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Nucleare, la Francia verso un futuro senza atomo?

Nucleare, la Francia verso un futuro senza atomo?

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È di una settimana fa l’ultimo rapporto diffuso dall’Agenzia Internazionale dell’Energia (AIE) dal titolo “Condizioni e requisiti per la fattibilità tecnica di un sistema elettrico con un’elevata quota di rinnovabili in Francia verso il 2050”. Un report molto importante che punta a spingere la Francia verso una scelta energetica maggiormente rinnovabile, in sostituzione dell’utilizzo del nucleare ancora troppo presente nella nazione.

Una prospettiva che non soddisfa ovviamente il settore del nucleare che attualmente rappresenta circa il 70% dell’attuale energia elettrica francese e oltre il 40% della domanda finale di energia. Una scelta avviata sin dagli anni ’70 per una maggiore indipendenza energetica a discapito del consumo del petrolio, garantendo una continua fornitura nazionale fino all’esportazione oltre confine verso la vicina Italia.

Ma per rispondere agli obiettivi sanciti dall’accordo di Parigi la Francia si sta muovendo verso una riduzione dell’utilizzo del nucleare, per un futuro con meno emissioni di carbonio e che porterà all’imminente chiusura di quattordici centrali nucleari.

Rinnovabili o nucleare, Francia a un bivio

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La Francia è a un bivio, se da una parte l’attuale ministro dell’Ecologia, Barbara Pompili, guarda al futuro e alle energie rinnovabili con entusiasmo, al contempo il regolatore nucleare francese (ASN) ha esteso la durata delle centrali nucleari per oltre 40 anni. Ovvero le centrali attuali verranno disattivate perché obsolete, ma sostituite con strutture nuove e moderne.

La Pompili, rappresentante del partito dei Verdi, da sempre si è dichiarata contraria al nucleare e per questo ha accolto con entusiasmo il rapporto dell’Aie. Una conferma ulteriore che un futuro sostenibile è possibile, ma che per raggiungerlo dovranno essere superati ben quattro ostacoli.

Il primo è il miglioramento e la stabilizzazione della rete senza l’impiego delle fonti energetiche attuali, oltre a una maggiore flessibilità dal lato della domanda, con il miglioramento delle batterie e della gestione delle unità di picco. Seguiti da un aumento delle riserve operative e dello sviluppo della rete, ma nel frattempo la Francia sembra procedere lungo il cammino consueto del nucleare.

Una condizione che potrebbe ripercuotersi anche sull’Italia stessa e sui 16 reattori nucleari nei pressi del territorio nostrano, alcuni fortemente datati. Secondo la commissione scientifica sul decommissioning presieduta da Massimo Scalia professore di Fisica Matematica al Dipartimento di Matematica dell’Università La Sapienza:

Al di là della mancanza di rispetto, da parte della procedura francese, delle Convenzioni internazionali che regolano la richiesta di superare i 40 anni d’esercizio, norme cui invece si attengono per l’analoga richiesta Finlandia, Ucraina, Belgio e Slovenia due punti fondamentali riguardano le conseguenze: 1) di un incidente con fusione anche parziale del nocciolo del reattore; 2) di un attacco terroristico alle piscine di stoccaggio degli elementi di combustibile irraggiato, quest’ultimo rischio non così attuale quando questi reattori vennero progettati ben oltre 40 anni fa.

Fonte: Energia Oltre

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