Il famoso contratto da mezzo milione di euro tra l’Università di Bologna e Andrea Rossi è ufficialmente rescisso. Ma l’ateneo farà lo stesso i test sull’E-Cat, gratuitamente. è quanto emerge al termine di 24 ore di botta e risposta e di notizie che si rincorrono e, a volte, smentiscono a vicenda.

Tutto inizia con un articolo pubblicato ieri sul New Energy Times, nel quale Steven Krivit riporta il fatto che l’Alma Mater ha ufficialmente stracciato il contratto firmato nei mesi scorsi a causa dei ritardi da parte di Rossi, che ancora non avrebbe saldato la cifra dovuta per iniziare i test. A dirlo a Krivit è stato il professor Dario Braga, direttore del Dipartimento di Fisica dell’università bolognese:

Il contratto è terminato il 15 gennaio ed è stato cancellato dall’Università. Non ci sono ulteriori rapporti tra l’università e Rossi o la sua società

Niente di strano, visto che già a fine novembre lo stesso Braga aveva dichiarato:

Il contratto di Rossi deve avere inizio presto altrimenti l’Università di Bologna potrà ritirarsi. Si può capire che ci sia un’attesa di qualche settimana, forse di qualche mese, ma non certo di anni. Metà gennaio al massimo e, per quanto ne so, una proroga è improbabile

Metà gennaio è passato, ma Rossi i soldi non ce li ha messi. Quindi il contratto è ufficialmente sciolto? Sì, anzi no. Diciamo “nì” perché se è la stessa università di Bologna ad annunciare la rottura dell’accordo è sempre la stessa università, oggi, a precisare:

Il Dipartimento di Fisica dell’Università di Bologna dichiara che il contratto sottoscritto nel giugno 2011 tra il Dipartimento di Fisica e la EFA SRL (la società italiana di proprietà di Andrea Rossi) è stato rescisso causa il mancato soddisfacimento delle condizioni al termine contrattuale previsto. Non c’è più alcun rapporto tra il Dipartimento e la EFA SRL legato a questo contratto. Tuttavia, il Dipartimento di Fisica si è reso disponibile con la sua esperienza e le sue strumentazioni per svolgere autonome misurazioni sulla produzione di calore da parte dell’apparecchiatura denominata e-cat al fine di fornire una risposta all’intera comunità scientifica e all’opinione pubblica in merito al fenomeno. I risultati delle misure saranno pubblicati

Quindi, alla fine, i test si faranno e per giunta gratis. Rossi, in pratica, è riuscito anche a risparmiare mezzo milione di euro. Paradossalmente, quindi, si conferma quanto lo stesso ingegnere aveva annunciato pochi giorni tramite un video pubblicitario pubblicato sul sito ufficiale dell’E-Cat:

Stiamo organizzando un lavoro con due università. Preferisco non dire quali, perché vogliamo lavorare in pace, ma naturalmente stiamo lavorando con gli scienziati e stiamo facendo tutti i test per essere sicuri che quando il nostro prodotto sarà sul mercato sarà sicuro e lavorerà come deve

Una delle due dovrebbe essere Uppsala, l’altra Bologna. Non si sa se la prima riceverà soldi per i test oppure lo farà gratis come la seconda. Ma c’è un altro giallo: i test a Bologna sarebbero già iniziati, o quasi. Come riporta il giornale svedese NyTeknik, infatti, Rossi ha commentato le dichiarazioni ufficiali dell’Alma Mater in questo modo:

il lavoro dell’Università di Bologna è già iniziato con riunioni assieme a National Instruments per preparare tutto il sistema di analisi

, Radio Città del Capo, NyTeknik

25 gennaio 2012
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