Sostenibilità

Siccità, allarme Finapp: neve quasi finita sulle Alpi e pianure sempre più aride

Campo arido con terreno screpolato e sonda di monitoraggio, sullo sfondo montagne in foschia
Terreno spaccato dal caldo e sonda di monitoraggio: l’immagine richiama l’allarme siccità tra pianure aride e neve alpina in calo.

L’Italia, nel pieno di una nuova ondata di calore a luglio 2026, fa i conti con un peggioramento dello stato di salute idrica del Paese: a segnalarlo è Finapp, startup innovativa nata nel 2019 come spinoff dell’Università di Padova, che ad Adnkronos ha tracciato un primo bilancio di stagione sulla base delle rilevazioni effettuate con sonde capaci di misurare l’acqua nel suolo e nella neve attraverso raggi cosmici e fisica dei neutroni.

Neve sulle Alpi quasi esaurita: cosa dicono le rilevazioni Finapp

La fotografia, spiegano gli esperti di Finapp, è piuttosto netta: la neve sulle Alpi si è ormai quasi del tutto esaurita, “anche alle quote più elevate”, dopo settimane segnate da temperature alte e giornate senza tregua. È un passaggio che pesa, perché il manto nevoso rappresenta una delle principali riserve naturali d’acqua per l’estate, quella che alimenta gradualmente fiumi e corsi d’acqua attraverso la fusione.

Le sonde della startup padovana, installate in diverse aree del territorio, permettono di misurare il contenuto idrico senza scavare né alterare il terreno. Il principio, raccontano i tecnici, sfrutta i neutroni prodotti dai raggi cosmici: più acqua è presente nel suolo o nella neve, più cambia il segnale rilevato. Un metodo fisico, non una stima a occhio. E proprio questi dati, nelle ultime settimane, indicano una riduzione rapida della disponibilità idrica in quota.

Suoli di pianura aridi e quadro peggiorato rispetto a maggio

In parallelo alla scomparsa della neve, i suoli di pianura stanno mostrando condizioni di forte aridità, con un’umidità molto più bassa rispetto ai mesi primaverili. “Il quadro è peggiorato rispetto a maggio”, hanno spiegato gli esperti, indicando nelle ondate di calore il fattore che ha accelerato l’evaporazione e aumentato il fabbisogno idrico della vegetazione.

Il problema, in campagna, si vede spesso prima nei dettagli: terreni più compatti, colture sotto stress, irrigazioni anticipate rispetto al calendario abituale. Secondo le rilevazioni citate da Finapp, la tendenza riguarda gran parte del territorio nazionale e segnala una progressiva riduzione della risorsa idrica disponibile. Non è una previsione stagionale, precisano dalla società. È una fotografia del momento, scattata dopo le prime fasi più calde dell’estate.

Nord, Centro e Sud: il nodo del distretto del Po

Le alte temperature hanno interessato tutte le macroaree italiane, ma con differenze legate alle condizioni di partenza. Il Mezzogiorno, spiegano gli esperti, era arrivato all’inizio dell’estate con una situazione meno deficitaria rispetto al Nord e conserva quindi un margine maggiore di risorsa idrica. Quel vantaggio, però, potrebbe ridursi se il caldo dovesse proseguire senza piogge consistenti.

Nel Distretto idrografico del fiume Po, la situazione appare più delicata. Qui la combinazione è doppia: la neve in montagna è praticamente scomparsa e i terreni della Pianura Padana mostrano condizioni di siccità marcata. È una somma che preoccupa tecnici e gestori, perché viene meno il contributo della fusione nivale proprio nei mesi in cui il sistema agricolo, industriale e civile chiede più acqua. In altre parole: meno riserva naturale, più domanda.

Agricoltura, industria e usi civili: cresce la pressione sulle riserve

Le conseguenze riguardano prima di tutto l’agricoltura, che in molte aree avrebbe bisogno di un apporto significativo d’acqua per riportare i suoli verso condizioni favorevoli alle colture. Quest’anno, però, non si potrà contare in modo sostanziale sulla neve alpina, tradizionale serbatoio estivo. L’acqua dovrà arrivare soprattutto da invasi, dighe e altre riserve artificiali.

Finapp precisa di misurare direttamente il contenuto d’acqua nei suoli e nella neve, ma non il livello di riempimento degli invasi. Per questo, la gestione delle risorse disponibili diventa un passaggio centrale: bisognerà tenere insieme le esigenze dei campi, quelle del comparto produttivo e gli usi domestici, senza consumare troppo presto le scorte. “Ogni prolungamento delle alte temperature in assenza di precipitazioni”, hanno avvertito gli esperti, può aumentare la pressione sulla risorsa. Solo allora, con piogge diffuse e ben distribuite, il bilancio potrebbe cambiare davvero.

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