Greenstyle Casa & Giardino Orto & giardino Orto Pak-choi: come si coltiva il cavolo cinese

Pak-choi: come si coltiva il cavolo cinese

Noto anche come cavolo cinese, il pak-choi sta trovando sempre più spazio anche sulle tavole europee. Si tratta infatti di un alimento utilissimo per l'organismo poiché, oltre a rinforzare il sistema immunitario, contrasta gli stress ossidativi causati dai radicali liberi. E non solo è indicato per la salute, ma è anche facilissimo da coltivare, sia in vaso che in giardino: la pianta non ha infatti bisogno di grandi attenzioni per poter crescere rigogliosa.

Pak-choi: come si coltiva il cavolo cinese

Fonte immagine: Pixabay

Noto anche come cavolo cinese, il pak-choi sta sempre trovando più spazio anche sulle tavole della cucina mediterranea. Oltre all’ottimo gusto, questo cavolo presenta infatti proprietà molto utili per l’organismo, dal rinforzo del sistema immunitario fino alla protezione dagli stress ossidativi dovuti all’azione dei radicali liberi. Ma come si coltiva, sia in giardino che in balcone?

Come la gran parte delle varietà di cavolo, anche il pak-choi si adatta abbastanza facilmente al clima tipico dello Stivale. È comunque utile chiedere un parere al proprio fornitore di prodotti di botanica di fiducia, per valutare la compatibilità dell’ortaggio con le condizioni climatiche tipiche del proprio luogo di residenza. Di seguito, qualche utile consiglio.

Cosa è il pak-choi

Con il termine pak-choi – noto anche come bok-choy, cavolo cinese o rapa orientale – si indica una cultivar della classica Brassica rapa, molto diffusa in tutta l’Asia. Questo ortaggio viene coltivato da tempi immemori nei luoghi d’origine e, negli ultimi decenni, ha trovato una buona diffusione anche in Europa.

Il sapore non è dissimile a quello dei classici cavoli che da sempre sono disponibili sui banchi ortofrutticoli di tutta Italia, tuttavia le proprietà nutritive sono decisamente più interessanti: contiene infatti elevate dosi di vitamine A, C, K, B6 e folati, manganese, calcio e glucosinolati. Questi ultimi sono dei composti noti per la loro azione preventiva sul rischio di sviluppare cancro, anche se ulteriori studi si rendono necessari per capirne il meccanismo d’azione.

L’ortaggio si presenta come un cespo di vistose e corpose foglie verdi, dal fusto però bianco, tanto da ricordare vagamente le ben più comuni biete da costa. Di norma, viene consumato fresco in insalata, cotto al vapore, passato alla piastra o saltato in padella, ma anche come contorno di carni e selvaggina.

Pak-choi: come si coltiva il cavolo cinese

Pak choi
Fonte: Pixabay

Il pak-choi non è soltanto un cavolo dalle proprietà utilissime per l’organismo, ma è anche un ortaggio molto facile da coltivare. Tanto che cresce senza troppo intoppo anche in vaso, approfittando di un piccolo spazio in balcone. Prima di procedere, però, è utile conoscere le necessità della pianta, affinché possa svilupparsi rigogliosa.

Necessità della pianta

Il cavolo cinese si adatta perfettamente al clima tipico mediterraneo, tuttavia è necessario prestare attenzione ad alcune necessità per la sua coltivazione:

  • Clima: il pak-choi si adatta a climi miti, mediamente umidi e non eccessivamente afosi. D’inverno la coltivazione, nella sua fase di quiescenza, può resistere a temperature fino a 5 gradi, me è meglio non sottoporlo a gelate eccessive;
  • Terreno: la pianta si adatta a una grande varietà di terreni, ma predilige quelli morbidi, leggermente alcalini e soprattutto drenanti. I ristagni d’acqua possono infatti danneggiarne le strutture radicali;
  • Esposizione: il cavolo cinese non disdegna una buona esposizione solare, poiché la luce è fondamentale per la sua crescita. Tuttavia, nei periodi più caldi e afosi dell’anno è consigliata una penombra, perché i raggi troppo forti del sole potrebbero danneggiarne le foglie;
  • Annaffiatura: il pak-choi ha bisogno di una buona umidità per poter crescere rigoglioso, quindi le annaffiature dovranno essere abbastanza frequenti. È però fondamentale che il terreno sia ben drenante e che abbia il tempo di asciugarsi tra un’annaffiatura e l’altra.

Coltivazione del pak-choi in vaso e in giardino

Foglie di pak-choi
Fonte: Pixabay

Come già accennato, il pak-choi è decisamente semplice da gestire e si adatta perfettamente sia alla coltivazione in vaso che in giardino. Nel primo caso, si dovrà predisporre sul fondo del contenitore un letto di ghiaia e cocci, per aumentare il deflusso dell’acqua, riempiendo poi il tutto con terriccio morbido oppure a medio impasto, meglio se arricchito con fertilizzanti organici come il compost oppure il letame. In pieno campo è sufficiente una preventiva concimazione e zappatura del terreno, per permettere alle sostanze nutritive di distribuirsi uniformemente e in profondità.

Il cavolo cinese può essere coltivato in diversi momenti dell’anno: lo si può seminare alla fine dell’inverno per un consumo primaverile, durante la stessa primavera per averlo a disposizione in estate e, ancora, nelle stagione più calda per approfittarne in autunno. Con un po’ di organizzazione, di conseguenza, si potrà consumare questo utile ortaggio per gran parte dell’anno.

In genere si procede con la semina, anche perché l’apparizione dei germogli è abbastanza veloce. E sufficiente adagiare i semi in fori di profondità non superiore al centimetro, ricoprirli con terriccio morbido e inumidire leggermente la superficie. Già dopo una decina di giorni spunteranno i primi esemplari, mentre a partire da 20/25 giorni le foglie possono essere già consumate in insalata. Per utilizzare i cespi, invece, servono dai 30 ai 50 giorni.

Cura nel tempo del pak-choi

Il cavolo cinese non è una coltivazione che richiede grandissime attenzioni, anche perché decisamente resistente. Bisogna però evitare di farla crescere troppo, poiché se ne perde in sapore, che rischia di diventare troppo amaro. Ancora, è bene proteggere la pianta dai cali di temperatura improvvisi e, allo stesso tempo, dalle giornate troppo afose dell’estate.

Particolare attenzione anche alle infestazioni parassitarie, in particolare da acari e afidi, da gestire con olio di neem, sapone molle potassico oppure estratto di ortica.

Fonte:

Seguici anche sui canali social

Ti potrebbe interessare

Agricoltura sostenibile, la differenza tra agricoltura biologica e biodinamica
Orto

Entrambe sono esempi di agricoltura sostenibile. L’agricoltura biologica evita pesticidi e fertilizzanti sintetici, promuove la biodiversità. Così come la biodinamica che però, essendo influenzata dall’antroposofia, va oltre facendo leva su aspetti spirituali e cosmici. Quest’ultima impiega preparati biodinamici, segue il calendario lunare e vede il terreno come un organismo vivente. Entrambe cercano di preservare l’ambiente e la fertilità del suolo, ma sono diversamente regolamentate.