È forse una delle routine quotidiane fra le più noise, ma lavare i piatti è un imperativo a cui proprio non ci si può sottrarre. Innanzitutto per una questione d’igiene – lasciare le stoviglie sporche nel lavello non fa altro che alimentare la proliferazione di cattivi odori e batteri – ma anche per levarsi il dente dolente così da potersi dedicare ad attività più piacevoli. Durante questa operazione, tuttavia, è possibile risparmiare acqua?

Come per tutte le attività domestiche, anche la pulizia dei piatti può godere di rimedi e piccoli trucchi che portano alla riduzione del quantitativo d’acqua impiegato. Una buona notizia non solo per il portafoglio – con evidenti cali in bolletta – ma anche per l’ambiente.

A mano o in lavastoviglie?

Chiunque se lo è chiesto almeno una volta nella vita: è meglio lavare i piatti a mano o in lavastoviglie? La risposta non è così scontata così come ci si potrebbe attendere: il tutto dipende dalla qualità dell’elettrodomestico e dal carico di posate, bicchieri, padelle e quant’altro. Ovviamente avviare la lavastoviglie per sciacquare due tazzine è uno spreco esagerato di acqua ed energia, ma sulla grande quantità potrebbe vincere il confronto. In media, lavare a mano porta a un consumo di 20-30 litri d’acqua, a macchina circa 60-100 litri. Ma quando le stoviglie sporche sono numerose, ad esempio dopo una cena con molti ospiti, il consumo dell’elettrodomestico è minore, perché inferiore è anche la quantità di acqua impiegata per il risciacquo.

Risciacquo e rubinetti

Rubinetto con frangiacqua

Tap Closeup With Dripping Water-drop. Water leaking, Saving Concept via Shutterstock

Il metodo più diffuso per lavare i piatti è quello di riempire d’acqua calda uno dei due lavelli – o un grande contenitore, qualora la propria cucina presentasse una sola vasca – a cui aggiungere il detersivo. Man manco che le stoviglie vengono lavate, si spostano nell’altro lavello e si attende il termine dell’operazione prima di passare al risciacquo. Questo perché sciacquare di volta in volta ogni singolo piatto porta a sprecare più acqua, mentre il procedimento finale e continuativo rimuove i residui di detersivo da più oggetti contemporaneamente. Importantissimo è il flusso: mai optare per getti eccessivi, perché non è la violenza dell’acqua a sciogliere il sapone. Basta un flusso d’intensità media, che permetterà di raggiungere un alto risparmio. Inoltre, è utile installare sulle bocchette d’uscita quei dispositivi d’areazione – detti anche frangiacqua – spesso regalati dalla propria compagnia energetica o acquistabili per pochi euro al supermercato. Si applicano come un tappo e il loro corpo bucherellato aggiunge bolle d’aria al flusso, mantenendone quindi la consistenza ma riducendone la quantità effettiva d’acqua. È il sistema più rapido per abbattere i consumi.

Abitudini e riciclo

La chiave del risparmio è nel rifiuto delle cattive abitudini. Quante volte, ad esempio, si lascia aperto il rubinetto mentre si è intenti a insaponare un bicchiere o una posata? Basta un po’ di attenzione e di spirito d’osservazione per capire quali siano i nostri punti deboli: i comportamenti sbadati sono i più dannosi. Se si vuole invece passare al massimo del rigore, si può pensare al riciclo per la pulizia dei piatti. Le nonne usavano – e spesso usano ancora – l’acqua di cottura della pasta per le operazioni di lavaggio. E i vantaggi non sono pochi: non solo si riducono i costi energetici perché l’acqua è già calda, ma l’amido aiuta a sciogliere i grassi, facilitando così l’eliminazione anche dello sporco più incrostato.

11 gennaio 2014
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