Le bacche di Maqui, conosciute anche come il mirtillo della Patagonia, sono uno dei rimedi naturali più chiacchierati negli ultimi tempi sui social network: dall’elevato potere antiossidante, pare possano risolvere numerosi disturbi. Quali sono le loro caratteristiche e da dove arriva tutta questa attenzione mediatica?

L’Aristotelia chilensis – questo il nome scientifico del vegetale – è una pianta della famiglia delle Elaeocarpaceae diffusa nelle foreste temperate del Cile e dell’Argentina. L’arbusto, pur mantenendo un fusto mediamente sottile, può raggiungere i 5 metri d’altezza e produce delle particolari bacche violacee, dal sapore lontanamente simile al sambuco. Pur essendo una pianta sempreverde, la produzione del frutto – quello che si utilizza agli scopi di cura – è molto lenta: ci vogliono più di 5 anni per raggiungere un raccolto di circa 10 chili. Di seguito, le proprietà e gli usi più comuni.

Proprietà

Bacche di Maqui, albero

Bacche di Maqui, Wikipedia

Sebbene siano da sempre sfruttate dalle popolazioni locali, nel resto del mondo le bacche di Maqui hanno acquisito una fama decisamente recente. I frutti della pianta sarebbero caratterizzati da un potente potere antiossidante, tanto che in molti han già ribattezzato il rimedio come “bacca dei miracoli”, tuttavia a livello scientifico non sono ancora emerse sufficienti conferme ai supposti effetti straordinari.

A livello di principi attivi, le bacche sono ricche di antocianine, soprattutto le delfinidine: dei flavonoidi solitamente utili ai vegetali per combattere le radiazioni ultraviolette del sole. Sono proprio questi flavonoidi a dimostrare peculiarità antiossidanti, nonché un potere antibatterico contro agenti patogeni vegetali. Oltre a questi elementi, si rileva un’alta concentrazione di vitamine, in particolare dei gruppi E e B. Simili caratteristiche avvicinano le bacche di Maqui ad altre dagli effetti sovrapponibili, come quelle di Goji, le Acai e il ribes.

Come spiegato nel prossimo paragrafo, le applicazioni possibili sono le più disparate e spaziano dal contrasto ai radicali liberi alla riduzione naturale del colesterolo cattivo. Date le limitate evidenze scientifiche, nonché la possibile comparsa di effetti collaterali, l’assunzione dovrebbe essere sempre concordata con il proprio medico curante, anche per evitare spiacevoli controindicazioni.

Usi comuni

Bacche di Maqui, dettaglio

Inao via Flickr

Le peculiarità curative delle bacche di Maqui sono definite dai loro principi attivi e nutritivi, come spiegato poc’anzi. In particolare, già ben noto è l’effetto della vitamina E per contenere tutti quei problemi dovuti all’invecchiamento e ai radicali liberi, dalla cura della pelle alla caduta dei capelli. Le applicazioni di questa pianta, tuttavia, non si limitano a questi unici campi. Le dosi per l’assunzione variano da persona a persona, a seconda del disturbo che si intende trattare, e non possono prescindere dal consiglio di uno specialista. Di seguito gli usi più famosi, solitamente in infuso, in succo o tramite integratori alimentari:

  • Colesterolo: le antocianine pare stimolino la produzione di colesterolo HDL, riducendo di conseguenza quello LDL, potenzialmente dannoso per arterie e coronarie;
  • Invecchiamento: data l’azione di contrasto dei radicali liberi e le proprietà antiossidanti, le bacche di Maqui potrebbero limitare la degenerazione cellulare dovuta all’età. Un effetto che sarebbe più evidente a livello estetico, dalla consistenza e tonicità della pelle passando per la perdita dei capelli. All’interno dell’organismo, così come qualsiasi altra sostanza antiossidante presente in natura, si sta vagliando l’ipotesi il frutto possa manifestare qualche azione preventiva contro le cellule tumorali, tuttavia a oggi non sono state rilevate conferme in questo senso;
  • Infiammazioni: sembra che le bacche mostrino un blando potere antinfiammatorio, soprattutto a livello delle mucose orali e delle prime vie respiratorie, utile per il trattamento dei malanni stagionali ricorrenti dell’inverno;
  • Dimagrimento: tradizionalmente si associa al rimedio la capacità di bruciare i grassi più velocemente, quindi non capita di rado venga consigliato nelle diete dimagranti per rendere più agevole lo smaltimento dell’adipe in eccesso. Di questa funzione, tuttavia, al momento non esistono conferme scientifiche.

Effetti collaterali e controindicazioni

A oggi non esistono sufficienti studi sui possibili effetti collaterali, così come anche sulle precise controindicazioni, derivanti dall’assunzione delle bacche di Maqui. Per questo motivo la somministrazione deve essere effettuata con estrema cautela e sempre dopo aver vagliato il parere del medico curante. Inoltre, non essendone ancora note le interazioni, sarebbe meglio evitare il ricorso in concomitanza con altre cure farmacologiche, in particolare medicinali per la riduzione dei livelli di colesterolo, poiché il rimedio ne potrebbe aumentare gli effetti. Sebbene manchi una precisa rappresentatività statistica, diversi consumatori hanno lamentato stipsi introducendo le bacche di Maqui nella loro dieta: si tratta di un effetto collaterale probabilmente compatibile con le caratteristiche astringenti del ritrovato.

13 luglio 2014
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I vostri commenti
rosanna, martedì 12 gennaio 2016 alle19:10 ha scritto: rispondi »

Vorrei sapere chi fa uso di coumadin può prendere il maqui?

patrizia, venerdì 26 giugno 2015 alle6:41 ha scritto: rispondi »

buongiorno sono patrizia vorrei sapere io prendo gia' le le cpr bacche di goji se assumo anche le bacche di maqui ci sono controindicazioni grazie aspetto fiduciosa una vostra risposta

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