Sarà capitato a tutti di ricevere in dono una splendida piantina, sia da fiore che ornamentale, e di non sapere come gestirne la crescita. Con il passare delle settimane il piccolo vasetto originario diventa sempre più stretto e il vegetale inizia a soffrire di un apporto non più sufficiente di sostanze nutritive, tanto da mostrare foglie ingiallite o segni di appassimento precoce. In questi casi, bisogna prendere familiarità con i concetti di rinvaso e trapianto.

Quando un fiore o una pianta ornamentale iniziano a esigere spazi più vasti, bisogna trovar loro una nuova collocazione, che sia in un vaso più grande o addirittura direttamente nel terreno del giardino di casa. Il rinvaso non è altro che la pratica di inserire il vegetale in un contenitore più capiente, mantenendo parte del terriccio originario e aggiungendone di nuovo. Il trapianto, invece, è quell’attività di spostamento della pianta da un terreno all’altro, così da esporne le radici a sostanze nutritive più ricche o salvare il vegetale da un’area prossima alla distruzione.

Tempistiche

Sebbene sia possibile, non è consigliato rinvasare o trapiantare una pianta in qualsiasi periodo dell’anno. Per garantire che le radici si mantengano forti e superino lo stress dell’operazione, quindi attecchiscano correttamente al nuovo terreno, si dovrebbe seguire il naturale ciclo d’attività del vegetale. Per questo motivo, il periodo idoneo per l’intervento è quello della primavera, quando il fiore torna in piena attività e avvia il suo normale ritmo di crescita. Si può procedere senza troppi intoppi anche in estate, purché ci si accerti le temperature non siano proibitive: in questo caso la pianta rischia di soffrire di secchezza delle radici e di disidratazione. In autunno e in inverno, invece, la ridotte forze rischiano di portare alla morte del vegetale. Inoltre, è meglio non rinvasare né trapiantare una pianta con una malattia – ad esempio una parassitosi delle foglie – in corso: lo stress sarebbe troppo elevato.

Scelta del vaso e del terriccio

Vasi

Pots With Flowers/Garden/Plan Ting via Shutterstock

La scelta del vaso non è mai una questione da sottovalutare: ogni fiore ha bisogno di caratteristiche diverse, quindi che il vaso sia più o meno in grado di trattenere acqua, umidità e calore. In linea generale, si preferisca sempre la terracotta alla plastica, così come il cemento ai metalli. Inoltre la forma deve rispecchiare la crescita delle radici: piante con radici che si sviluppano in verticale richiederanno contenitori a cono molto alti, quelle che si sviluppano in orizzontale invece vorranno l’impiego di vasi bassi, con la tipica forma a bacinella. Per calcolarne la circonferenza, invece, si prenda come riferimento il vaso originario: per pochi centimetri di diametro, tra i 10 e i 15, si aggiungano dagli 1,5 ai 3 centimetri. Dai 20 centimetri in su si segua lo stesso calcolo, aggiungendo però dai 5 ai 7 centimetri. Ci si informi anche sulla crescita massima che può raggiungere la specie coltivata, così da evitare rinvasi ripetuti nel tempo.

Trovato il giusto contenitore, è tempo della fase di preparazione. Anche se fresco d’acquisto, il vaso va adeguatamente lavato per eliminare eventuali prodotti chimici utilizzati in fase di fabbricazione dell’oggetto. Dopodiché si copra con dei cocci o dei sassolini il foro sull’estremità inferiore, affinché l’acqua defluisca più lentamente, e si predisponga qualche centimetro di ghiaia o di argilla, a seconda delle necessità della pianta. L’argilla, ad esempio, è idonea per tutte quelle coltivazioni che richiedono umidità costante. Si lasci quindi riposare per qualche ora prima di inserire il terriccio. In merito alla qualità di quest’ultimo, serve conoscere le caratteristiche della pianta in questione: qualora sia richiesto un facile drenaggio, si prediligano i terreni sabbiosi e secchi. Se invece l’idratazione deve essere costante, si scelgano terricci morbidi, porosi e con alto contenuto d’argilla.

Procedimento

Trapianto del fiore

Outdoor Work, Plant A Primerose In A Garden Pot via Shutterstock

Qualora la pianta originale fosse in vaso, 24 ore prima dell’operazione la si bagni abbondantemente con acqua: così facendo terreno e radici si ammorbidiranno e sarà più facile intervenire. Qualora si optasse per un trapianto, ovvero si cambiasse la zona di crescita in giardino, l’annaffiatura deve essere più frequente, perché l’assenza di barriere fisiche sul terreno disperde più facilmente l’acqua.

Per il rinvaso, si parta dal distaccamento del terreno dalle pareti del contenitore: aiutandosi con un coltello, si tratteggi l’intera circonferenza interna del vaso, accertandosi che la lama ne sfiori l’estremità inferiore. Si ponga quindi in orizzontale la pianta e, tirando leggermente, la si estragga dalla sua sede. A questo punto, la si inserisca al centro del nuovo vaso e si inserisca il terriccio aggiuntivo, fino a raggiungere la piena stabilità del vegetale. Si bagni abbondantemente con acqua e, aiutandosi con le mani, si compatti la superficie superiore, ripetendo gli stessi movimenti che in cucina si utilizzerebbero per stendere la pasta.

Per il trapianto in giardino o in orto, va prima predisposta la buca d’approdo, poco più grande del contenitore originale. Estratto il vegetale dal terreno – anche con l’aiuto di pale, se la profondità delle radici fosse troppo elevata – lo si inserisca nell’area d’approdo e si riempia ogni spazio vuoto con del terreno aggiuntivo, affinché la stabilità sia certa. Si termini annaffiando accuratamente e ripetendo l’operazione anche due o tre volte al giorno.

17 novembre 2013
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