Arnica Montana

Arnica Montana

Arnica montana in omeopatia: le proprietà curative e il dosaggio consigliato.

L’arnica montana è una pianta perenne molto utilizzati nel campo dei rimedi naturali. Appartenente alla famiglia delle Asteraceae (Compositae), il suo fusto è alto tra i 20 e i 60 centimetri e il suo habitat naturale è come facile intuire quello di montagna. Cresce soltanto nelle zone montuose di Europa e America: in Italia si può trovare sui prati ad alta quota nelle zone alpine e appenniniche.

Nell’arnica montana è possibile trovare poliennali, flavonoidi (isoquercetina), tannini, olio essenziale, acido cinnamico, elenalina, cumarine, poliacetileni, xantofille e terpeni. Presenti anche lattoni sesquiterpenici 0,2-0,8%. Utilizzata sia in fitoterapia che omeopatia, i suoi principi attivi vengono estratto dal fiore.

Arnica montana, omeopatia
Fonte: Arnica homeopathic medicine | Shutterstock

Proprietà curative

L’apparato cardiovascolare è uno dei possibili beneficiari dell’impiego nell’omeopatia di arnica montana. Sono trattabili nello specifico l’eretismo cardiaco o il “cuore dell’atleta”, come anche problemi cardiaci che comportano sensazione di costrizione o contusione nell’area toracica corrispondente al cuore.

Rientrano in questo tipo di trattamento anche l’ipertensione con congestione del capo, in caso di vertigini mentre si sta camminando (con mani e piedi freddi) o nei confronti di varici, gambe pesanti o fragilità dei capillari e tendenza a fenomeni di ecchimosi o edema. È possibile associare il suo impiego con altri rimedi omeopatici come ad esempio l’Aesculus hippocastanum.

Qualora sopraggiungano invece afonia, tosse di vario tipo (stizzosa, traumatica o a carattere influenzale) si parla di impiego dell’arnica montana omeopatica per il trattamento dell’apparato respiratorio. Viene invece coinvolto quello digerente nei casi di nausea e vomito con presenze ematiche (sangue), di alitosi con forte componente di zolfo (simile a uova marce) o in caso di mancanza di appetito e forte sensazione di sete (con la contemporanea repulsione verso carne e latte).

Si ricorre all’arnica montana anche in caso di alcuni disturbi che colpiscono l’apparato uro-genitale come l’infiammazione pelvica, l’ipermenorrea o la presenza di sangue nelle urine. Trattabili anche le emorragie post parto o causate da spirale anticoncezionale. Può rendersi necessaria anche in questi casi l’associazione con l’Aesculus hippocastanum.

È tuttavia nel trattamento dei traumi che viene utilizzata con prevalenza l’arnica montana, siano essi di carattere fisico (come fratture, distorsioni, lussazioni o ecchimosi) o psichico. Si trattano mediante questa soluzione omeopatica anche stati di indebolimento che seguono uno sforzo particolarmente gravoso o per intervenire sugli effetti di strappi muscolari, cadute o parto. L’aspetto psichico prevede l’intervento in caso di paure improvvise, emozioni di particolare intensità o stati collera difficili da controllare.

Come accade in fitoterapia, l’arnica montana prevede anche nell’omeopatia l’utilizzo per trattare reumatismi di carattere acuto o cronico a carico delle articolazioni. Risulta indicato secondo i criteri omeopatici anche in alcuni stati infettivi e febbrili come la polmonite, la febbre malarica e quella tifoide. Indicata anche in caso di scarlattina e nella febbre influenzale, in quest’ultimo caso in abbinamento con l’Apis.

Omeopatia, arnica montana
Fonte: Homeopathy, Woman | Shutterstock

Dosaggio e consigli utili

Il trattamento delle affezioni all’apparato respiratorio si attua con l’assunzione di 2 o 3 granuli di Arnica montana con diluizione a 4 CH a distanza di 2-3 ore. L’apparato cardiovascolare e i casi di reumatismi comportano invece un dosaggio di 3-4 granuli o 10 gocce per 3-4 volte al giorno (diluizione anche qui a 4 CH). Per quanto riguarda i disturbi reumatici si integra esternamente con l’applicazione di una pomata.

Il trattamento dei traumi recenti si sceglie sempre una diluizione a 4 CH con 4 granuli per 3 volte al giorno. Come per i reumatismi si completa con la pomata. Se il trauma è più distante nel tempo si utilizza invece una diluizione a 15 CH o 30 CH assumendo 15 ogni giorno, se è invece di carattere psicologico si mantiene la diluizione a 15 CH, ma con un’assunzione di 5 granuli una tantum da ripetere poi dopo 10 giorni.

Se i disturbi interessano l’apparato uro-genitale o gli stati infettivi e febbrili la diluizione richiesta è a 3 CH con l’assunzione di 2-3 granuli per 3-6 volte al giorno. Valutare l’esatto dosaggio insieme al proprio medico omeopatico.

Nel trattamento delle affezioni a carico dell’apparato digerente si utilizza una diluizione a 4 CH assumendo 3 granuli o 10 gocce per 3 volte al giorno. In caso di mal d’auto o mal di mare: negli adulti di passa a 3 CH con 10 gocce ogni ora, se si tratta di bambini la diluizione non cambia, ma le gocce assunte scendono a 5.

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