Fra i rimedi naturali utili a combattere la stanchezza e la carenza di energie, si cita spesso il ginseng. Non tutti sanno come esista un’altra pianta, l’eleuterococco, dall’azione molto simile: non a caso è chiamato anche ginseng siberiano. Quali sono le sue proprietà e in che modo può essere utile all’organismo?

L’Eleutherococcus senticosus, questo il suo nome scientifico, è un arbusto della famiglia delle Araliaceae, diffuso principalmente in Siberia e in Mongolia. Spesso presente nelle foreste di conifere e adatto ai climi freddi, l’arbusto raramente si allunga più di due metri d’altezza. In estate – in particolare nel mese di giugno – produce fiori dal giallo al viola, a cui si aggiungono delle bacche molto scure e decisamente carnose. Agli scopi terapeutici, tuttavia, si è soliti ricorrere alle sue radici. Di seguito le proprietà e le applicazioni più comuni.

Proprietà

Eleuterococco, bacche

Eleuterococco, bacche via Wikipedia

Sono diversi i principi attivi che possono essere rinvenuti nelle radici dell’eleuterococco, tali da renderlo un rimedio ad azione adattogena, così come il ginseng. Con questa definizione si indicano piante ed erbe che sono in grado di migliorare le performance dell’organismo in risposta alla fatica, favorendo l’equilibrio del sistema immunitario, la circolazione sanguigna e la lucidità mentale sotto stress. Tali funzioni sarebbero espresse dagli eleuterosidi, dei glicosidi di composizione varia, ma anche dalle cumarine, dai flavonoiodi e dagli eleuterani, quest’ultimi dei polisaccaridi.

Sebbene sia genericamente indicato in tutte quelle situazioni di debolezza dovute alle più svariate cause, dallo stress alla convalescenza dopo una pesante influenza, il rimedio non può essere assunto con leggerezza, perché potrebbe avere degli effetti collaterali anche seri. Prima di lanciarsi nell’autoprescrizione, è quindi indicato chiedere il consiglio del proprio medico curante, anche per evitare eventuali controindicazioni dovute a patologie già diagnosticate o eventuali trattamenti farmacologici in corso.

Usi comuni

L’eleuterococco è conosciuto per le sue proprietà rinvigorenti, utili a combattere la stanchezza, a recuperare le forze o ottimizzare le energie. È praticamente assimilabile al classico ginseng per gli effetti e, di conseguenza, vede i medesimi usi. Inoltre è spesso associato al genere femminile, poiché pare sia molto più efficace sulle donne che sugli uomini, soprattutto negli stati di disagio psicologico come ansia e depressione. Alcune delle peculiarità dell’eleuterococco hanno trovato controprova scientifica, altre invece rimangono ancora senza conferme. In linea generale, si può così riassumere:

  • Stress: l’estratto della radice può essere utile per affrontare brevi periodi ad altro stress: aiuta a concentrare le energie e rendere il pensiero più lucido, al contempo combatte la stanchezza fisica, la sonnolenza, il dolore muscolare;
  • Libido: il rimedio è utile per rinvigorire la sfera sessuale, soprattutto quando si verificano delle difficoltà non dovute a problemi fisici bensì a un calo del desiderio o a preoccupazioni connesse alle prestazioni. Nell’uomo può avere effetti migliorando l’erezione, ma ovviamente in assenza di patologie o altre evidenze cliniche. In altre parole, può aiutare ad affrontare il deficit erettivo per cause psicologiche, come l’ansia, ma non altri tipi di impotenza che richiedono l’intervento dell’urologo o dell’andrologo di fiducia;
  • Sistema immunitario: pare che l’eleuterococco stimoli l’azione dei linfociti T e delle cellule Natural Killer (NK), rinforzando così il sistema immunitario. Per questo motivo è spesso associato alla convalescenza dovuta dai malanni invernali, quali raffreddore e influenza;
  • Ipotensione: grazie alle sue peculiarità rinvigorenti, il rimedio può essere utile per quei pazienti affetti da pressione bassa, purché non sia già in corso un altro trattamento farmacologico di contenimento.

Controindicazioni ed effetti collaterali

Eleuterococco

Eleuterococco, Kristine Paulus via Flickr

Sebbene non frequenti, l’eleuterococco può manifestare degli effetti collaterali come insonnia, irritabilità, pressione alta, tachicardia, ansia e mal di testa. Si tratta di conseguenze generalmente transitorie che scompaiono con l’interruzione del trattamento. Vi sono, poi, altre condizioni in cui la somministrazione è controindicata: nei pazienti affetti da diabete, in gravidanza o durante l’allattamento, nei casi di ipertensione, in assunzione concomitante con barbiturici, alcune tipologie di antibiotico, diuretici o altri farmaci utilizzati per la riduzione della pressione bassa. Inoltre, si sconsiglia caldamente in ricorso abbinato a psicofarmaci o ansiolitici: prima di lanciarsi nel fai da te, perciò, è doveroso vagliare l’irrinunciabile parere del medico curante.

21 giugno 2014
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