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Portulaca: cosa si mangia della pianta

Portulaca: cosa si mangia della pianta

La portulaca ha accompagnato per secoli l’alimentazione dell’uomo e, dopo decenni di progressivo calo nei consumi, è tornata nuovamente in voga, complici anche le sperimentazioni delle diete vegana e vegetariana. Questo vegetale è una pianta dalle mille proprietà, indicata per le più svariate ricette: ma quali parti della pianta sono commestibili e, oltretutto, quali sono gli usi più comuni?

Prima di cominciare, è doveroso specificare come al genere Portulaca appartengano le più diverse qualità, poiché questa pianta è spesso scelta anche a semplice scopo ornamentale. Per il consumo, si deve tuttavia optare per la Portulaca oleracea, l’unica varietà commestibile, nonché in vendita presso la normale distribuzione di prodotti alimentari.

Portulaca: le caratteristiche della pianta

Portulaca, pianta

Il genere Portulaca, così come già accennato, identifica diverse piante appartenenti alla famiglia delle Portulacaceae. Si tratta di un genere molto ampio, considerato come siano almeno 40 le varietà a crescita spontanea, a cui si aggiungono 100 altri cultivar, queste ultime scelte a scopo ornamentale dati gli splendidi fiori che le piante sono in grado di produrre. Per il consumo alimentare, tuttavia, si opta unicamente per la Portulaca oleracea, poiché la sola varietà pienamente commestibile.

La portulaca si caratterizza per un aspetto cespuglioso, dovuto a piccoli fusti e da molteplici foglie allungate, dall’intenso colore verde e dalla consistenza inconfondibile. La pianta produce dei piccoli fiori, normalmente di colore giallo, anche se le tonalità possono variare anche sul rosso, a seconda delle cultivar.

Detta anche porcellana o porcacchia nel linguaggio comune, il vegetale non viene solitamente coltivato, poiché già abbondante in natura. La pianta cresce infatti spontaneamente su tutto lo Stivale e la sua moltiplicazione è molto prolifica, data la sua natura erbacea e rustica, quasi invasiva. Data la richiesta sempre maggiore da parte dei ristoranti e del settore della vendita al dettaglio, di recente ne sono state avviate diverse coltivazioni agricole.

Portulaca, pianta commestibile

Portulaca, fiore

L’impiego della portulaca nell’alimentazione umana ha radici davvero lontane: date le sue origini nel Medio Oriente, pare che la pianta fosse già conosciuto ai tempi dell’antico Egitto. Progressivamente si è diffusa nella dieta di tutto il Mediterraneo, quindi in Asia, dove rimane ancora oggi un prodotto di largo consumo.

In Italia, poiché considerata varietà povera e rustica, il ricorso nelle ricette è diminuito a partire dagli anni ’60, ma oggi questa varietà ha trovato una seconda vita, grazie anche all’interesse suscitato dalle diete vegana e vegetariana. La pianta, dal sapore acidulo, è scelta sia fresca come misticanza da insalata, ma anche come equilibratore di sapori nelle più svariate preparazioni.

Portulaca da mangiare: i benefici per la salute

Portulaca da mangiare

La Portulaca oleracea non è solo buona ed economica da mangiare, si tratta anche di un alimento ricco di proprietà utili all’organismo. Merito del suo profilo nutrizionale che, oltre ad apportare solo 20 calorie per 100 grammi di consumo, offre un concentrato interessante di vitamine e sali minerali.

Innanzitutto, la pianta è ricca di vitamine A e C, indispensabili per il buon funzionamento di tutti gli organi. La vitamina A è infatti alla base dei meccanismi di regolazione delle pelle e della rigenerazione cellulare, prima forma di contrasto dell’azione dei radicali liberi e dei segni del tempo. La C è invece universalmente nota per il suo contributo al sistema immunitario, rendendolo più reattivo all’azione degli attacchi esterni.

Sono però i suoi grassi polinsaturi a destare maggiore interesse, in particolare gli Omega 3, conosciuti da tempo poiché di contrasto al colesterolo cattivo e ai trigliceridi, quindi protettivi nei confronti dei problemi cardiovascolari.

Diverse ricerche nel corso degli anni hanno inoltre confermato delle proprietà diuretiche e depurative della pianta, che si rivela un vero e proprio alleato per il buon funzionamento del rene. Inoltre, assicura una blanda azione antibatterica, che viene espressa soprattutto a livello del sistema urinario.

Non ultimo, poiché ricchissima di fibre, la portulaca favorisce la regolazione del transito intestinale soprattutto in presenza di stitichezza. Contestualmente, limita l’assorbimento di grassi saturi e di carboidrati in eccesso.

Portulaca: cosa si mangia della pianta?

Portulaca in insalata
Fonte: Salad of tomato, portulaca oleracea, Italian parsley via Shutterstock

Della Portulaca oleracea si usano diverse parti: vengono normalmente consumate sia le foglie che i fusti, sia crudi che cotti. Più raro, invece, è il ricorso ai semi.

In genere, le foglie vengono consumate nella misticanza d’insalata per rendere più saporita il piatto e, proprio per il gusto acidulo, ridurre il ricorso a condimenti grassi. Il consumo in insalata è particolarmente noto nel Lazio, in particolare nella provincia di Roma, dove questa pianta è anche chiamata “erba fratesca”. Questo perché la portulaca era spesso donata ai frati, quando erano soliti passare di casa in casa per oboli e offerte. Le foglie cotte, invece, possono essere aggiunte alle minestre per riequilibrare i sapori, ma anche per arricchire ripieni o preparare frittate.

Portulaca selvatica, protagonista della cucina siciliana

Decisamente interessante è l’impiego nella cucina siciliana, dove la portulaca selvatica prende il nome di “purciddana”. In questa regione, è tipica per la preparazione dell’insalata ferragostana, completata con pomodori, cetrioli e cipolle. Inoltre, trova molto spazio anche lessa, spesso completa dei fusti, accanto ad altre verdure, nonché per accompagnare patate bollite e cipolle al forno. Infine, le cime vengono anche immerse in pastella, per la realizzazione di gustose frittelle.

Insalata di portulaca, una ricetta

Olio d'oliva

La portulaca in insalata è uno dei piatti più diffusi per il consumo di questa straordinaria varietà erbacea che, come accennato nei paragrafi precedenti, può assicurare all’organismo protezione e garantire una corretta depurazione del sangue.

Ovviamente, per essere salutare l’insalata deve proporre solamente ingredienti sani, di origine naturale e non gravosi per il sistema cardiovascolare. Ma quale ricetta preparare? Di seguito, qualche consiglio.

Ingredienti:

  • 70 grammi di portulaca;
  • 5 ravanelli di stagione;
  • 1 gambo di sedano;
  • 2 noci;
  • 1 limone;
  • olio extravergine d’oliva;
  • sale.

Procedimento:

Si lavino accuratamente i 70 grammi di portulaca, per poi scolarla e dividerla in singole foglie. Nel frattempo, si taglino a rondelle i 5 ravanelli puliti e sciacquati e li si inseriscano in una ciotola insieme alla pianta. Si aggiunga quindi il gambo di sedano tagliano finemente e le due noci sbriciolate. A questo punto, si condisce con il succo di mezzo limone, due cucchiai abbondanti di olio d’oliva e sale a piacere.

La ricetta si rivela un vero e proprio toccasana per la salute dell’organismo, poiché oltre ai benefici della portulaca, si aggiungono quelli antiossidanti dei ravanelli e l’azione protettiva delle noci sul cuore. L’olio extravergine di oliva aiuta invece il contrasto al colesterolo cattivo, insieme proprio agli Omega 3 della portulaca, grazie ai suoi acidi grassi sani. Il piatto è tipicamente estivo per la sua freschezza, ma può essere consumato anche in altri momenti dell’anno.

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