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Animali: i cambiamenti climatici modificano le migrazioni

Animali: i cambiamenti climatici modificano le migrazioni

Fonte immagine: Unsplash

I cambiamenti climatici anticipano le migrazioni degli animali artici, modificando le loro abitudini e mettendo a rischio la prole.

I cambiamenti climatici alterano le migrazioni degli animali, in particolare nelle zone dell’Artico. È quanto rivela un nuovo studio, condotto dall’Università del Maryland. Renne, aquile reali e altre 86 specie hanno anticipato i loro spostamenti nel corso di tre decenni. La colpa è delle variazioni di temperatura, che costringono questi esemplari a modificare le loro rotte per trovare habitat maggiormente affini alle loro necessità.

Lo studio è stato condotto grazie all’uso di tecnologie satellitari e di rilevatori GPS, in grado di monitorare da remoto la posizione dei branchi in ogni dato istante.

Animali e migrazioni: i problemi delle renne

I ricercatori dell’Università del Maryland hanno analizzato un gruppo di 900 femmine di renna, tramite monitoraggio GPS: uno studio condotto per ben 15 anni. Dall’analisi è emerso come questi esemplari anticipino ogni anno le migrazioni in prossimità del parto, probabilmente per l’aumento delle temperature. La media è di circa un giorno prima ogni 12 mesi, per un totale di quasi 20 giorni accumulati in 20 anni.

Abbiamo la possibilità di monitorare gli spostamenti degli animali su una scala molto ampia. Sembra che gli animali stiano inconsapevolmente rispondendo ai cambiamenti climatici: lo stanno facendo da anni.

Il global warming si fa maggiormente sentire a livello dell’Artico, dove i ritmi di surriscaldamento sono praticamente doppi rispetto al resto del mondo. Anticipare le migrazioni per il parto, affinché le renne possano raggiungere luoghi più freddi, è però pericoloso. Il rischio è che i cuccioli si imbattano in tempeste di neve, per loro spesso letali.

Anche aquile e 86 altre specie

Una variazione analoga si registra anche per le aquile reali che, negli ultimi 25 anni, hanno anticipato le migrazioni primaverili per la creazione dei nidi. Ogni anno l’anticipo è di poco meno di un giorno, ma già oggi si registrano almeno 20 giorni di partenza prematura.

Grazie alla raccolta di oltre 15 milioni di dati, relativi a 8.000 animali, i ricercatori hanno scoperto come questo fenomeno coinvolga ben 86 specie abituate ai climi freddi. Un database che risulterà molto utile in futuro, quando il cambiamento climatico diverrà ancora più insistente, per scovare con largo anticipo le specie che rischiano maggiormente l’estinzione.

Fonte: New Scientist

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