Per quanto riguarda la produzione di energia solare nello spazio la tecnologia utilizzata nelle missioni spaziali è già disponibile. Lo stesso vale per le attrezzature necessarie ad assemblare i pannelli solari nello spazio: i robot che possono assolvere a questo compito non mancano di certo.

Jaffe sta lavorando inoltre alla messa a punto di due pannelli solari più sottili e leggeri, facili da trasportare nello spazio, uno a forma di fisarmonica e uno richiudibile come un sandwich, entrambi altamente efficienti. Nei test effettuati in una camera che riproduce l’ambiente tipico dello spazio il modello a fisarmonica è risultato quattro volte più efficiente di quello a forma di sandwich.

Resta da sciogliere solo il nodo, abbastanza intricato, della trasmissione sulla Terra dell’energia solare prodotta nello spazio. Gli ingegneri della Marina Americana si mostrano ottimisti. A dar loro speranza è anche la previsione rosea dell’International Academy of Astronautics: entro 30 anni l’energia solare nello spazio sarà realtà.

14 marzo 2014
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I vostri commenti
salvatore, giovedì 12 febbraio 2015 alle11:08 ha scritto: rispondi »

lo sfruttamento del solare nelle sue infinite applicazioni facilmente intuibili meraviglia per la non commercializzazione popolare :Questo è un chiaro segno che ci sono rilevanti interessi economici a mantenere lo statu quo:un esempio mio nonno 50 anni fa nella sua casa al mare aveva costruto un tubo di rame fatto a spirale del diametro di due metri che installato sul lastrico solare della casa ci consentiva durante il giorno di fare docce di acqua caldissma a costo zero.

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