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Anidride carbonica: l’Islanda la trasforma in rocce

Anidride carbonica: l’Islanda la trasforma in rocce

Fonte immagine: Unsplash

Catturare l’anidride carbonica presente in atmosfera per trasformarla in rocce nel sottosuolo: è questo il nuovo e costosissimo progetto avviato in Islanda. Un Paese che si sta dimostrando sempre più innovativo sul fronte dell’energia verde, anche grazie alla possibilità di sfruttare una configurazione geotermica unica al mondo, nonché all’avanguardia sulla sostenibilità ambientale.

Ma non tutti sono convinti di questo nuovo tentativo poiché, oltre a essere estremamente dispendioso in termini di denaro, appare molto complesso da attuare su larga scala.

Anidride carbonica trasformata in rocce

Il progetto nasce dall’azienda svizzera Climeworks e dall’islandese Carbfix, è attivo da qualche tempo e vede già degli impianti pilota in funzione. Tramite delle apposite turbine, l’aria viene catturata e convogliata in speciali filtri: questi ultimi separato l’ossigeno, che viene nuovamente rilasciato in atmosfera, dall’anidride carbonica. Una volta separata, la CO2 viene mescolata all’acqua per ottenere un liquido mediamente acido, dopodiché viene spinta con una pompa tra gli 800 e i 2.000 metri di profondità, sotto la roccia basaltica.

Una volta intrappolato nel sottosuolo, il composto inizia un processo di solidificazione: dopo circa due anni, il 95% dell’anidride carbonica risulta pietrificata. Secondo quanto i riferito da Carbfix, gli impianti pilota sono in grado di recuperare e solidificare circa 50 tonnellate di CO2 all’anno, con l’aumento delle strutture disponibili si spera di arrivare alle 4.000 tonnellate, sempre annuali.

Per quanto abbia dimostrato di essere funzionale, c’è però ancora un certo scetticismo sulle tecnologie DAC, ovvero “direct air capture”. Molti esperti ritengono questi impianti estremamente costosi e non replicabili in molte parti del mondo, per questo il focus non dovrebbe essere sulla cattura dell’anidride carbonica in atmosfera bensì sulla riduzione della sua produzione e sulla riforestazione delle aree naturali. Anche la divisione britannica di Greenpeace ha espresso perplessità:

È una tecnologia a stadi davvero iniziali ed estremamente costosa. La futura disponibilità è ancora in una fase speculativa, nonostante la grande copertura dei media.

Eppure le grandi aziende sembrano essere tutte interessate anche a questa soluzione, ovviamente da abbinare ad altri interventi specifici sulla contenzione della CO2. Solo pochi giorni fa Elon Musk, il CEO di Tesla, ha offerto un premio per tutti coloro che riusciranno a sviluppare sistemi di cattura della CO2 efficienti. Ancora, società come Microsoft hanno espresso grande interesse negli strumenti sviluppati da Climeworks e Carbfix.

Fonte: Global Citizen

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