Una recente ricerca pubblicata sul Journal of the Federation of American Societies for Experimental Biology (FASEB) riporta l’attenzione sui rischi dell’esposizione ai pesticidi per l’organismo umano. I ricercatori della Rutgers University, in collaborazione con i colleghi della Emory University, dello University of Rochester Medical Center e della Wake Forest University, hanno scoperto una correlazione tra il deficit di attenzione e iperattività e un pesticida molto comune.

Il pesticida incriminato è la deltametrina, sostanza appartenente alla classe dei piretroidi. La deltametrina oggi viene impiegata in modo massiccio sui campi da golf, nei prati, in casa e in agricoltura perché il suo livello di tossicità è reputato piuttosto basso.

Secondo quanto appurato dagli scienziati nel corso di una sperimentazione condotta su topi di laboratorio, la deltametrina riesce invece a penetrare nell’utero raggiungendo il feto. Il pesticida inoltre viene trasmesso dalle madri ai figli anche attraverso l’allattamento.

L’esposizione ad alte dosi di deltametrina porta alla manifestazione nei topi dei sintomi tipici dell’ADHD: iperattività, deficit di attenzione e comportamenti eccessivamente impulsivi. La causa sarebbe da ricercarsi nell’interferenza del pesticida nella produzione di dopamina.

Il disturbo da deficit di attenzione e iperattività si manifesta in età evolutiva, minando la capacità di apprendimento del bambino che appare distratto e iperattivo. Il bambino non riesce a controllare il suo comportamento e a raggiungere gli obiettivi che gli vengono richiesti.

Come ha sottolineato Jason Richardson, uno degli autori della ricerca, al momento non è possibile intervenire sulla componente genetica della sindrome. Si può però agire sui fattori ambientali, come l’esposizione ai pesticidi, per limitare il numero di nuovi casi.

L’ADHD oggi colpisce l’11% dei bambini di età compresa tra i 4 e i 17 anni. Dal 2011 sono stati diagnosticati circa 6,4 milioni di casi. I maschi hanno un’incidenza 3-4 volte maggiore rispetto alle femmine. Anche nei test condotti sui topi, è stata riscontrata una maggiore incidenza del disturbo negli esemplari di sesso maschile. I comportamenti tipici della sindrome persistevano in età adulta, anche se nell’organismo dei topi adulti non sono state riscontrate tracce del pesticida.

Dalle analisi condotte su un campione di 2.123 bambini e adolescenti, è emerso che i bambini con i livelli più elevati di piretroidi nelle urine avevano il doppio delle probabilità di sviluppare l’ADHD.

Secondo gli esperti, sia i bambini in tenera età che le donne incinte sono più esposte ai danni dei pesticidi perché metabolizzano più lentamente le sostanze tossiche che rimangono a lungo nell’organismo, interferendo con gli equilibri ormonali.

30 gennaio 2015
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