L’inquinamento moderno non si manifesta unicamente nei suoi effetti immediati, come lo smog oppure i rifiuti da discarica, ma anche tramite dei veri e propri killer invisibili. E, proprio in questo ambito, una recente ricerca riporta in voga il tema del Bisfenolo A, sostanza recentemente interdetta nei biberon e nei contenitori per neonati.

L’Università di Exeter, infatti, ha dimostrato come il Bisfenolo A (BPA) sia direttamente connesso con malattie cardiache, anche gravi. Ma cos’è il Bisfenolo A, dove si trova e perché è tossico?

Il Bisfenolo A è un composto organico fondamentale per la realizzazione di alcune plastiche, come contenitori per alimenti, barattoli, brocche per l’acqua e molto altro ancora. Sin dagli anni 30 si sospetta la sua dannosità per la salute dell’uomo, mentre dal 2008 in molte nazioni mondiali è stato vietato nei prodotti per infanti, vista la sua supposta capacità di interferire sugli ormoni favorendo malattie croniche, ritardi nello sviluppo, danni alla tiroide oppure cancro. Sebbene la tecnologia moderna permetta di creare materiali plastici privi di Bisfenolo A, la sostanza non è mai stata interdetta, perché economica e fondamentale per la realizzazione dei policarbonati.

Oggi si scopre come il Bisfenolo A non sia dannoso solamente per gli infanti, ma anche per gli adulti. L’Università di Exeter citata poc’anzi, in collaborazione con l’European Center for the Environment and Human Health, è infatti giunta ai risultati di un immenso follow up che, sull’arco di dieci anni, ha testato i livelli di Bisfenolo A nelle urine di quasi 800 persone, per poi capirne le eventuali implicazioni sulla salute. I dati sono preoccupanti: le persone che nel campione si sono maggiormente esposte al composto nocivo, soprattutto tramite alimenti in scatola o lattine pre-trattate, hanno dimostrato una maggiore sensibilità per patologie cardiache anche gravi, come problemi alle valvole del cuore o veri e propri infarti.

La natura dello studio non è in grado di stabilire quali equilibri corporei il Bisfenolo A intralci e nemmeno le dosi a rischio di assunzione, considerato come rilevi solamente un collegamento statistico tra la sostanza e queste patologie. In altre parole, potrebbero esservi anche altri fattori concomitanti – come la cattiva alimentazione – oltre all’esposizione al Bisfenolo A, ma la sua presenza gioca un ruolo importante nello sviluppo di queste patologie. Così si è espresso David Melzer, professore della Peninsula Medical School sul Science Daily:

«Lo studio solidifica il collegamento statistico tra il BPA e le patologie cardiache, ma non possiamo essere sicuri che il Bisfenolo sia il solo responsabile. È ora importante che le agenzie governative conducano dei test di sicurezza sugli effetti del BPA negli umani, considerato come le informazioni base su come il Bisfenolo agisca nell’uomo siano ancora sconosciute.»

26 febbraio 2012
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I vostri commenti
Domenico, sabato 26 novembre 2016 alle12:16 ha scritto: rispondi »

Come bisogna fare per difenderci da questi eventi tecnologici devastanti per la salute .....che delusione

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