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Mare inquinato: a rischio la salute umana

Mare inquinato: a rischio la salute umana

Fonte immagine: Pixabay

L’inquinamento del mare mette a rischio anche la salute umana. È quanto emerge da uno studio congiunto condotto dal Global Observatory on Pollution on Health del Boston College, del Centre Scientifique de Monaco e dalla Prince Albert II of Monaco Foundation. La contaminazione delle acque marine non minaccia infatti soltanto animali e vegetazione, ma anche la sopravvivenza di oltre 3 miliardi di persone.

Lo studio è stato pubblicato sulla rivista scientifica Annals of Global Health e pone l’accento sulle misure che, nel brevissimo periodo, dovrebbero essere intraprese per evitare conseguenze gravissime sulle popolazioni più esposte in tutto il mondo.

Inquinamento del mare e salute

Mari e oceani sono sempre più inquinati. E non solo a causa della plastica o di altri rifiuti ben visibili, ma anche da contaminanti nascosti come sostanze chimiche a uso industriale, derivati dal petrolio, pesticidi agricoli, metalli pesanti e altri materiali tossici. Tutti elementi che finiscono nella catena alimentare umana, tramite il pescato, e che possono minacciare la salute di una fetta considerevole della popolazione mondiale. Alcuni di questi composti chimici sono infatti noti per i loro effetti sulle funzioni ormonali dell’organismo o, ancora, per le loro potenzialità cancerogene.

Lo studio in questione rappresenta il primo tentativo di valutare quanto grave sia l’impatto di questi inquinanti sulla salute umana. E i risultati sono tutto fuorché rassicuranti: già oggi, risultano a rischio ben 3 miliardi di persone. Così spiega Philip Landrigan, direttore del Common Good Program per il Global Public Health del Boston College:

L’inquinamento oceanico è un grave problema globale, sta aumentando e influisce direttamente sulla salute umana. Le persone conoscono il problema dell’inquinamento da plastica negli oceani, ma questo ne rappresenta solo una parte. Le ricerche dimostrano come le acque siano sature di un complesso mix di tossine come mercurio, pesticidi, sostanze chimiche industriali, derivati dal petrolio, pesticidi agricoli e altre sostanze chimiche incluse nella produzione della plastica. Queste tossine entrano nell’organismo umano consumando prodotti ittici.

I mari più inquinati sembrano essere il Mediterraneo e il Baltico, mentre per le acque dolci sono i fiumi cinesi e asiatici a rappresentare il maggior rischio.

Maggiori inquinanti e rischi

Lo studio ha preso in considerazione 584 report scientifici, per comprendere la vastità del problema e gli inquinanti più diffusi. L’analisi ha portato a evidenziare alcune questioni chiave, che dovranno essere immediatamente affrontate con un ripensamento del rapporto tra uomo e natura:

  • Mercurio: le contaminazioni da mercurio sono ormai ubiquitarie. Una volta entrato nella catena alimentare, altera la regolazione ormonale dell’organismo in neonati, bambini e adulti;
  • Carbone: l’uso del carbone per riscaldamento o per la produzione di energia rilascia in atmosfera dei pericolosi inquinanti, tra cui proprio il mercurio, che finiscono poi nel ciclo delle piogge contaminando proprio i mari;
  • Pesticidi e scarti industriali: la quantità di pesticidi e sostanze chimiche industriali è molto elevata lungo le coste della maggior parte dei Paesi mondiali, forse data la vicinanza con gli scarichi. Questi composti sono responsabili di una grande varietà di disturbi umani e, con l’accumulo del tempo, possono anche causare demenza, amnesia e danni neurologici;
  • Plastica: più di 10 milioni di tonnellate di plastica vengono gettate nel mare ogni anno. Questa entra nell’organismo umano con le microplastiche accumulate nei pesci e può avere effetti sia cancerogeni che di alterazione nella produzione di ormoni.

Fonte: Boston College

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