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Stelle cadenti a maggio, quando e come vederle

Stelle cadenti Eta Acquaridi nel cielo di maggio, ecco quando sarà possibile vederle e come osservare l'evento astronomico.

Stelle cadenti a maggio, quando e come vederle

Fonte immagine: Foto di Manuel-H da Pixabay

Tornano le stelle cadenti nel cielo di maggio. Questa sarà la volta delle Eta Acquaridi, uno sciame di meteore che renderà particolarmente affascinanti le prossime notti. Un evento astronomico che avrà il suo momento di massima intensità questa settimana.

Le Eta Acquaridi sono formazioni celesti che si ritiene abbiano avuto origine dal passaggio della Cometa di Halley, transitata all’interno del sistema solare nel 1986. Si tratta di un fenomeno astronomico che risulta visibile dalla Terra, ogni anno, a partire dal mese di aprile, ma che vive il suo momento di massimo splendore intorno al 6 maggio.

Stelle cadenti Eta Acquaridi, quando e come vederle

Proprio il 6 maggio coinciderà quest’anno con il momento di massima intensità del fenomeno. Secondo la NASA sarà possibile osservare fino a 20 stelle cadenti ogni ora. L’evento astronomico sarà presente anche in questi giorni e fino al termine della settimana, pur con una frequenza ridotta rispetto al picco di giovedì.

La NASA ha riportato anche le istruzioni relative a come vederle. Sconsigliato l’utilizzo di binocoli o telescopi, secondo l’ente spaziale statunitense l’ideale sarà osservarle a occhio nudo. Sarà sufficiente sedersi comodamente in una zona con scarsa illuminazione e guardare verso la costellazione dell’Acquario, come suggerisce il Royal Museums Greenwich:

La costellazione dell’Acquario – centro da cui si irradiano le Eta Acquaridi – è alta nel cielo nell’emisfero australe più di quanto lo sia nell’emisfero settentrionale. Nell’emisfero settentrionale le Eta Acquaridi sono più facilmente visibili come “earthgrazers”.

Le earthgrazers sono meteore dalla coda lunga che sembrano sfiorare la Terra in prossimità dell’orizzonte. Per le condizioni migliori, trovate un posto lontano dalle luci stradali o altre fonti di inquinamento luminoso.

Fonte: NASA

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