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Orto sinergico: cos’è e come si fa

Orto sinergico: cos’è e come si fa

Fonte immagine: Pexels

L’orto sinergico rappresenta una pratica di coltivazione, sia su piccoli spazi che su campi più estesi, sempre più gettonata. Si tratta infatti di un sistema di coltura che rispetta le fisiologiche tempistiche della natura, senza alterare il terreno e le piante tipiche del luogo di appartenenza. Ma cosa si intende nel dettaglio con il termine orto sinergico, quali sono i suoi principi e, soprattutto, come si realizza?

È utile sottolineare come la filosofia alla base dell’orto sinergico si discosta enormemente dal concetto comune di coltivazione e agricoltura. Per questa ragione, potrebbe sembrare quantomeno strano questo approccio. In realtà, tale sistema di coltivazione garantisce una buona produzione, frutta e verdura di alta qualità e la pressoché totale assenza di prodotti chimici per la crescita delle piante. Di seguito, qualche indicazione utile.

Cosa è un orto sinergico

Orto sinergico

Per orto sinergico si intende un sistema di coltivazione, sia su piccola che larga scala, che mira a non alterare la naturale fisionomia dei campi coltivati e a ridurre il più possibile l’intervento umano. Questa disciplina ha avuto origine in Giappone, grazie al lavoro del biologo Masanobu Fukuoka ed è stata poi adattata alle necessità del clima mediterraneo negli anni ’80 dello scorso secolo, con il lavoro della coltivatrice spagnola Emilia Hazelip.

Definito anche “agricoltura del non fare”, l’orto sinergico si basa sui ritmi naturali dei cambi e, naturalmente, sulla sinergia che sono in grado di instaurare alcune specie vegetali. Questo si traduce in un tipo di coltivazione dove l’intervento umano si limita alla semina e, se necessario, all’annaffiatura. Non vi è invece l’uso di fertilizzanti e concimi, non vi sono coltivazioni intensive né si stravolgono i ritmi naturali nella crescita delle coltivazioni.

Per raggiungere questo scopo, Fukuoka ha messo nero su bianco alcune regole da seguire affinché un orto possa essere davvero sinergico:

  • Non lavorare il terreno, fatta eccezione per le necessità iniziali di semina, per non ostacolare gli equilibri naturali che lo caratterizzato. Ciò comprometterebbe la fertilità del terreno stesso;
  • Niente uso di concimifertilizzanti;
  • Non eliminare i resti delle piante già coltivate, ma garantire loro una decomposizione naturale affinché il terreno venga nutrito e fertilizzato;
  • Evitare di potare o cimare le piante;
  • Non utilizzare sostanze chimiche per eliminare i parassiti, bensì approfittare della lotta biologica, quindi inserendo altre specie – come le coccinelle – che possano combattere gli ospiti indesiderati.

Quali sono le differenze tra orto comune e sinergico

Orto classico

Ma quali sono le differenze tra un orto comune e uno sinergico? Così come accennato nel precedente paragrafo, si tratta praticamente di due universi diversi. Nel dettaglio:

  • Preparazione del terreno: mentre nell’orto classico si è soliti zappare e concimare la terra prima di adagiarvi le specie da coltivare, in quello sinergico il terriccio rimane intonso, per non alterare i suoi fisiologici cicli naturali;
  • Semina: nell’orto tradizionale la semina avviene piantando quanti più esemplari possibili per massimizzare il raccolto. Ancora, spesso intere aree di campi vengono dedicati a monocolture. Nell’orto sinergico, invece, il terreno non è saturato con una semina eccessiva e, soprattutto, vengono sempre scelte specie diverse da coltivare contemporaneamente, affinché si aiutino a vicenda;
  • Concimazione: nell’orto classico la concimazione è frequente, per rigenerare le sostanze nutritive nel terreno, anche facendo ricorso a concimi naturali come il compost o altri fertilizzanti organici. Nel sinergico questa pratica non esiste. L’unica fonte di nutrimento per il terreno sono le vecchie piante in decomposizione e lo scambio simbiotico di sostanze nutritive tra specie complementari;
  • Annaffiature: il comune orto viene annaffiato spesso, soprattutto nei periodi più caldi dell’anno, affinché il terriccio sia sempre umido e le piante possano approfittare dei liquidi di cui hanno bisogno. Nell’orto sinergico accade invece il contrario, si predilige l’irrigazione naturale dovuta ai fenomeni atmosferici, si interviene unicamente in periodi di estrema siccità.

Perché l’orto sinergico è sempre più gettonato

Seminare l'orto

Come facile notare, si tratta di un approccio decisamente diverso rispetto a quello a cui il coltivatore medio – come ad esempio un appassionato di giardinaggio, che se ne occupa nel tempo libero – è abituato. Perché, allora, è gettonato? Molte sono le motivazioni:

  • Il desiderio di rispettare il più possibile la natura e i suoi tempi;
  • La volontà di non depauperare il terreno, anzi incentivare il suo sviluppo accogliendo anche specie selvatiche o semplicemente ornamentali, così come una microfauna locale;
  • Il ridotto impegno in termini di tempo, poiché l’intervento dell’uomo si limita alla semina iniziale, al raccolto finale e, solo quando è necessario, all’annaffiatura.

Come realizzare un orto sinergico

Ma come realizzare un orto sinergico, anche in un piccolo spazio in giardino? Le operazioni da mettere in pratica non sono molte, anche perché – come già ricordato – la disciplina limita l’intervento umano a pochi momenti dell’evoluzione dell’area coltivata.

Preparazione dell’area da coltivare

Orto sinergico sopraelevato

Per realizzare un orto sinergico è necessario individuare un’area del giardino che non è frequentemente calpestata. Questo perché il trauma meccanico che ne deriverebbe potrebbe mettere a repentaglio la naturale crescita degli ortaggi.

Per questo motivo, sono ammessi orti sopraelevati, aiuole rialzate, avvalendosi di appositi bancali. In questo modo, la coltivazione non è mai disturbata nella sua intera fase di crescita. I bancali, nello specifico, devono raggiungere un’altezza massima di cinquanta centimetri e dimensioni tali da permettere al coltivatore di raggiungere ogni parte dell’orto in modo facile e pratico.

Il terreno scelto dovrà essere ricco di humus e, preferibilmente, non dovrà provenire da sacchi d’acquisto bensì ricavato in locale. Potrà inoltre contenere elementi estranei come piccoli tronchi, sassolini e altri minerali, proprio così come accade in natura. In ogni caso, il pH del terreno dovrebbe sempre essere compreso tra 6 e 7.5.

Semina

La fase della semina è abbastanza delicata poiché, così come prevede la disciplina, non si prevedono monocolture per ogni bancale o area non calpestata di terreno, bensì almeno tre specie diverse.

Se il terreno è molto vecchio e strutturato, il primo anno si dovranno coltivare solo piante ornamentali e non destinate all’alimentazione, affinché possano arricchirlo. Se invece risulta morbido e ricco di sostanza organica, si può procedere sin da subito con gli ortaggi.

Ma cosa coltivare? Ecco alcuni esempi utili di schema di coltivazione:

  • Erbe aromatiche, lattuga, patate;
  • Pomodori, nasturzio, aromatiche;
  • Cipolla, cavolo, calendula;
  • Tagete, aglio, bieta da costa;
  • Piselli, cipolla, nasturzio;
  • Calendula, zucchine, lattughino.

Come è facile notare, spesso il tris prevede almeno una pianta ornamentale oppure officinale, questo per riequilibrare le sostanze nutritive già presenti nel terreno. Una volta effettuata la semina, il terreno non va più lavorato né toccato. Ci si limita all’annaffiatura nei periodi di straordinaria siccità quando mancano le precipitazioni. Si introducono specie di insetti come le coccinelle per la lotta biologica.

Pacciamatura

Pacciamatura di foglie

La pacciamatura ha un ruolo fondamentale all’interno della disciplina dell’orto sinergico, poiché aumenta le naturali capacità di protezione del terreno, senza un continuo intervento umano.

La si può realizzare con uno strato di foglie secche, della ghiaia, della paglia o del tritato di corteccia. E le sue funzioni sono molteplici:

  • Limitare la proliferazione delle erbacce;
  • Riparare il terreno da intemperie violente;
  • Mantenere l’umidità del suolo, evitando una rapida evaporazione dell’acqua;
  • Nutrire il terreno con la progressiva decomposizione della sostanza organica usata per la pacciamatura.

Per la fase di raccolta, si attende la piena maturazione dell’ortaggio – non si raccolgono frutti e verdura quando ancora acerbi, come spesso accade nell’orto classico – e i residui della pianta si lasciano sul terreno, aspettando la sua naturale decomposizione.

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