È uno dei frutti esotici negli ultimi tempi più popolari, complice anche la sua singolare forma a stella. La carambola, un esemplare probabilmente dall’origine asiatica, è nota anche per il suo colore intenso, l’aspetto croccante e il sapore piacevole, ma vagamente acidulo. Non tutti, però, conoscono le principali modalità con cui questo frutto può essere assaporato: quali sono?

Sempre più frequente anche sui piatti dello Stivale, con una buona integrazione anche in alcune ricette della dieta mediterranea, nonostante l’origine esotica la carambola viene oggi coltivata in gran parte dei paesi temperati, anche nel Sud d’Europa. Prima di procedere all’acquisto, tuttavia, utile sarà informarsi sui luoghi di produzione, per valutarne l’impatto ambientale: l’importazione di prodotti alimentari da paesi lontani, infatti, può comportare altri costi in termini di emissioni in atmosfera. Di seguito, qualche informazione sul frutto, nonché le modalità più note per consumarlo.

Carambola: cosa è?

Per carambola si intende il frutto dell’Averrhoa carambola, una pianta appartenente alla famiglia delle Oxalidaceae. Il nome comune è diffuso nelle nazioni dalla lingua di derivazione latina, quali Spagna, Italia, Francia e Portogallo, mentre altrove è semplicemente riconosciuto per la sua forma a stella. Nei paesi anglosassoni, infatti, viene definito “star fruit”, mentre in Germania “sternfrucht”. La pianta si adatta facilmente a climi diversi, tant’è che può essere coltivata fino a 1.200 metri d’altezza: un fatto che ne ha giustificato una buona diffusione. Inoltre, nei primi anni di vita l’albero produce frutta continuamente, senza grandi pause stagionali, una peculiarità quest’ultima molto gradita dal mercato. Le origini della pianta non sono a oggi state completamente ricostruite, ma si ipotizza possa giungere dall’Asia, in particolare dallo Sri Lanka e dalle Molucche.

=> Scopri come mangiare la feijoa


Il frutto si caratterizza per una forma allungata e ovale, suddivisa lateralmente da quattro o più creste, tali da ricordare vagamente una stella. Gli esemplari possono essere lunghi dai 5 ai 12 centimetri, per un diametro dai 2 ai 9 centimetri, e presentano all’esterno una buccia liscia e cerosa, di tinte dal giallo al verde interno. La polpa interna è invece molto carnosa e ricca di succo, è inoltre croccante al palato e dal sapore gradevole, ma leggermente acidulo. La polpa, infine, racchiude una decina di semi di colore marrone, protetti da un sottile strato gelatinoso.

Carambola: come si mangia?

La carambola è un frutto normalmente consumato fresco, purché sufficientemente maturo. Per scoprire se gli esemplari a propria disposizione possano essere finalmente gustati, è sufficiente controllarne la buccia esterna: quest’ultima dovrà risultare di colore giallo, possibilmente intenso, nonché dalla buona consistenza al tatto. I frutti di colore verdognolo potrebbero non essere ancora giunti a piena maturazione, mentre quelli eccessivamente gialli, tendenti al marrone o troppo mollicci al tatto, potrebbero invece essere ormai troppo datati per il consumo.

=> Scopri come valutare un mango maturo


Il frutto viene solitamente tagliato a fette sottili, da consumare immediatamente, dallo spessore di circa mezzo centimetri. Naturalmente, è necessario lavare la carambola prima di affettarla, ma non sarà necessario rimuovere la pelle esterna, poiché commestibile. Se lo si desidera, è comunque possibile eliminarne le estremità nonché rimuoverne i semi: questi si troveranno al centro del frutto e potranno essere estratti, con un coltello o un piccolo cucchiaio, una volta rimosse proprio le estremità.

Come già accennato, la carambola è un frutto che si presta alla degustazione fresca: in caso non lo si volesse consumare da solo, può risultare un interessante ingrediente per arricchire insalate verdi, come decorazione della superficie dei dolci o, ancora, per arricchire una macedonia o un muesli mattutino. Più rara, ma possibile, è la preparazione di una gustosa confettura. Prima dell’assunzione, infine, è bene verificare eventuali intolleranze personali, nonché altre controindicazioni da vagliare con il medico.

15 gennaio 2017
Lascia un commento