Le fragole durano poco, e chi lavora nella distribuzione ortofrutticola lo sa bene: tra raccolta, trasporto e scaffale, i margini di tempo sono strettissimi e le perdite per muffa possono essere significative. È in questo contesto che si inserisce l’idea di Alkelux, startup sarda fondata da Matteo Poddighe, giovane chimico di Sassari, che ha sviluppato un sistema di packaging antimicrobico per fragole e altri prodotti freschi partendo da una materia prima insolita: gli scarti della lavorazione della liquirizia. Il risultato è un bioadditivo brevettato capace di estendere la vita utile dei prodotti deperibili, con un approccio che combina economia circolare e innovazione di materiali.
Dagli scarti di una pianta mediterranea a un additivo funzionale
La liquirizia ha proprietà antimicrobiche note da tempo, ma i residui della sua lavorazione industriale vengono abitualmente scartati. Alkelux ha individuato in questi sottoprodotti una risorsa da valorizzare: attraverso un processo produttivo che la startup descrive come economico e sostenibile — e che è stato oggetto di brevetto — i residui della liquirizia vengono trasformati in un bioadditivo con proprietà antimicrobiche da integrare nel packaging alimentare.
Il principio è semplice nella logica, ma complesso nella realizzazione: invece di aggiungere conservanti direttamente al cibo, si agisce sull’imballaggio, che diventa esso stesso una barriera attiva contro lo sviluppo di muffe e batteri. Questo tipo di approccio rientra nella categoria dei cosiddetti active packaging, imballaggi funzionali che non si limitano a contenere il prodotto ma interagiscono con esso per preservarne la qualità .
Un packaging antimicrobico per le fragole che guadagna una settimana
I test condotti da Alkelux mostrano che il packaging antimicrobico per fragole — e anche per mirtilli — consente di estendere la shelf-life di circa una settimana rispetto all’imballaggio tradizionale. È un dato rilevante: per un frutto come la fragola, che in condizioni normali si deteriora in pochi giorni, guadagnare sette giorni significa ridurre drasticamente gli sprechi lungo tutta la filiera, dalla raccolta alla vendita al dettaglio.
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Le perdite post-raccolta di frutta fresca rappresentano una quota considerevole della produzione complessiva, e i piccoli frutti come fragole e mirtilli sono tra i più vulnerabili. Un imballaggio che rallenta la proliferazione microbica senza ricorrere a trattamenti chimici diretti sull’alimento risponde a una domanda reale sia da parte dei produttori sia della grande distribuzione, sempre più attenta alla riduzione degli sprechi e all’estensione della vita commerciale dei prodotti freschi.
Economia circolare applicata al Sud Italia
Quello di Alkelux non è soltanto un progetto tecnologico: è anche un modello di sviluppo territoriale. Matteo Poddighe, co-fondatore e CEO della startup, ha dichiarato l’intenzione di valorizzare le risorse umane e materiali del Sud Italia per arrivare a una produzione su scala globale entro il 2028. La Sardegna, regione di origine dell’azienda, diventa quindi punto di partenza di una filiera che punta a internazionalizzarsi senza perdere le radici locali.
La scelta di lavorare con scarti di liquirizia non è casuale: la pianta Glycyrrhiza glabra è coltivata e lavorata in diverse aree del Sud Italia, Calabria in testa, e i suoi sottoprodotti sono disponibili in quantità significative. Trasformarli in materia prima per un bioadditivo brevettato significa costruire una catena del valore circolare in cui il rifiuto di un’industria alimentare diventa input per un’altra.
Il riconoscimento di FoodSeed e il lancio previsto nel 2026
La validità del progetto è stata riconosciuta anche a livello competitivo: Alkelux ha ricevuto un premio a Verona nell’ambito della seconda edizione di FoodSeed, acceleratore promosso da Cdp Venture Capital e dedicato alle startup dell’agroalimentare e della food technology. Si tratta di un riconoscimento che, al di là del valore simbolico, apre porte concrete in termini di visibilità , networking e accesso a potenziali investitori nel settore.
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Il lancio commerciale del prodotto è previsto per il 2026, con l’obiettivo di raggiungere una produzione su scala globale entro il 2028. La finestra temporale è stretta, ma il fatto che il processo sia già stato brevettato e che i test sulle fragole abbiano dato risultati misurabili suggerisce che la fase di sviluppo sia avanzata.
Per approfondire la tecnologia e le attività della startup è possibile consultare direttamente il sito ufficiale di Alkelux, dove sono disponibili dettagli sul progetto e sulle prospettive di mercato.
Perché questo modello potrebbe scalare oltre le fragole
Fragole e mirtilli sono i casi di test documentati, ma la logica del bioadditivo antimicrobico derivato da scarti vegetali si presta in teoria a una gamma più ampia di prodotti freschi deperibili. Verdure a foglia, altri piccoli frutti, prodotti di IV gamma: tutti condividono lo stesso problema di shelf-life ridotta e perdite lungo la catena del freddo.
Il punto di forza del modello di Alkelux sta nella combinazione di tre elementi che raramente si trovano insieme: un processo produttivo economico, una materia prima derivata da scarti (quindi a basso costo e con impatto ambientale ridotto), e una proprietà funzionale — l’attività antimicrobica — che risponde a un bisogno concreto del mercato. Il brevetto protegge l’innovazione e rafforza la posizione competitiva della startup nelle negoziazioni con potenziali partner industriali e distributori.
Resta da vedere come il mercato accoglierà il prodotto nel 2026: la grande distribuzione è un interlocutore esigente in termini di certificazioni, volumi e continuità di fornitura. Ma il percorso tracciato da Alkelux — dalla chimica degli scarti alla shelf-life estesa, passando per un brevetto e un riconoscimento nazionale — è già , di per sé, un caso di innovazione applicata che merita attenzione.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.








