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La Norvegia uccide più balene di Giappone e Islanda messe insieme

La Norvegia uccide più balene di Giappone e Islanda messe insieme

Fonte immagine: Riza Azhari via iStock

In Norvegia è ancora attiva la caccia alla balena, un'attivita che suscita sgomento e indignazione nelle associazioni ambientaliste di tutto il mondo.

Oltre 1200 esemplari uccisi nel solo 2018, circa il 28% dell’anno precedente. Una mattanza da oltre 200mila tonnellate. Secondo fonti governative, sono i numeri delle balene uccise dalla Norvegia: uno dei pochissimi stati ancora attivi nella caccia ai cetacei. Un vero e proprio paradosso per un paese che ha messo l’ambiente al primo posto: dall’abolizione dei veicoli a combustione interna a partire dal 2025, fino alla costante ricerca nazionale per la produzione di motori elettrici di nuova generazione.

Una tradizione nazionale, oramai anacronistica, che viola gli accordi internazionali di divieto, oltre che i limiti fissati dalla International Whaling Commission.

Un fenomeno causato dai fortissimi interessi commerciali dei colossi alimentari norvegesi, fortemente interessati all’export della carne di balena in paesi come il Giappone, che ha già messo al bando (salvo poi ritornare recentemente sui suoi passi) la pesca commerciale di megattere e capodogli. Un mercato che non si limita all’uso alimentare. Tra le novità del settore ci sono anche creme di bellezza e prodotti cosmetici dedicati, realizzati con gli scarti della macellazione dei giganti degli oceani.

Una situazione che ha provocato sgomento in moltissime associazioni ambientaliste, come Animal Welfare Institute, Ocean Care e Pro-Wildlife. Un’indignazione che è sfociata in un rapporto intitolato “Frozen in time: how modern Norway clings to its whaling past” (trad. Congelata nel tempo: come la moderna Norvegia si aggrappa al suo passato di nazione della caccia alle balene).

Susan Millward, direttrice dell’Animal Welfare Institute, ne spiega le motivazioni:

Abbiamo trovato spaventoso e inconcepibile che una società tanto moderna e civile giunga a incoraggiare le sue aziende ad arricchirsi con cosmetici derivati dall’attività di un settore economico cosí  crudele e massacrator, come la caccia alle balene.

Un vera e propria contraddizione, per un popolo da sempre riferimento in tutto il mondo, grazie alle politiche green e alle riforme civili approvate negli ultimi anni.

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