Mobilità

Benzina e diesel in rialzo da 7 giorni: gli sconti sono finiti troppo presto?

Automobilista fa rifornimento con pistola verde a una stazione self-service, con tabellone prezzi sfocato sullo sfondo
Un automobilista fa rifornimento in modalità self service, simbolo dell’impatto dei rincari di benzina e diesel alla pompa.

Il prezzo di benzina e diesel è aumentato per il settimo giorno consecutivo venerdì 10 luglio 2026 in Italia, dopo il ripristino delle accise deciso dal Governo, mentre le tensioni nel Golfo hanno riportato pressione sulle quotazioni del petrolio e sui listini alla pompa. Secondo l’Osservatorio prezzi carburanti del ministero delle Imprese e del Made in Italy, la benzina in modalità self sulla rete nazionale è arrivata a 1,869 euro al litro, il gasolio a 1,968 euro. In autostrada, dove il pieno pesa di più, il diesel self ha superato quota 2,05 euro. Una risalita rapida, concentrata in pochi giorni, che riapre il confronto sulla scelta di interrompere gli sconti fiscali.

Prezzi carburanti oggi: benzina a 1,869 euro, diesel a 1,968

Il dato diffuso dal Mimit fotografa una giornata ancora in salita per i carburanti in modalità self service lungo la rete stradale nazionale: la benzina si attesta a 1,869 euro al litro, con un aumento di 11 millesimi rispetto al giorno precedente, mentre il diesel sale a 1,968 euro, in rialzo di 22 millesimi. Più contenuti i movimenti sugli altri prodotti: il Gpl scende a 0,753 euro (-2 millesimi), il metano arriva a 1,554 euro (+1 millesimo). Numeri piccoli, se letti uno per uno. Ma sommati su un pieno da 50 litri cominciano a farsi sentire.

Sulla rete autostradale, sempre in modalità self, i prezzi medi risultano più alti: benzina a 1,961 euro, in aumento di 10 millesimi, e gasolio a 2,052 euro, con un rialzo di 19 millesimi. Il Gpl in autostrada resta fermo a 0,884 euro, mentre il metano sale a 1,581 euro. Alle aree di servizio, soprattutto nelle ore di rientro, molti automobilisti hanno già notato il cambio dei tabelloni. “Ho fatto gasolio lunedì e oggi costa diversi centesimi in più”, ha raccontato un pendolare in un distributore lungo la A1, tra Roma e Frosinone.

Sette giorni di rialzi dopo lo stop al taglio delle accise

La sequenza dei rincari è iniziata il 4 luglio, giorno del ripristino delle accise sui carburanti, e da allora i listini non hanno più invertito la rotta. La misura di sconto, introdotta nei mesi precedenti per alleggerire l’impatto dei prezzi energetici su famiglie e imprese, non è stata prorogata dal Governo sulla base di uno scenario che allora appariva meno teso. Il ragionamento, nei palazzi romani, era semplice: con il petrolio in discesa e la tregua in Medio Oriente ancora in piedi, il mercato avrebbe potuto assorbire il ritorno della tassazione piena.

Solo allora, però, il quadro internazionale sembrava diverso. La tregua tra Stati Uniti e Iran, che aveva contribuito a raffreddare le quotazioni, si è logorata in pochi giorni e la nuova tensione nel Golfo ha riportato in alto il prezzo del greggio e dei prodotti raffinati. Il risultato si è visto quasi subito sui prezzi consigliati dalle compagnie. Secondo Staffetta Quotidiana, Eni e Q8 hanno aumentato di 2 centesimi al litro benzina e diesel; IP ha ritoccato di 3 centesimi la benzina e di 4 centesimi il gasolio; Tamoil è intervenuta con 2 centesimi in più sulla benzina e 5 centesimi sul diesel. Rialzi secchi, arrivati a metà settimana.

Il peso della crisi nel Golfo sui listini alla pompa

Il legame tra petrolio, prodotti raffinati e prezzi alla pompa non è mai immediato in modo meccanico, ma nelle fasi di tensione geopolitica tende ad accorciarsi. Gli operatori guardano alle quotazioni internazionali, ai costi di raffinazione, al cambio euro-dollaro e alle aspettative sulle forniture. In queste ore, spiegano fonti di settore, il punto critico resta proprio il Golfo Persico, snodo centrale per il traffico energetico globale. Basta il timore di interruzioni o restrizioni alle rotte per spingere al rialzo i contratti.

Per gli automobilisti italiani, la conseguenza è più concreta: un pieno di diesel self sulla rete ordinaria si avvicina ormai ai 100 euro per una vettura con serbatoio da 50 litri, mentre in autostrada quella soglia è già superata. Anche la benzina viaggia poco sotto i 2 euro in diversi impianti autostradali, con differenze territoriali che dipendono da marchio, posizione e modalità servita o self. Le associazioni dei consumatori chiedono monitoraggi più stretti. Dal Governo, al momento, non risultano nuove decisioni operative, ma il dossier è tornato sul tavolo del ministero dell’Economia e di Palazzo Chigi.

Bonus benzina o accisa mobile: le ipotesi se i rincari continuano

Se le tensioni internazionali dovessero proseguire e il petrolio restasse stabilmente nell’area degli 85-90 dollari al barile, il rischio è un ulteriore trasferimento sui prezzi finali. In quel caso il gasolio sopra i 2 euro al litro anche sulla rete ordinaria non sarebbe più uno scenario lontano, mentre la benzina potrebbe avvicinarsi alla stessa soglia. La pressione politica crescerebbe in fretta, anche perché il carburante incide non solo sugli spostamenti privati, ma pure sui costi di trasporto delle merci, dalla grande distribuzione ai piccoli fornitori.

Le ipotesi citate in ambienti parlamentari restano due: un bonus benzina mirato per le fasce di reddito più basse oppure il ricorso all’accisa mobile, meccanismo che riduce il prelievo fiscale quando aumenta il gettito Iva legato al rincaro dei carburanti. Palazzo Chigi, finora, ha difeso la mancata proroga dello sconto con l’esigenza di tenere sotto controllo i conti pubblici. Eppure il margine politico si restringe quando i prezzi corrono per più giorni di fila. Per ora, la linea è attendere i prossimi dati del Mimit e l’evoluzione del mercato petrolifero. Ma ai distributori, intanto, i tabelloni cambiano già al mattino presto.

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