Il momento dei saluti finali prima del viaggio verso il ponte dell’arcobaleno coincide con l’attimo più difficile, per chi possiede un animale domestico. In particolare se la morte non giunge in modo naturale, ma necessita di un sostegno di tipo veterinario, quindi anche di una decisione da parte del proprietario. La testimonianza del dr. Andy Roark è importante: in qualità di medico veterinario, ha saputo riportare dubbi e angosce legate all’eutanasia. Come sostiene, lo stesso addormentare un animale forse non è il momento più complicato, certamente il più doloroso: il più arduo equivale al comunicare al proprietario la presenza di una malattia e la sua gravità. In particolare se questa è mortale e nessuna terapia potrà bloccare la corsa verso la fine.

Le emozioni che coinvolgono i proprietari, ma anche il veterinario stesso, sono sempre forti e strazianti. Soprattutto se l’animale è seguito da tanti anni e quindi ormai di casa presso lo studio medico. Come la storia del Rottweiler di 8 anni e di nome Stone che, condotta all’ambulatorio per una leggera zoppia, ha rivelato un osteosarcoma. L’animale, non di certo un grande amante delle cliniche, ha dimostrato il suo disappunto durante la manipolazione della zampa dolorante. Ma l’esito degli esami si è rivelato al pari di una doccia fredda, di difficile assorbimento, aggravato dall’impossibilità di agire chirurgicamente. A Stone sono state somministrate cure palliative che hanno ammorbidito lievemente il dolore prima della decisione finale. La domanda che attanaglia sempre ogni proprietario prima di staccare la spina è sempre la stessa:

Come faccio a sapere quando è il momento?

Ogni situazione è diversa dalle altre, quindi non può esistere una regola universale, una decisione e un momento standard da applicare a tutti i casi. Importante fare proprie le indicazioni del veterinario, specialmente se di fiducia o di lunga data, quindi affidarsi anche al sostegno di una persona amica esterna alla situazione. La visuale risulterà più obiettiva e onesta, rispetto al coinvolgimento emotivo del proprietario stesso. C’è il rischio di proseguire in terapie lunghe, faticose e inutili per la salute dell’animale.

Bisogna sondare il terreno interrogandosi su alcuni aspetti, ad esempio comprendere se è giunto il momento per l’eutanasia, se questa scelta crea ansie, paure, preoccupazioni in prima persona e per chi ci è accanto. Inoltre se questa scelta è messa in atto per l’interesse dell’animale stesso, oppure se il rinviare non sia la conseguenza di una difficoltà profonda legata all’addio finale. Per questo può risultare utile valutare la qualità di vita del nostro amico, ad esempio confrontando cinque attività che solitamente ama affrontare con la situazione attuale legata alla malattia. Se tre di queste non sono più parte integrante della quotidianità, è bene considerare l’idea dell’eutanasia.

Ma anche monitorare l’andamento mensile del nostro amico di affezione, segnando in agenda le giornate considerate buone e quelle cattive. Un diario dove annotare anche i livelli di dolore con e senza medicinali, la possibilità di essere autonomi, quindi puliti e idratati. Infine la capacità di camminare e stare in piedi, ovvero la motilità. Il vostro amico potrà affrontare un momento difficile legato alla malattia, che con la cura giusta potrebbe essere superato. Ma in caso di patologie gravi e terminali, o della fase finale della loro vita data dall’età, è importante considerare prima il loro benessere per mettere in atto la decisione migliore.

3 novembre 2014
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