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Climatariani, chi sono e cosa mangiano

Climatariani, chi sono e cosa mangiano

Fonte immagine: Unsplash

Rispetti l’ambiente e per i tuoi acquisti ti affidi alla stagionalità dei prodotti, preferendo quelli a chilometro zero ed evitando la carne da allevamento intensivo? La tua è una dieta preferibilmente vegetariana con qualche concessione alla carne bianca e al pesce, ma sempre da allevamento sostenibile? Anche tu allora sei un climatariano. Ma di cosa si tratta?

Il termine è stato coniato dal quotidiano americano New York Times nel 2015 in sostituzione della parola ecotariano. Ma pare che la sua origine sia riconducibile a un gruppo di ricercatori dell’Università di Oxford, che lo usarono per la prima volta nel 2005.

Una parola che ha fatto fatica a farsi strada all’interno del mondo degli ambientalisti, ma che ora racchiude una tipologia precisa di attivisti. Il climatariano è una persona pronta a cambiare radicalmente le sorti del Pianeta attraverso le sue scelte quotidiane, partendo dall’alimentazione stessa che deve risultare di zona così da abbattere le emissioni di CO2.

Senza dimenticare gli allevamenti intensivi di animali e caseifici che con la loro produzione creano più del 14% delle emissioni mondiali. Evitando al contempo di acquistare frutta e verdura proveniente da parti lontane della Terra.

Climatariani, un gruppo in forte crescita

Gli esperti cono certi che il numero dei climatariani potrebbe aumentare in modo esponenziale e proprio in questo 2021, complice l’avvento della pandemia che ha ridisegnato le abitudini del quotidiano. A partire dall’alimentazione maggiormente più sostenibile e sana, anche grazie alle autoproduzioni e alle coltivazioni nell’orto o sul balcone di casa.

I climatariani sono una via di mezzo tra i vegetariani e i pescetariani, perché non mangiano carne rossa con qualche concessione a pollo e pesce ma solo da allevamento e pesca sostenibile. Anche uova e formaggio devono essere prodotti senza sfruttare gli animali e senza arrecare sofferenza.

Hanno a cuore l’ambiente quindi evitano di acquistare quantità eccesive di prodotti deteriorabili, limitando la produzione di rifiuti e sfruttando anche le bucce di frutta e verdura. Una circolarità alimentare ed esistenziale che estende le sue scelte anche al vivere quotidiano, una corrente di pensiero che farà sicuramente incetta di nuovi sostenitori.

Fonte: Agrodolce

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