Il timo è una pianta aromatica largamente utilizzata nella cucina italiana, dove viene abbinato a carni, arrosti, ma anche verdure o nelle miscele di spezie. Questo perché, oltre che fresco, il timo non perde l’aroma anche da secco, una qualità che lo rende facile da utilizzare in qualsiasi momento dell’anno. Ma come come coltivarlo efficacemente in orto o in vaso?

Non essendo soggetto a particolari necessità climatiche, il timo può essere coltivato facilmente in qualsiasi zona d’Italia. In caso di dubbi, in particolare sulla composizione del terreno e sulle temperature più adatte, si consiglia sempre di chiedere informazione al proprio distributore di prodotti botanici di fiducia.

Cosa sapere prima di coltivare il timo

Il Thymus L. è un genere di pianta aromatica appartenente alla famiglia delle Lamiaceae. Noto sin dall’antichità per il suo intenso profumo balsamico, il timo è naturalmente diffuso in tutta l’area del Mediterraneo, nei Balcani e, più in generale, nelle zone più temperate d’Europa. La pianta si caratterizza per un fusto arbustivo e legnoso, alto fino a 40-50 centimetri, identificato dalle numerose ramificazioni e dal portamento a cespuglio. Le foglie sono piccole, allungate, di verde intenso con anche striature di grigio, quasi sempre ricoperte di peluria. I fior sono invece piccoli, bianchi o di colore rosa, anch’essi dall’incredibile profumo. In cucina, è utilizzato in modo sovrapponibile alle altre piante aromatiche, quindi per accompagnare carni, arrosti, come guarnizione, ma anche in abbinato a verdura, nelle miscele di spezie, per aromatizzare tisane e molto altro ancora.

Il clima preferito è quello mediterraneo, di norma tardo-primaverile, non eccessivamente caldo né coinvolto da intense precipitazioni atmosfere. La pianta può comunque adattarsi anche a climi più freddi, anche se non a temperature proibitive, dove non riesce a completare adeguatamente il ciclo di crescita. L’esposizione è di norma sempre diretta al sole, necessaria per garantire uno sviluppo rigoglioso del cespuglio.

Il terreno ideale è ricco, di medio impasto, composto da diverse varietà di terriccio come torba, sabbia e ghiaia, adeguatamente fertilizzato con concimi organici, quindi anche compost. Non ultimo, non disdegna nemmeno i terreni argillosi o calcarei, sebbene in questi casi bisognerà sempre verificarne l’umidità, per evitare ristagni o, al contrario, eccessiva secchezza.

L’apporto d’acqua non è importante e, almeno nella stagione primaverile, i fenomeni atmosferici potrebbero essere più che sufficienti alla pianta. In estate, o in zone particolarmente torride, si può ipotizzare un’annaffiatura settimanale o due volte nei sette giorni, sempre verificando l’umidità del terreno, per evitare inutili ristagni o un apporto d’acqua esagerato rispetto alle reali richieste del timo.

Coltivazione in orto e in vaso

Il timo può essere facilmente coltivato in vaso o in orto, dove non richiede particolari interventi per una crescita sana e rigogliosa, purché si predisponga attentamente il terreno.

Al solito, la preparazione del vaso è molto importante. Sul fondo andrà predisposto un letto di ghiaia e cocci per favorire il deflusso dell’acqua, per poi riempire il tutto con un terriccio ricco, di medio impasto, arricchito con sabbia e torba, ma anche con ghiaia e qualche pallina d’argilla. Utile sarà la concimazione organica, quindi anche la consuetudine di mescolare il terriccio con il compost. Queste indicazioni di fertilizzazione valgono anche per la terra piena in giardino, dove risulterà opportuna una blanda zappatura per permettere alle sostanze nutritive di distribuirsi in modo uniforme nel terreno.

Il timo può essere coltivato a partire dai suoi semi, da predisporre in un semenzaio di torba e sabbia prima della messa in dimora finale. L’operazione, in genere effettuata da marzo ad aprile, prevede la semina a spaglio e, quando le piantine saranno sufficientemente resistenti, il trasferimento nella destinazione definitiva. Spostate in orto o in vaso, è bene che le piantine rimangano sufficientemente distanziate – all’incirca una trentina di centimetri – poiché con lo sviluppo diventeranno cespugliose e molto ramificate. Per mantenere le caratteristiche genetiche di una determinata pianta, infine, in autunno si può ricorrere alla talea, con un inserimento diretto nel terreno del ramo estratto dalla pianta d’origine. Il raccolto delle foglie avviene quando queste ultime raggiungono dimensioni sufficienti agli scopi di cucina: potranno essere consumate fresche o, in alternativa, fatte seccare per estenderne il ricorso all’intero anno.

Tra la manutenzione ciclica della pianta, una concimazione da effettuarsi normalmente nei cambi di stagione, la rimozione di erbacce e, qualora gli arbusti fossero troppo ingombranti, anche una blanda potatura. Infine il controllo delle muffe, ma anche dell’azione distruttrice di insetti infestanti.

7 giugno 2015
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