Greenstyle Benessere Salute Centrali nucleari, picco di tumori nelle zone adiacenti

Centrali nucleari, picco di tumori nelle zone adiacenti

Recenti ricerche riportate dai Verdi dimostrano un incremento preoccupante dei tumori per chi abita fino a 30 km da una centrale nucleare

Centrali nucleari, picco di tumori nelle zone adiacenti

Il disastro alla centrale nucleare di Fukushima ha riportato alla mente la tragedia di Chernobyl, rendendo ben evidente il rischio più elevato della radioattività. Nonostante i controlli più severi e i reattori di ultima generazione, i quali prevedono diversi livelli di sicurezza prima di incorrere nelle gravi conseguenze della fuga radioattiva, i rischi non sono completamente eliminabili.

Alle immagini di distruzione, morte, patologie e malformazioni che l’incidente del 1986 ha tramandato al futuro, si aggiungerebbero altri effetti collaterali non immediatamente riscontrabili. Lo dimostrerebbe un recente dossier dei Verdi, i quali hanno raccolto dei dati sconvolgenti: anche in caso di impianti in sicurezza e nessun incidente nucleare, le popolazioni adiacenti a un reattore presentano un tasso di tumori più elevato rispetto alla media.

I dati sono stati prelevati dagli studi epidemiologici di diverse università ed enti internazionali, tra cui l’Università Alcalà di Madrid, l’Icfr, l’Unità epidemiologica di Oxford e l’Ufficio Federale Tedesco. Le ricerche parlano chiaro, vi è una relazione lineare tra vicinanza alle centrali nucleari e rischio di tumori: più la propria abitazione è prossima a un reattore, e più l’esposizione è elevata, maggiore è il rischio di contrarre il cancro.

Ma come è possibile? Gran parte del mondo scientifico, infatti, ha sempre sostenuto che l’assenza di incidenti comporta la piena sicurezza per gli impianti, progettati in modo tale da non permettere il rilascio di elementi radioattivi nell’atmosfera. Eppure le indagini decennali a Guadalajara, in Messico, dimostrano un aumento preoccupante di tumori che incrementa man mano ci si avvicina alla centrale, con tassi elevati già a partire dai 30 chilometri di distanza. Lo stesso in Inghilterra, dove sono stati analizzati 15 reattori per scoprirne una triste relazione con la leucemia linfoide e la sindrome di Hodgkin. Non va meglio in Germania, dove sono stati ravvisati 1.592 bambini malati di leucemia su 4.735 sani. Cifre scioccanti, che ben rendono l’idea di come il nucleare attuale sia una vera e propria ipoteca sulla salute delle future generazioni. Si tratta, nell’ipotesi peggiore, di risultati che sfiorano il 60% in più di casi di tumore generico e il 177% in più di leucemia: una vera e propria emergenza sanitaria.

Angelo Bonelli, presidente del Sole che ride, ha quindi espresso tutta la propria disapprovazione per questa fonte energetica, così come sulla volontà governativa di ripristinarla al più presto in Italia:

Questi risultati sbugiardano Umberto Veronesi e chi, come lui, ha sostenuto per anni la bugia che il nucleare non fa male. È ora che lui e la Prestigiacomo si dimettano.

E proprio in materia nucleare è stato previsto un nuovo referendum per il 12-13 giugno, nonostante gli italiani si fossero già espressi in favore dell’abrogazione dell’atomo nel 1987. Gli organizzatori si augurano una partecipazione tale da superare il quorum, mentre i detrattori consigliano l’assenteismo senza troppe remore, convincendo gli elettori ad approfittare della giornata vacanziera. La discussione fra questi gruppi è destinata a farsi accesa nei prossimi due mesi.

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