Il tanto atteso decreto sugli incentivi alle FER non fotovoltaiche è prossimo alla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, ma l’industria delle rinnovabili italiana non può ancora tirare un sospiro di sollievo. A preoccupare le associazioni dei produttori di energia pulita sono le ultime modifiche subite dal testo del provvedimento.

Il decreto del MiSE, attualmente in fase di revisione finale da parte del Ministero dell’Ambiente e di quello dell’Agricoltura, ha subito una variazione all’articolo 32. Per effetto della modifica i produttori di energia da biomasse potranno optare per il regime generale della formula di conversione dei CV a tariffa solo a partire dal 1° luglio 2016, invece che dal 1° gennaio 2016.

La modifica rischia di provocare pesanti ripercussioni sulla filiera delle rinnovabili, già provata dal ritardo accumulato dal decreto e dal quadro normativo instabile. Nel documento l’Associazione EBS, assoRinnovabili, Assoelettrica, Anpeb, e Assodistil chiedono ai legislatori di ripristinare immediatamente la precedente decorrenza. In caso contrario i produttori di energia elettrica da biomasse solide e bioliquidi sostenibili vedrebbero posticiparsi la possibilità di accedere agli incentivi, concessi alle fonti rinnovabili che beneficiavano dei Certificati Verdi.

Le associazioni non nascondono il loro malcontento e reputano incomprensibile la modifica dell’ultima ora apportata dai tecnici. L’opzione contenuta nel testo già approvato dalla conferenza Stato-Regioni decorreva dal 1° gennaio 2016. La bozza di recente aveva superato anche l’esame della Commissione Europea, chiamata a pronunciarsi su eventuali violazioni delle direttive in materia di aiuti di stato.

Per le associazioni la modifica al decreto FER è l’ultimo di una serie di ostacoli disseminati dal Governo sul percorso delle rinnovabili:

La dilazione temporale rappresenta l’ennesimo elemento di incertezza per il settore e ne impedisce un razionale sviluppo.

La modifica arriva in un momento cruciale per gli investimenti nel settore delle biomasse. I produttori avevano già pianificato la produzione e negoziato i contratti di approvvigionamento basandosi sulla precedente versione del decreto.

La dilazione causerebbe ingenti perdite economiche e occupazionali alla filiera agro-forestale italiana. Le associazioni si sono dette pronte a collaborare con le istituzioni per individuare una soluzione tempestiva:

Ci rendiamo immediatamente disponibili a un confronto sul tema, attraverso la celere istituzione di un tavolo tecnico ad hoc, al fine di non causare ulteriori ritardi nell’iter di approvazione e pubblicazione del decreto.

13 maggio 2016
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