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World Energy Outlook 2013: lo shale gas “salverà” l’Europa?

World Energy Outlook 2013: lo shale gas “salverà” l’Europa?

Alla presentazione del World Energy Outlook 2013 Fatih Birol, Paolo Scaroni e Flavio Zanonato hanno delineato i possibili scenari energetici per l'Europa.

Le fonti fossili continuano a essere predominanti nel soddisfare la domanda energetica mondiale. Lo share delle fonti più inquinanti è sempre più grande, a dirlo Fatih Birol alla presentazione questa mattina presso la sede ENI di Roma del World Energy Outlook 2013 realizzato dalla IEA (Internation Energy Agency), a cui erano presenti Paolo Scaroni, amministratore delegato di ENI, il ministro dello sviluppo Flavio Zanonato e il ministro degli esteri Emma Bonino.

Birol ha ribadito che dai dati raccolti nel World Energy Outlook emerga come 3/4 dell’energy mix sia dominato da petrolio e gas. Quest’ultimo sempre più a buon mercato negli Stati Uniti grazie al boom dello shale gas che ha portato e sta portando a un drastico abbattimento del costo dell’energia. Proprio alla luce di questo fatto Birol traccia una cartina geografica di vincitori e vinti: tra i primi certamente gli USA e i mercati emergenti, tra i perdenti, purtroppo, l’Europa che ha ancora prezzi troppo alti per l’energia.

Un problema ben noto a Paolo Scaroni, A.D. di ENI, che prendendo la parola dopo Birol ha delineato una situazione europea davvero critica, e una sola chiave per risolverla, cioè lo shale gas:

Come farà l’Europa a generare posti di lavoro con prezzi del gas così differenti rispetto a quelli concorrenziali degli USA? O abbracciamo lo shale gas oppure cerchiamo di avere rapporti strategici con i paesi fornitori: o abbracciamo lo shale gas o abbracciamo la Russia. Se non riduciamo il costo dell’energia gli investimenti qui in Europa non arriveranno.

Il tema dei costi dell’energia eccessivi in Europa e in Italia è stato al centro anche dell’intervento del ministro dello Sviluppo Economico Flavio Zanonato:

Le industrie europee pagano 3 volte gas e elettricità rispetto agli USA e questo ne mina la competitività.

In particolare il ministro ha speso qualche parola sulle rinnovabili, o meglio sul sistema di incentivi che ne ha favorito lo sviluppo facendo schizzare in alto i prezzi dell’energia:

Il pacchetto 20-20-20 ha favorito le rinnovabili, questo sviluppo è positivo ma ha avuto costi molto alti sul sistema europeo. In Italia tutto questo ha prodotto un un aumento del costo dell’energia, anche se ci siamo dotati di impiantistica importante. Abbiamo prodotto da rinnovabili a costi molto alti e abbiamo emesso molto con le centrali a carbone. La nostra politica ha aumentato costi e emissioni a differenza degli USA, noi dobbiamo ridisegnare il sistema in modo che sia sostenibile sul piano economico e ambientale[…]
È necessario puntare di più su ricerca e innovazione. Se l’Europa spendesse un decimo di quanto ha speso in incentivi alle rinnovabili mettendo insieme elementi migliori sicuramente riusciremmo a fare un salto tecnologico importante per rendere l’energia meno inquinante e sicuramente meno costosa.

Il ministro ha inoltre delineato in breve su quali temi debba essere portata avanti una strategia europea che consenta la vecchio continente di recuperare competitività:

Efficienza energetica, riduzione delle emissioni di metano (non si può bruciare metano quando è in eccedenza), riduzione della produzione elettrica da centrali a carbone di vecchio tipo e la rimozione dei sussidi alle fonti fossili.

Secondo Zanonato inoltre anche gli idrocarburi potrebbero avere un ruolo chiave:

Lo sviluppo e la ricerca di idrocarburi sarà fondamentale, l’Europa è ricca di risorse anche se meno degli USA, la mia sollecitazione è di avere un approccio razionale e scientifico, non assumendo atteggiamenti dogmatici e irrazionali.

Una parziale “bocciatura” o quantomeno una visione cauta sullo shale gas è arrivata soltanto dal ministro Emma Bonino:

Lo shale gas è per gli Stati Uniti un dato di prospettiva importante, non immune però da gigantesche sfide, come quella dell’acqua e tutta una serie di problematicità e che proprio per questo non è automaticamente realizzabile in Europa. Non credo che lo shale gas sia automaticamente applicabile in Europa per limiti di acqua, di densità abitativa, per limiti di investimenti di capitale e per tutta una serie di limiti che stanno divenendo evidenti anche per le autorità americane con una serie di warning e di prudenze che stanno diventando pubbliche anche da loro.

Gli idrocarburi e le fonti fossili dunque saranno gli unici protagonisti nello scenario energetico mondiale? Non proprio, visto che come notato sempre dalla International Energy Agency le fonti pulite potrebbero arrivare a soddisfare circa il 40% del fabbisogno globale di energia nel 2035, senza recare con sé tutta una serie di problemi ambientali, spesso di una gravità notevole, che invece accompagnano l’utilizzo di fonti fossili.

Fatih Birol, concludendo il suo intervento, ha detto una cosa su cui vale la pena riflettere, al di là di chi saranno le nazioni vincenti e perdenti in termini di competitività e prezzi dell’energia, saremo tutti perdenti se non sapremo porre un limite alle emissioni climalteranti.

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