Tumori benigni e maligni: differenza

Tumori benigni e maligni: differenza

I tumori benigni e maligni condividono alcune caratteristiche, ma con prognosi assai differenti: ecco le caratteristiche delle due malattie.

I tumori benigni e maligni sono malattie che condividono alcuni aspetti del loro sviluppo, tuttavia vi è una sostanziale differenza fra i due, soprattutto a livello di prognosi per il paziente.

La malattia tumorale è caratterizzata dalla presenza di una neoformazione di tessuto, costituita da cellule atipiche che si moltiplicano in modo autonomo, incontrollato, progressivo e senza una specifica finalità. Questa caratteristica è condivisa da tutte le forme di tumore, tuttavia esistono sostanziali differenze tra una malattia benigna e una maligna: vediamo quali sono.

Cos’è un tumore benigno

Microscopio

La malattia neoplastica benigna, a differenza dei tumori maligni, ha come prima caratteristica di distinzione il fatto di non essere in grado di diffondersi in tutto il corpo. Si tratta di una problematica che deve comunque essere trattata con la massima attenzione, poiché può dare origine a una seria compromissione dello stato di salute generale, soprattutto se crescendo comprime un nervo primario, un’arteria, il cervello o, più in generale, il tessuto nervoso anche spinale. Nel complesso, comunque, i tumori benigni rispondono bene al trattamento e la prognosi è generalmente favorevole.

Tra i tumori benigni, quelli più comuni sono:

  • adenomi: neoplasie a carico del tessuto epiteliale che ricopre gli organi e le ghiandole;
  • meningiomi: tumori del cervello e del midollo spinale;
  • fibromi: costituiti da tessuto connettivo e la cui forma più comune è quella che si sviluppa nell’utero;
  • papillomi: tumori benigni che si sviluppano su pelle, mammelle, cervice uterina e mucose;
  • lipomi: neoformazioni che coinvolgono le cellule adipose;
  • nevi: tumori benigni dell’epidermide;
  • miomi: a carico del tessuto muscolare;
  • emangiomi: neoformazioni che coinvolgono l’endotelio dei vasi sanguigni e la pelle;
  • neuromi: a carico dei nervi;
  • osteocondromi: tumori benigni delle ossa.

A seconda della posizione e delle dimensioni del tumore benigno, il medico che segue la terapia potrà decidere se intervenire o meno. In molti casi si procede con l’osservazione attiva, che consiste nell’effettuare un attento monitoraggio con precisi controlli. In ogni caso, è l’oncologo il professionista che potrà stabile come, quando e se intervenire. In caso di intervento chirurgico per la rimozione, il medico programmerà test periodici.

Cos’è un tumore maligno

Stethoscope

Anche i tumori maligni sono caratterizzati dalla presenza di una massa cellulare in progressiva replicazione ma, oltre alla capacità di moltiplicarsi in modo incontrollabile, le cellule possono diffondersi in varie parti del corpo, oltre a invadere il tessuto circostante.

I tumori maligni sono formati da cellule anormali altamente instabili, che viaggiano attraverso il flusso sanguigno, il sistema circolatorio e il sistema linfatico. Le cellule maligne non hanno molecole di adesione al sito di crescita originale, caratteristica propria delle cellule dei tumori benigni.

I più comuni di tumori maligni sono:

  • sarcomi: a carico del tessuto connettivo di muscoli, tendini, grasso e cartilagine;
  • carcinomi: tumori degli organi e tessuti ghiandolari come seno, cervice, prostata, polmone e tiroide.

I tumori maligni possono non avere sintomi e, inizialmente, la prima indicazione della loro presenza è il rilevamento di un nodulo indolore.

Prevenzione

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La prevenzione è l’approccio più supportato dalla ricerca scientifica. In questo campo, è opportuno conoscere la differenza tra prevenzione primaria e secondaria: la prima riguarda l’intervento sui fattori di rischio modificabili, ossia legati allo stile di vita. La prevenzione secondaria riguarda l’adesione ai programmi di screening proposti, il cui scopo è la diagnosi precoce.

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