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Salvare i rinoceronti: ecco come avviene una decornazione in Sudafrica

Salvare i rinoceronti: ecco come avviene una decornazione in Sudafrica

Fonte immagine: Simone Cosimi

Abbiamo assistito al taglio del corno di un rinoceronte, una pratica attuata per fermare i bracconieri.

Abbiamo partecipato a una missione della no profit “Rhinos without borders” finanziata dall’International Rhino Foundation nella riserva Mun-Ya-Wana, nel Sudafrica sudorientale: un esemplare di rinoceronte bianco è stato rintracciato e sedato per impiantare due geolocalizzatori (uno alla zampa di vecchio tipo e uno, più sofisticato e dotato di ricevitore e trasmettitore Gps, all’orecchio) e praticare la complicata (ma salvifica) pratica della decornazione, la rimozione del corno.

La caccia dei bracconieri è così sanguinaria (oltre 7.100 esemplari sono stati uccisi in Sudafrica in dieci anni, spesso lasciati morire sfigurati e dissanguati) che una delle strategie per proteggere questi affascinanti ungulati, oltre al complicato trasferimento in Botswana dove il contesto naturalistico della singolare pianura alluvionale del delta del fiume Okavango promette maggiore protezione, è quello di renderli inappetibili ai trafficanti segando periodicamente il corno, composto di cheratina, la stessa sostanza delle unghie, dei peli e dei capelli.

D’altronde il valore del corno sul mercato nero arriva fino a 95mila dollari al chilo, più della cocaina. Considerando che può raggiungere anche un metro e mezzo di lunghezza e può pesare anche cinque chili, il valore di un singolo pezzo può sfiorare il mezzo milione di dollari. Un’assurdità legata alla domanda illegale dai Paesi del Sudest asiatico, in particolare in Cina, dove il corno polverizzato viene ritenuto ingrediente miracoloso per le diverse preparazioni tradizionali destinate alla cura di malattie come febbre, epilessia, malaria, avvelenamenti e ascessi. Ma è considerato anche un afrodisiaco e un rimedio dopo l’abuso di alcol.

Un’evidente bufala scientifica senza alcun fondamento che tuttavia alimenta una caccia senza pietà ai danni di questi grandi animali, parte dei cosiddetti Big 5, in grado di raggiungere anche 2,5 tonnellate di peso. Tutte e cinque le specie di rinoceronti esistenti al mondo sono fortemente a rischio di estinzione. Quelle africane sono due: di rinoceronti neri ne sono rimasti appena 4mila esemplari e di bianchi alcune migliaia mentre la sottospecie del Nord è stata dichiarata estinta nel 2008. Esistono anche il rinoceronte indiano, quello di Giava e quello di Sumatra.

La scelta di segare il corno, una pratica molto intensa e che non può lasciare indifferenti per la sua profonda intromissione nelle dinamiche naturali e fisiologiche, è senz’altro scivolosa e discutibile. Tuttavia non è dolorosa, non comporta alcuna penalizzazione in termini di caccia o sopravvivenza – i rinoceronti lo usano solo per i confronti fra di essi, sono erbivori – e mentre in alcuni Paesi non ha funzionato perché i bracconieri hanno comunque ucciso gli esemplari dopo averli individuati senza corno altrove, come in Sudafrica, è ritenuta una scelta di successo che ha consentito la difesa di centinaia di animali.

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