Vivisezione? Inutile e antiscientifica

Vivisezione? Inutile e antiscientifica

Dati di studio dimostrerebbero la non scientificità della vivisezione e della sperimentazione sugli animali. Persino il lancio di una moneta risulterebbe più sicuro

Nel 1976 Rizzoli pubblicava il libro di Hans Ruesch dal titolo “L’imperatrice nuda”. Poco tempo dopo, la stessa casa editrice ritirava il libro dal commercio. I motivi? Difficile dirlo con precisione, ma dato che l'”imperatrice” di cui si parlava era l’industria medico-farmaceutica, fortissima fu l’impressione di una censura.

L’italiano di origini svizzere, già pilota automobilistico, Ruesch spese da allora tutta la sua vita a ribadire quanto era stato pubblicato già in quel primo libro. Tesi principale di tutta la sua opera è l’inutilità della vivisezione e in generale della sperimentazione sugli animali. In particolare – e Ruesch ha speso una vita a sottolinearlo – non si tratta di una critica “morale”, ma scientifica: le risposte fisico-chimiche di specie differenti non sono comparabili.

In altre parole, se una sostanza non è ad esempio nociva sui ratti, non significa che non lo possa essere comunque per l’uomo.

I libri di Ruesch sono stati spesso messi al bando dal dibattito pubblico, molto sensibile alle critiche di stampo morale alla vivisezione, ma poco propenso a concedere spazio a quelle che provavano a inoltrarsi nel campo dell’analisi scientifica. Per lo più, l’autore è stata “archiviato” sotto la voce “estremista anti-vivisezionista”.

La notizia del giorno è che le poche associazioni che esprimono gli stessi concetti stanno riuscendo finalmente a ottenere un po’ di spazio anche sui media. A Roma durante la conferenza “L’errore nella ricerca biomedica”, André Menache, medico veterinario e direttore di Antidote Europe, ha infatti dichiarato:

Numerosi studi hanno comparato la tossicità di un farmaco negli animali con le reazioni avverse al farmaco osservate in pazienti umani. La correlazione tra i due ordini di dati in media è del 30%, il che rende i test sugli animali persino meno affidabili del lancio di una monetina.

Il dato è dimostrato anche dalle numerose morti che avvengono nei Paesi occidentali per reazioni avverse ai farmaci. Questi decessi occupano il quarto posto tra le cause di morte dopo infarto, tumore e ictus.

Abbandonando i test sugli animali potremmo finalmente destinare risorse più adeguate allo sviluppo e al perfezionamento dei metodi di ricerca basati sull’uomo, attualmente predittivi solo al 75%, rendendoli ancora più accurati e affidabili.

Dello stesso parere anche Fabrizia Pratesi De Ferrariis, coordinatrice del Comitato scientifico Equivita:

Ogni specie reagisce in modo diverso basti pensare che perfino ratti e topi, specie strettamente imparentate, offrono risposte differenti tra di loro nel 60% dei casi. È un errore metodologico considerare gli animali modelli attendibili per l’uomo.

Non è un caso che proprio Equivita sul suo portale consigli, fra gli altri, i libri di Ruesch. Chi scrive consiglia vivamente la lettura dell’ultimo testo pubblicato dall’autore italo-elvetico prima di morire: La Figlia dell’Imperatrice, edizione Stampa Alternativa. Un testo a volte eccessivo nelle polemiche, ma preziosissimo per comprendere a fondo l’intreccio d’interessi fra il capitalismo più becero e le sperimentazioni sugli animali, che tante sofferenze ha creato sia al mondo animale, sia al genere umano.

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