Greenstyle Mobilità Pendolaria 2021: linee metro, zero km negli ultimi 2 anni

Pendolaria 2021: linee metro, zero km negli ultimi 2 anni

Pendolaria 2021: linee metro, zero km negli ultimi 2 anni

Fonte immagine: Pixabay

Pubblicato da Legambiente il rapporto Pendolaria 2021. Attraverso il documento l’associazione racconta, come ogni anno, lo stato della mobilità sostenibile su rotaia in Italia. Un bilancio tutt’altro che positivo quest’anno, con in primo piano l’assenza totale di nuovi km di linee metropolitane.

Aspetto quest’ultimo che ha contribuito a incrementare il divario tra le città europee e quelle italiane. Il tutto nonostante il fatto che tra il 2018 e il 2019 sia aumentato (+7,4%) anche il numero di viaggiatori a bordo dei treni regionali o delle linee metropolitane. Come ha riportato Legambiente in fase di presentazione del rapporto:

Fino all’8 marzo 2020, data di inizio del lockdown, i segnali per il trasporto ferroviario erano positivi ovunque, con numeri in crescita dalle metro all’alta velocità. Ma con la pandemia, la riduzione degli spostamenti e le limitazioni al riempimento massimo per garantire il distanziamento, a pagare i disagi maggiori sono i pendolari delle linee peggiori d’Italia che, purtroppo, si confermano senza miglioramenti.

L’arrivo della pandemia di Covid-19 ha inevitabilmente alterato l’andamento delle cose, ma ha soprattutto reso evidente, secondo l’associazione, la necessità di un immediato cambio di priorità:

Il Next Generation EU potrebbe rappresentare la svolta per un trasporto su ferro sostenibile, se le risorse europee disponibili fossero accompagnate da una chiara e puntuale visione di obiettivi, riforme e investimenti che da qui al 2030 guardino in primo luogo agli spostamenti nelle aree urbane e alla rete ferroviaria del Sud.

Pendolaria 2021, l’effetto Covid e le opportunità del Next Generation EU

Situazione sottolineata anche da Edoardo Zanchini, vicepresidente di Legambiente:

Pendolaria 2021 fotografa la situazione del trasporto ferroviario ai tempi del Covid, ma focalizza l’attenzione sulle opportunità irripetibili offerte del Next Generation EU che, insieme ai fondi strutturali europei e agli investimenti nazionali, può rappresentare la svolta per la mobilità nel nostro Paese al 2030.

Il Recovery Plan proposto dal Governo Conte deve essere cambiato: oggi è una lista d’interventi, mentre il Paese ha bisogno di una visione del cambiamento che si vuole mettere in campo, per affrontare i problemi e migliorare l’accessibilità su ferro in ogni parte d’Italia, in modo da raggiungere gli obiettivi di riduzione delle emissioni di CO2 fissati dall’Unione Europea al 2030 e al 2050.

Gli italiani sarebbero sempre più portati alla mobilità su rotaia, ha proseguito Zanchini, ma devono essere messi nelle condizioni di poter lasciare a casa l’auto:

Tutti i dati pre-pandemia confermano la voglia degli italiani di prendere treni, metro e tram, lasciando a casa l’auto. Con il Recovery Plan dobbiamo accelerare questa prospettiva attraverso investimenti e riforme non più rinviabili, dal recupero dei ritardi infrastrutturali nelle aree metropolitane all’elettrificazione delle linee ferroviarie al Sud, al potenziamento delle linee nazionali secondarie.

Un cambiamento è possibile, come confermano le esperienze e i numeri positivi raccontati in questi anni e osservati ovunque si offra un’alternativa competitiva ai milioni di pendolari che si muovono ogni giorno nelle città, oggi principalmente in auto, aiutando così sia l’economia che il turismo.

Recovery Plan, riforme e investimenti secondo Legambiente

Queste le tre riforme principali, che secondo Legambiente dovranno essere poste al centro del Recovery Plan:

  • Il potenziamento dell’offerta di servizio, con il recupero dei tagli alle risorse per il servizio regionale e urbano;
  • La revisione del contratto Intercity e il potenziamento dell’offerta di servizio al Sud;
  • Una riforma del Ministero dei Trasporti per accelerare la rivoluzione della mobilità sostenibile nelle città.

Sul fronte degli investimenti, Legambiente chiede di:

  • Recuperare i ritardi infrastrutturali nelle aree metropolitane;
  • Elettrificare le linee ferroviarie al Sud e potenziare le linee nazionali secondarie;
  • Completare il rinnovo e il potenziamento del parco circolante.

Fonte: Legambiente

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