Sostenibilità

Martino Rossi accelera sulla sostenibilità: il bilancio 2025 e il piano 2030 dell’azienda cremonese

MartinoRossi accelera sulla sostenibilità: il bilancio di sostenibilità 2025 e il piano 2030 dell'azienda cremonese

Nel settore agroalimentare italiano, dove la pressione normativa sulla rendicontazione non finanziaria cresce di pari passo con le aspettative dei mercati, MartinoRossi SpA ha scelto di strutturare il proprio impegno in modo formale e misurabile. L’azienda cremonese, specializzata in farine, ingredienti funzionali e prodotti plant-based senza glutine, ha pubblicato nel 2026 il suo primo bilancio di sostenibilità riferito all’anno 2025, accompagnandolo da un piano strategico con orizzonte al 2030. Non si tratta di un documento di facciata: la scelta dello standard VSME — il framework pensato specificamente per le piccole e medie imprese europee — segnala un approccio metodico, calibrato sulle dimensioni e sulla complessità di un’impresa che opera lungo tutta la filiera dei cereali e dei legumi.

Un documento costruito su misura per le PMI

La scelta dello standard VSME (Voluntary Sustainability Reporting Standard for SMEs) non è banale. Mentre le grandi imprese europee sono già soggette agli obblighi della direttiva CSRD, le PMI si trovano in una zona grigia: non ancora obbligate, ma sempre più sollecitate da banche, clienti e partner commerciali a dimostrare la propria solidità ambientale e sociale. Adottare volontariamente uno standard riconosciuto significa anticipare questa pressione e, soprattutto, produrre un bilancio di sostenibilità comparabile e credibile, non una semplice narrazione aziendale.

Per MartinoRossi, questo passaggio assume un significato ulteriore. L’azienda opera in un comparto — quello delle farine speciali, degli ingredienti funzionali e dei prodotti proteici da cereali e legumi senza glutine — dove la tracciabilità della materia prima e la qualità del processo produttivo sono già centrali nella proposta di valore. Estendere questa logica alla rendicontazione non finanziaria è, in questo senso, una scelta coerente con il posizionamento di mercato.

Le quattro direzioni strategiche: filiera e ricerca al centro

La strategia di sostenibilità di MartinoRossi si articola attorno a quattro direzioni strategiche. Tra queste, due emergono con particolare rilievo dalle fonti disponibili: la ricerca condotta attraverso Agrifuture e la costruzione di una filiera responsabile.

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Agrifuture rappresenta il braccio di ricerca e sviluppo dell’azienda nel campo agricolo. Investire in questo ambito significa lavorare a monte della produzione: selezionare varietà di cereali e legumi più resilienti, sperimentare pratiche agronomiche con minore impatto ambientale, sviluppare ingredienti funzionali che rispondano alle esigenze di un’alimentazione sempre più orientata verso le proteine vegetali. Il legame tra ricerca agronomica e sostenibilità non è scontato nel settore delle farine, dove spesso la filiera a monte rimane opaca. Il fatto che MartinoRossi lo inserisca esplicitamente tra i pilastri del proprio piano 2030 indica una visione che va oltre la semplice conformità normativa.

La filiera responsabile è l’altro asse portante. Per un’azienda che trasforma materie prime agricole in ingredienti destinati all’industria alimentare, la qualità della relazione con i fornitori — agricoltori, cooperative, molini — è determinante tanto per la sostenibilità ambientale quanto per quella sociale. Una filiera corta, trasparente e certificata riduce le emissioni legate al trasporto, garantisce standard di coltivazione verificabili e crea valore economico nei territori di produzione.

Il mercato dei prodotti plant-based e senza glutine come contesto strategico

MartinoRossi opera in un segmento che negli ultimi anni ha registrato una domanda crescente a livello europeo: quello degli ingredienti proteici di origine vegetale e dei prodotti senza glutine destinati sia al consumo diretto sia alla trasformazione industriale. Farine di legumi, proteine da pisello, amidi funzionali, miscele per prodotti free-from: si tratta di categorie che intersecano tre tendenze strutturali del mercato alimentare — la riduzione delle proteine animali nella dieta, la crescita della celiachia diagnosticata e la domanda di ingredienti puliti (clean label) da parte dell’industria.

In questo contesto, il bilancio di sostenibilità non è solo un obbligo reputazionale: diventa uno strumento competitivo. I grandi gruppi della distribuzione organizzata e dell’industria alimentare chiedono sempre più spesso ai fornitori di dimostrare le proprie credenziali ambientali e sociali. Avere un documento strutturato secondo uno standard riconosciuto — e un piano pluriennale che definisca obiettivi misurabili — rafforza la posizione negoziale di MartinoRossi nei confronti di questi interlocutori.

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Il piano 2030: una traiettoria, non un punto d’arrivo

L’orizzonte temporale al 2030 scelto dall’azienda cremonese si allinea con le principali scadenze della politica europea in materia di sostenibilità, dalla Farm to Fork Strategy agli obiettivi climatici del Green Deal. Costruire un piano strategico con questa scadenza significa dotarsi di una bussola per le decisioni di investimento, di approvvigionamento e di sviluppo prodotto nei prossimi anni.

Le quattro direzioni strategiche del piano — di cui la ricerca tramite Agrifuture e la filiera responsabile sono le più documentate — suggeriscono un approccio integrato, in cui la sostenibilità non è confinata al reparto ambiente ma attraversa le funzioni aziendali. Questo è, secondo molti analisti del settore, l’unico modo per rendere la transizione sostenibile davvero efficace: non come progetto parallelo al business, ma come criterio che orienta le scelte ordinarie.

Per chi volesse approfondire il quadro normativo europeo sulla rendicontazione di sostenibilità per le PMI, il sito ufficiale dell’EFRAG — l’organismo europeo che ha sviluppato lo standard VSME — offre documentazione tecnica aggiornata.

La pubblicazione del bilancio di sostenibilità 2025 da parte di MartinoRossi è, in definitiva, un segnale che arriva da un distretto agroalimentare — quello cremonese — storicamente legato alla trasformazione cerealicola. Che un’azienda specializzata in ingredienti funzionali e proteine vegetali scelga di strutturare il proprio percorso con strumenti di rendicontazione formali dice qualcosa non solo sull’azienda, ma sulla direzione che sta prendendo l’intero comparto delle materie prime per l’industria alimentare italiana.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.

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