L’intuizione del premio Nobel Carlo Rubbia applicata a Perugia: il primo impianto a energia solare concentrata (CSP) che funziona con sali fusi a 550 gradi sarà inaugurata a Massa Martana il 3 luglio prossimo.

Nell’area industriale di ASE, in provincia di Perugia, Archimede Solar Energy (ASE) e Chiyoda Corporation hanno costruito il primo impianto dimostrativo al mondo che sfrutta gli specchi parabolici e i sali Fusi come fluido termo-vettore, sulla base di un concept fornito da Enea, con componenti italiani e lavoro ingegneristico giapponese.

Nel solare termodinamico, i vantaggi dell’uso dei sali fusi rispetto all’olio diatermico, usato negli impianti di prima generazione, sono notevoli: innanzitutto permettono di raggiungere temperature più elevate e quindi una migliore efficienza energetica, rendendo sfruttabili elemento come i fumi di scarico, per costruire centrali a recupero di calore. In secondo luogo, i Sali fusi migliorano la capacità di accumulo termico dell’impianto che rimane produttivo anche durante la notte o periodi di scarse radiazioni solari, permettendo così un’erogazione modulata dell’energia.

Gli impianti diffusi nel mondo, che attualmente producono oltre 2 GWe, si basano tutti sulla combustione dell’olio diatermico, infiammabile e altamente inquinante, che brucia a una temperatura di 440 gradi. La nuova centrale sperimentale, invece, produrrà energia grazie alla fusione dei sali a 550 gradi, con continuità di esercizio anche durante i periodi di calo o di assenza di luce. Inoltre, i sali sono un fertilizzante naturale, cosa che rende le operazioni di stoccaggio sicure dal punto di vista ambientale.

Gli specchi parabolici concentrano i raggi su dei tubi, all’interno dei quali scorrono i Sali fusi: grazie a questi tubi forniti da Ase, attualmente unico produttore al mondo di tubi per Sali fusi, permettono di moltiplicare l’intensità della luce di 80 volte. I Sali vengono poi accumulati in un deposito ad alta temperatura, isolato termicamente, che conserva il calore per molte ore: da qui vengono inviati alla centrale elettrica dove, riscaldando il vapore che fa girare la turbina, producono corrente elettrica tramite il generatore.

La centrale sperimentale di Massa Martana, costruita grazie ad aziende italiane come Meccanotecnica umbra, Techint, Rdm, Sqm, Axel, Reflex, Ceu e Bfr Meccanica, vuol essere da esempio e aprire la strada alla ricerca sul termodinamico a Sali Fusi: in particolare promuovere l’economia, la bancabilità e l’affidabilità degli impianti a parabola.

2 luglio 2013
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I vostri commenti
Franco Pace, giovedì 20 marzo 2014 alle10:36 ha scritto: rispondi »

Quello che brucia non è l'olio diatermico ma l'olio di semi, quello che si usa per friggere la frittata, non sò se rendo l'idea..........

diretioner (chantal perna), sabato 9 novembre 2013 alle18:58 ha scritto: rispondi »

sono d'accordo con alsarago58

paladino , domenica 13 ottobre 2013 alle10:36 ha scritto: rispondi »

Sarei interessato alla realizzazione di un impianto in sicilia

Mauro Cicioni, martedì 2 luglio 2013 alle20:29 ha scritto: rispondi »

Bellissima novità' Sono interessato a sperimentare un piccolo impianto

alsarago58, martedì 2 luglio 2013 alle19:58 ha scritto: rispondi »

Ma chi mettete a scrivere questi pezzi... "Gli impianti diffusi nel mondo, che attualmente producono oltre 2 GWe, si basano tutti sulla combustione dell’olio diatermico, infiammabile e altamente inquinante, che brucia a una temperatura di 440 gradi." Sulla COMBUSTIONE !? E allora il sole che ci sta a fare?? Mi pare che l'autore non abbia capito neanche l'ABC del solare termodinamico... Gli oli non "bruciano" a 440 °C, ma cominciano a bollire a quella temperatura, non consentendo di andare oltre. IL vantaggio dei sali fusi è appunto che hanno temperatura molto più alte dei 550°C a cui funzionano in questi impianti.

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