Greenstyle Sostenibilità Energia Nuova comunità energetica rinnovabile industriale nelle Marche: come funziona?

Nuova comunità energetica rinnovabile industriale nelle Marche: come funziona?

Una nuova comunità energetica rinnovabile industriale nelle Marche sta nascendo, per permettere a piccole e medie imprese di produrre energia verde, soprattutto con pannelli fotovoltaici, da condividere anche con quelle realtà che non hanno le possibilità, per spazio o risorse economiche, di creare la propria energia verde. Presto questo sistema potrebbe anche allargarsi ai singoli consumatori, come avviene già in molti Comuni illuminati dal Nord al Sud del nostro stivale.

Nuova comunità energetica rinnovabile industriale nelle Marche: come funziona?

Si trova nelle Marche la nuova comunità energetica rinnovabile industriale. In provincia di Ancona, infatti, sorgerà questa nuova realtà, volta a promuovere la produzione di energie rinnovabili e l’autoconsumo condiviso tra aziende. Gli imprenditori della Vallesina aderenti al progetto potranno mettere a disposizione il tetto dei loro capannoni industriali per produrre energia pulita, concedendola anche a chi non può avere un proprio impianto, per motivi di spazio o di soldi.

Dopo l’entrata in vigore, il 24 gennaio scorso, del Decreto del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) per regolamentare le Comunità energetiche rinnovabili (CER) e promuovere l’autoconsumo diffuso in Italia stanno nascendo tante splendide interessanti realtà. Non solo ad opera di singoli cittadini e Comuni, ma anche grazie all’unione di piccole e medie imprese (PMI) che si mettono insieme per garantire al pianeta un futuro migliore. Ma anche per aiutare chi non riesce a compiere autonomamente la tanto auspicata transizione ecologica.

Dov’è e come è nata la comunità energetica rinnovabile industriale

La holding jesina Green Investment Srl, che controlla le società Smart Energy Blockchain e Green Vehicles, ha deciso di realizzare la prima comunità energetica industriale della Vallesina, in provincia di Ancona. Il primo marzo scorso il gruppo ha depositato lo statuto e registrato l’associazione Smart Cer Vallesina. Lo scopo è quello di promuovere la produzione di energie rinnovabili, in particolare il fotovoltaico, e l’autoconsumo condiviso tra le aziende.

Sarà un modo per condividere l’energia pulita prodotta da chi ha modo, spazio e risorse economiche per installare sui tetti di edifici e capannoni i pannelli fotovoltaici. Energia che sarà poi condivisa anche con altri imprenditori e aziende del luogo. Le Comunità Energetiche Rinnovabili sono fortemente incentivate dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica. Lo scopo è fare in modo che tutti possano accedere all’uso di fonti rinnovabili. La comunità energetica è senza scopo di lucro e “verrà realizzata per contenere i costi energetici delle imprese ed essere così più competitivi sul mercato italiano e internazionale. Una best practice tutta da costruire nelle Marche e replicare, perché no, anche in altri territori. Il nostro è un invito ad unire le forze nella transizione energetica“, come ricorda Enrico Federici, amministratore di Green Investment.

Comunità energetiche rinnovabili per tutti

In futuro si pensa di aprire l’attività anche ai clienti residenziali e alle amministrazioni pubbliche. Al momento il progetto è aperto a ogni società che abbia un tetto o un terreno disponibile per creare un impianto fotovoltaico. Il gruppo ne realizzerà uno dedicato. “In questo momento crediamo che l’industria sia il settore che più ha bisogno di questi benefici, per avere una maggiore competitività nella produzione di beni e servizi”.

Un primo passo interessante per promuovere sempre di più le comunità energetiche in Italia, così da consentire davvero a tutti di poter usufruire di energie pulite e verdi, anche nel caso in cui non fosse possibile effettuare l’investimento iniziale necessario per realizzare l’impianto. Una best practice che ci auguriamo possa essere copiata anche da altre regioni. Si inizia dalle aziende e si arriva poi ai consumatori finali. Come del resto stanno già facendo molti Comuni su e giù per lo stivale.

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