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Auto elettriche: batteria al grafene con autonomia 800 km dalla Spagna

Auto elettriche: batteria al grafene con autonomia 800 km dalla Spagna

Fonte immagine: Spania Gta

Grabat, azienda della spagnola Graphenano, ha prodotto una batteria ai polimeri di grafene che consente alle auto elettriche fino a 800 km di autonomia.

Una delle questioni più importanti per la mobilità elettrica riguarda l’autonomia. Da tempo le aziende specializzate nella ricerca di nuove soluzioni “automotive” possiedono sul taccuino delle priorità lo sviluppo di innovative tecnologie per le batterie, che siano in grado di garantire percorrenze chilometriche adeguatamente elevate.

In questi giorni Grabat Energia, azienda spagnola controllata da Graphenano, ha presentato una innovativa batteria ai polimeri di grafene ad elevata densità. L’obiettivo, spiegano i vertici della società con sede a Yecla (Murcia), è consentire alle auto elettriche un’autonomia fino a 800 km con un’unica ricarica.

Si tratta, dal punto di vista delle possibilità future per le auto a zero emissioni, di un importante traguardo, perché permeterebbe ai veicoli che venissero equipaggiati con batterie al grafene il superamento dell’ostacolo più importante: appunto, elevate percorrenze. Di più: l’impiego di accumulatori al grafene si rivelerebbe efficace anche per il settore dell’elettronica e dell’aeronautica.

I vantaggi indicati da Graphenano riguardano l’efficienza energetica e il peso. La densità è di 1.000 Wattora per kg, la tensione è 2,3V. Per gli impieghi automotive Grabat ha realizzato una batteria che, sulla bilancia, denuncia un peso di 100 kg, può essere ricaricata attraverso una comune presa domestica in un terzo del tempo richiesto per le “normali” batterie agli ioni di litio e permette maggiore autonomia rispetto a queste ultime.

Tecnicamente il grafene, materiale che viene ottenuto dalla grafite, venne scoperto nel 1930, tuttavia il suo impiego è stato reso possibile soltanto in tempi recenti: nel 2004 gli scienziati russi Novoselov e Geim riuscirono a isolarlo a temperatura ambiente (la scoperta valse loro il premio Nobel nel 2010).

Abbastanza casualmente (dopo avere guardato un programma di Discovery Channel che trattava della scoperta di Novoselov e Geim), l’imprenditore spagnolo Martìn Martinez decise di creare una società che potesse dedicarsi alla trasformazione e alla commercializzazione del grafene. Da qui, la nascita di Graphenano, presentata a Madrid e che si avvale della partnership con la cinese Chint (della quale si dice che abbia sborsato 18 milioni di euro per detenere il 10% delle quote capitale della società spagnola).

A sua volta, la parte operativa viene affidata a Grabat Energia, azienda controllata da Graphenano: la produzione di grafene avverrà in un impianto a Yecla dotato di 20 linee e che a pieno regime produrrà fino a 80 milioni di cellule di grafene all’anno, a seconda delle varie esigenze.

Il secondo step del progetto si annuncia ancora più ambizioso: la cinese Chint contribuirà, a fronte di un finanziamento per 350 milioni di euro, alla realizzazione di un secondo stabilimento a Yecla e giungere alla creazione di una joint venture per la commercializzazione delle batterie ai polimeri di grafene anche in Cina.

Il primo esempio di impiego del grafene è stato sperimentato già nel 2015, a bordo della hypercar spagnola GTA Spano presentata all’ultimo Salone di Ginevra e programmata per la produzione in 99 esemplari.

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